Un film carico di malinconia

25/11/2008

“La prima notte di quiete”, settimo e penultimo film di Valerio Zurlini, è essenzialmente la storia di un naufragio, di un melodramma disperato nel quale regnano sovrani il senso di precarietà e di morte. Ad essere raccontata è la storia di Daniele Dominici, un insegnante di letteratura che si innamora di una sua allieva, Vanina, giovane ventenne già affranta da un'insondabile ed insuperabile malinconia. La storia di questi due angeli, caduti ed insabbiati, ha come sfondo la Rimini provinciale, nella quale si contrappongono le bassezze dell'esistenza e la tensione verso uno spiritualismo di matrice marcatamente cristiana. Nel film c'è davvero tutto; dall'eroe “maledetto”, un formidabile Alain Delon con la sua sigaretta sempre accesa e il suo immancabile cappotto di cammello, ai personaggi di contorno, tra i quali spicca un giovanissimo ma già impeccabile Giancarlo Giannini, dall'atmosfera, rarefatta e malinconica, all'ambiente dissoluto e privo di qualsiasi speranza .
La vicenda narrata, in una Rimini immersa nell'inverno, dall'atmosfera irreale e dai colori pastello, è quindi quella di Daniele che insieme alla moglie Monica, con la quale vive da più di 10 anni un'esistenza sterile, approda, proprio come un naufrago, sulla costa adriatica. Daniele è colto, autore di poesie, ma sembra ormai staccato da tutto, estraneo al mondo, lontano da qualsiasi interesse o volontà sebbene non abbia ancora raggiunto i quarant'anni. Il suo destino sembra quindi essere solo quello di “sopravvivere”, almeno fino a quando non incontra Vanina, diciannovenne chiusa e misteriosa, della quale si innamora perdutamente, sebbene non ne conosca ancora il difficile passato. I due si “trovano”, si amano, nonostante le intromissioni di una madre a dir poco snaturata e di un fidanzato, Gerardo, manesco ed egoista, e insieme sembrano finalmente ritrovare quella gioia di vivere, quel momento di riscatto e di rinascita che entrambi avevano creduto perso per sempre. Ma ancora una volta il destino si intromette e decreta un finale tragico; proprio mentre Daniele sta correndo verso la sua nuova esistenza rimane vittima di un incidente e muore decretando la fine di ogni possibile rinascita sia sua che della sua sfortunata compagna.
Ogni speranza, ogni attesa di possibile “riscatto” viene quindi annullata da un destino beffardo. L'intera pellicola, quindi, sembra essere la lucida e straordinaria rappresentazione della nevrosi che affligge la cultura contemporanea, quella per l'attesa del nuovo, appunto, del sogno e della vita vera.
La prima notte di quiete, targato 1972, è quindi il ritratto perfetto di questo paesaggio straniato che diviene metafora della stessa condizione umana, sempre alla ricerca del cambiamento, della liberazione dal grigiore dell'esistere, dalle ossessioni erotiche, dalla precarietà degli anni giovanili, da se stessi.
Perfetta l'interpretazione di Delon, raffinata la fotografia di Dario Di Palma, assordanti e struggenti al punto giusto le musiche di Mario Nascimbene, La prima notte di quiete rimane di certo un cult da vedere non solo per la sua ottima qualità artistica, ma anche per l'attualità della sua tematica che, nel tempo, non si è sbiadita.

Lucia Cocozza