Un pezzo di storia del Cinema Italiano

27/06/2008

Quando si parla di Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto si è certi di trovarsi al cospetto di un vero e proprio capolavoro, non solo della cinematografia nazionale ma di quella mondiale. Non è soltanto la straordinaria regia di Elio Petri, la sceneggiatura di Ugo Pirro, le musiche di Ennio Morricone o l’interpretazione, a dir poco sublime, di un sempre eccezionale Gian Maria Volonté;, a fare di questo film un’ opera eccellente, ma anche l’attualità o meglio la contemporaneità del suo messaggio, sebbene sia targato 1970. La storia è semplice, nella sua controversa lucidità. Protagonista è il capo della squadra omicidi di Roma (Gian Maria Volonté) che, proprio nel giorno della sua promozione, uccide a sangue freddo durante un controverso gioco erotico la sua amante, la stravagante e sensualissima Augusta Terzi (Florinda Bolkan). Sicuro di essere, grazie al suo ruolo e alla sua funzione pubblica, al riparo da qualsiasi sospetto, l’assassino comincia a seminare ovunque indizi e tracce a proprio carico; lascia impronte, denuncia l’omicidio, si fa notare sul luogo del delitto, insomma un omicidio alquanto “anomalo”. Ma nonostante la marea di indizi lasciati, la confessione registrata su nastro dallo stesso assassino, il tentativo disperato di farsi denunciare dall’unico testimone, il rivoluzionario Antonio Pace, le indagini proseguono ignorando volutamente tutte queste provocazioni. E la negazione totale dell’evidenza arriva al parossismo quando, ormai assalito da un delirio autopunitivo, l’assassino consegna una lettera in cui confessa il delitto; ancora una volta i suoi colleghi fanno “finta di nulla”, anzi smontano, con lucida freddezza, tutti gli indizi e lo costringono a firmare la confessione della sua innocenza. Solo all’apparenza, quindi, questo potrebbe sembrare un “giallo poliziesco”, mentre in realtà l’obiettivo di Petri era molto più ambizioso, vale a dire di mostrare le follie, le contraddizioni, la rigidità di quel “potere costituito” che è il vero protagonista della pellicola e di cui Volonté rappresenta la personificazione. Un potere che qui si trasforma in vera e propri psicosi, dando origine ad un “circolo vizioso” nel quale legale ed illegale si intrecciano, e che nonostante ciò si salva, mantiene immacolata la propria integrità, si sottrae  al giudizio e dunque alla condanna. Buona parte del successo e della riuscita del film si deve a Volonté che con la sua interpretazione riesce a “consacrare” nell’immaginario collettivo la figura di un potere che reprime in maniera indiscriminata, che uccide senza essere punito, che piega i concetti di giustizia e di legalità al suo volere, che agisce liberamente senza l’obbligo di dover render conto a nessuno, potendo di contro spiare, sorvegliare, controllare tutto e tutti. Il risultato è un potere, o meglio uno Stato, psicotico, folle, irrazionale che agisce e opera in virtù dello slogan “Sotto ogni criminale può nascondersi un sovversivo e sotto ogni sovversivo può nascondersi un criminale”…, che è vero e proprio emblema di bigottismo politico. Alla stupenda regia di Petri, alla straordinaria interpretazione di Volonté si aggiungono poi le musiche, sempre magiche, di Ennio Morricone che contribuiscono, e non poco, a sottolineare l’asfissia di un potere ormai allo sbando.

Lucia Cocozza