Spregiudicatezza e violenza in "Avere vent'anni"

21/01/2009

Film appartenente al filone "erotico", "Avere vent'anni" ha, sulla carta, tutte le possibilità per proporsi come una sorta di manifesto contro il maschilismo imperante degli anni '70.
Comunitario e dal sapore emancipazionista, questo film di Fernando Di Leo si riallaccia, infatti, ai temi sesso, droga e libertà e potrebbe, quindi, essere inserito nella categoria di Easy Rider o di un Thelma&Louise nostrano.
In realtà collocare questa pellicola risulta alquanto difficile, visto che in alcune parti ricorda molto la tradizionale e goliardica commedia sexy all'italiana, mentre in altre il tocco artistico del bravo regista si sente, cambiando immediatamente i toni e l'andamento dell'intera narrazione.
Nel complesso questo film non è molto riuscito, ma è di certo uno dei più curiosi del regista pugliese. La regia è, infatti, insolitamente rozza e tutto l'impianto narrativo è alquanto traballante, fatto di sequenze che a volte non sembrano avere tra loro alcun tipo di collegamento o di legame. Ne risulta una narrazione disarticolata, zoppicante, contrassegnata da un'eccessiva alternanza tra i registi che ne vanificano quasi totalmente l'incisività della denuncia, che è quella della liberazione sessuale come istintivo e irrinunciabile anelito di libertà.
Nonostante queste mancanze , l'abilità indiscussa di Di Leo, unita ad alcune ottime battute e a qualche buona scena erotica, riesce a rendere il tutto gradevole e a consacrare le due giovani protagoniste, una splendida Gloria Guida, dalla bellezza quanto più nordica, delicata e maliziosa, e la mediterranea, selvaggia ed aggressiva Lilli Carati.
Le parti migliori del film, quelle più interessanti e convincenti,  sono senza ombra di dubbio l'incipit sulla spiaggia, dove le nostre due bellezze si incontrano, e il finale, inaspettato e maledettamente violento, dell'eccidio nel bosco.
Di certo un epilogo di questo tipo rappresenta un vero e proprio pugno nello stomaco che, sebbene appaia svincolato da tutto il resto della storia, in quanto la violenta ed insensata aggressione si scatena senza che nulla lo annunci in precedenza, testimonia tuttavia la genialità di Di Leo e la sua capacità di meritarsi il titolo di "maestro della violenza".
Per quanto riguarda le due attrici, bisogna dire che la loro bellezza e prorompenza fisica non riesce a sopperire ad alcuni limiti attoriali che probabilmente agli occhi dei più, distratti dalle beltà delle due, possono anche passare inosservati.
Insomma un film imperfetto, immaturo, che di certo avrebbe potuto essere fatto meglio e risultare così molto più credibile, ma che in ogni caso vale la pena di vedere. 

Lucia Cocozza