La "Sete" di Ieri che anche quella di Oggi

01/10/2008

Sete è la storia di un viaggio interiore compiuto da una giovane coppia che, durante un viaggio fisico dalla Germania alla Svezia, cerca di ritrovare i motivi per rimanere insieme. Protagonisti della pellicola sono Ruth (Eva Henning) e Bertil (Birger Malmsten). Lei è una ex-ballerina che odia gli uomini a causa di un ex-amante che l’ha prima messa incinta e poi abbandonata, costringendola così ad abortire ed ad essere condannata per sempre alla sterilità. Lui è un impiegato con un matrimonio fallito alle spalle con una donna, Viola (Birgit Tengroth), nevrotica ed isterica che l’ha reso insicuro e sospettoso nei rapporti con le altre donne. Il rapporto tra i due risulta, quindi, profondamente minato già dalle origini, visto che Ruth, consciamente o inconsciamente, riversa sul marito tutta la sua delusione e il suo disprezzo, mentre Bertil non riesce a liberarsi dalle angosce della vecchia relazione e, conseguentemente, non è in grado di amare davvero. I due sprofondano, dunque, in una crisi profonda che non è solo individuale ma anche di coppia. Inaspettatamente, però, il lungo viaggio in treno in una Germania ancora scossa dalle bombe, marito e moglie sono capaci di toccare il fondo e poi di ritrovarsi. La necessità di guardare nel profondo della propria anima li costringe a confrontarsi e, pur essendo costretti ad ammettere i propri limiti, a ritrovare un rapporto molto più sereno che consenta loro di vivere, finalmente, in maniera diversa. Parallelamente si svolge la storia di Viola, una parabola in continua discesa. Infatti dopo le esperienze con uno psichiatra privo di scrupoli e con un’amica dalle tendenze lesbiche, Viola, non riesce a superare l’angoscia che la logora, e alla fine la spinge al suicidio. A fare da svincolo, o meglio da ancora di salvezza, nel rapporto tra Ruth e Bertil è un sogno, nel quale l’uomo immagina di uccidere la moglie e così facendo comprende che se quello, a livello incoscio, è l’unico modo per liberarsi del vuoto d’amore che lo opprime, nella realtà l’unica soluzione è quella di cercare di riempire questo vuoto, attraverso lo sforzo di amarsi e di capirsi di più; non a caso Ernesto G. Laura scriveva a proposito che la Sete del titolo è “la sete d’amore che non può essere colmata artificialmente, con viziose anormalità”. La pellicola, del 1949, è una delle prime opere riuscite di Bergman su temi che gli resteranno per sempre cari come quello della solitudine , del silenzio, dell’incomunicabilità umana, dell’angoscia. Girato con continui tagli di flashback, malinconico e disperato, il film è capace, però, di cogliere alcune punte di humor che dimostrano ancora una volta la grandezza e la versatilità del grande regista. ?

Lucia Cocozza