La seconda giovinezza del Niño Torres

03/09/2014

“Chiamatemi ancora Niño, più anni ho più mi fa piacere. O se preferite chiamatemi Fernando: mi va tutto bene”.
Il soprannome di Niño Fernando Torres se lo porta da sempre, per il suo viso delicato dalle fattezze da bambino e per il suo esordio nella Liga a 18 anni; a 19 era già Capitano dell’Atletico Madrid. Nel 2007 il calciatore spagnolo volta pagina e va in Inghilterra, al Liverpool, e nel gennaio del 2011 passa al Chelsea con cui conquista la Champions e l’Europa League. Con il Mondiale e due Europei vinti con la Nazionale Spagnola, nel 2013 Torres è, insieme a Juan Mata, uno dei giocatori ad essere contemporaneamente detentore del Mondiale e vincitore dell’Europeo, dell’Europa League e della Champions.
Ora inizia un terzo capitolo, in Italia, con la maglia del Milan. Lo inizia felice, con entusiasmo, con la voglia di nuovi successi, di vivere una nuova giovinezza. Ed è in questa occasione che lo abbiamo incontrato.
“Non è facile giocare in Italia, ma non ho paura. Dopo sette anni nella Premier League essere in Italia è un’esperienza nuova, ma come mi sono adattato passando dalla Spagna all’Inghilterra così sarà anche qui, in uno dei tre maggiori Campionati Europei. Ho giocato in tre club diversi e ognuno in modo diverso mi ha dato qualcosa, se al Chelsea ho conquistato più titoli con il Liverpool e l'Atletico ho segnato più gol (82 con l'Atletico, 65 con il Liverpool ndr). Ringrazio queste squadre, ma ora si apre un nuovo capitolo e sono pronto a dare quello che ho dato nelle passate esperienze. Dopo sette anni ho sentito che era arrivato il momento di cambiare, avevo voglia di novità e di rimettermi in gioco con tutta la passione che ho sempre avuto. Quando ero all’Atletico, Demetrio Albertini, di cui sono molto amico, mi parlava del Milan, del Club e della città. Ora il Milan è nuova tappa. Avevo bisogno di un posto nuovo in cui spero di vivere una seconda giovinezza”.
Con la maglia numero 9, quella che è stata di Van Basten, di Weah e di Inzaghi. La visita al Museo del Milan, prima di presentarsi alla Stampa, lo ha emozionato per il ruolo che andrà a ricoprire. “La visita al Museo ti ricorda la quantità di trofei conseguiti ed è un privilegio vedere quali giocatori hanno indossato la maglia numero 9 e portarla anch’io. Non posso confrontarli, ognuno a suo modo ha lasciato un segno nel suo tempo, adesso tocca a me. Spero di essere all’altezza e, chissà, magari di occupare un posto anch’io in quel Museo”.
Con Inzaghi si confronterà direttamente “Tutti abbiamo conosciuto Inzaghi come giocatore, adesso mostrerà tutta la sua passione in panchina. Sono sicuro che saprà tirar fuori il meglio di me e sarà importante imparare da lui”.
E Balotelli, che torna in Inghilterra, proprio a Liverpool, contemporaneamente al suo arrivo a Milano? “In ogni grande club sono passati grandi giocatori. Spero di avere l’opportunità di essere importante come lui”
Il Derby? “I derby sono sempre partite molto speciali. Ho vissuto la rivalità tra Chelsea e Tottenham, tra Liverpool e Everton. E quando c’è molta rivalità c’è molta passione”.
Infine un saluto a Mourinho. “Anche Mourinho mi ha parlato della passione che si vive a Milano e mi ha augurato una grande stagione. E’ lo stesso augurio che faccio a lui, ho avuto la fortuna di giocare un anno con un grande allenatore”.

Gabriella Aguzzi