Il film più "anomalo" di Elio Petri

03/07/2008

Quando si pensa alla produzione cinematografica di Elio Petri ciò che, immediatamente, viene alla mente è la pellicola “ideologica”, impegnata, di denuncia di quei “mali” che, secondo il regista romano, affliggevano la società contemporanea. Ma a questa “idea” generale fa eccezione una pellicola che, di certo, rappresenta una “chicca” nella produzione di Petri e un “caso” nella cinematografia italiana. Si tratta di “La decima vittima”, film targato 1965 e ispirato al romanzo “La settima vittima” di  Robert Sheckley. La trama è semplice. Nella società di un futuro indefinito e dai tratti “nebulosi” i Governi di tutto il mondo hanno deciso di incanalare e controllare la naturale aggressività degli uomini in una “competizione” tanto regolamentata quanto brutale. Si tratta della Grande Caccia, un vero e proprio “assassinio di massa” autorizzato che ricoprirà di onori e di denaro chi riuscirà a totalizzare dieci vittime, ovviamente riuscendo anche a restare in vita. La bella Caroline (Ursula Andress) e Marcello (Marcello Mastroianni), sono entrambi a quota nove, ma ora tocca a Caroline la parte di cacciatrice, mentre lo sfortunato Marcello è la sua vittima inconsapevole. Il tutto si svolge secondo le regole; Caroline studia la sua “preda”, cerca di avvicinarlo, di conquistare la sua fiducia, mentre una troupe televisiva segue e riprende il tutto, scegliendo addirittura il luogo più suggestivo per l’omicidio. Ma all’improvviso accade qualcosa che stravolge tutte le regole; Caroline si innamora di Marcello e tutte le norme saltano.  Un film di fantascienza italiano è già un caso eccezionale, sebbene la “Decima vittima” non si inserisce nel clima tipo “2001 Odissea nello spazio”, ma declini invece più verso un iperrealismo alquanto grottesco alla “Arancia meccanica”. In ogni modo una pellicola di seria A e questo non solo perché al suo interno Petri riesce a fondere l’apologo futurista con gli aspetti tipici della commedia all’italiana (dai problemi finanziari alle angosce matrimoniali che affliggono il povero Marcello), ma anche per l’aggancio, a volte addirittura profetico(si pensi all’assenza del divorzio), realizzato con la società italiana. Una vera e propria satira fantapolitica, quindi, quella che un Petri, non ancora del tutto maturo, cerca di realizzare con “La decima vittima”, scandagliando le follie dei posteri, raccontando una società futurista nella quale la violenza è legalizzata in cacce mortali. Inoltre l’invenzione di una Roma del futuro è accattivante e divertentissima ( non a caso c’è la mano di Ennio Flaiano) e indovinatissime sono anche alcune trovate come quella dello scontro tra “tramontisti” e “neorealisti” o quella della parodia dell’invadenza pubblicitaria, un tema al tempo non di certo così scontato. Forse proprio alla luce di ciò si può spiegare l’ostracismo che Petri incontrò, sia da parte della critica impegnata del tempo, sia da parte del produttore, Carlo Ponti, che accettò di collaborare con Petri, solo grazie alla presenza di Mastroianni nel cast. Malgrado le difficoltà, Petri volle molto la realizzazione di questo film e lavorò alla sua sceneggiatura per ben un anno e mezzo, supportato da Guerra e Flaiano. Alla fine, nonostante alcune sbavature come ad esempio il “rallentare” del ritmo narrativo dopo un inizio caratterizzato da un divertissement alquanto cattivo,  il risultato è eccezionale e consacra Petri nell’olimpo dei grandi cineasta italiani.

Lucia Cocozza