La mafia raccontata in "Un uomo in ginocchio"

30/03/2009

Film del 1979, “Un uomo in ginocchio”, racconta la drammatica vicenda di Nino Peraltra (Giuliano Gemma), gestore di un piccolo chiosco con alle spalle un passato da galeotto. La vita di Nino è già piuttosto difficile, con due figli e una moglie da mantenere tra innumerevoli difficoltà economiche, quando, avvertito dall’amico Sebastiano Colicchia, si accorge di essere pedinato da un tale Platamone, forse un sicario a pagamento.
Ma quale il motivo? Prima che Nino possa affrontare direttamente Platamone (Michele Placido), scopre di essere stato inserito in una lista “nera”, contenente tutti i nomi delle persone che una cosca mafiosa intende eliminare.
La lista è precisa e purtroppo il suo scorrere inesorabile. Peralta va alla disperata ricerca di qualcuno che lo possa aiutare, visto che la sua condanna a morte è stata decisa per il semplice fatto che una delle tazzine del suo chiosco, lo Splendor, è stata ritrovata nel bunker ove era rinchiusa la moglie di un grosso mafioso:questa tazzina sarebbe il filo che lega Nino alla cosca rivale e che, quindi, decreta la sua morte.
Nino è disperato e alla fine si vede costretto a chiedere aiuto a Platamone, una “mano” che gli costa piuttosto cara e che lo  costringe a vendere il chiosco.
Ma dopo l’uccisione di Colicchia, il mandante di Platamone, Don Vincenzo cerca di legare alla sua cosca Nino, deciso però a tenersi lontano dalla mafia. Tutto degenera, Nino uccide Don Vincenzo e  viene a conoscenza di una fitta trama di giochi di potere e di interessi che lo costringono a lottare per sopravvivere, a trovare il coraggio di guardare indietro al suo passato e a fare i conti con la propria coscienza, devastata dall’incubo della miseria e dalla sudditanza omertosa. 
Per la regia di Damiano Damiani, questo film venne snobbato dalla critica del tempo, ma nel corso degli anni è stato fortemente rivalutato grazie, non solo alla forte attualità dimostrata nonostante lo scorrere del tempo, ma anche all’ottimo intreccio sul quale si basa e che vede il protagonista continuamente in bilico tra la salvezza, del corpo e dell’anima, e il recupero della dignità.
“Un uomo in ginocchio” non è una pellicola semplice, ma un film oscuro, nel quale ad essere analizzato non è un uomo qualunque, ma il “siciliano” costretto a vivere in una terra, la Sicilia appunto, brutalmente controllata da mafie che non cercano più solo il controllo sulle “cose”, ma anche sulle persone, pedine nelle loro mani.
Ottimi sia Giuliano Gemma che Michele Placido che ebbero modo di mettere in mostra le loro doti: il primo dimostrando le sue capacità di attore versatile, in grado di uscire da quelli stereotipi che i successi degli spaghetti wastern gli avevano affibbiato,  il secondo per essersi consacrato come attore drammatico e impegnato.
Degne di nota anche le interpretazioni di Tano Cimarosa nel ruolo di Colicchia e quella di Eleonora Giorgi, brava a non uscire dal ruolo di moglie e madre, ma capace di apportare alla pellicola una forte tinta emozionale.
Film apprensivo e decadente,la spinta di “Un uomo in ginocchio” si rintraccia proprio nella sua immensa forza descrittiva, capace di svelare una realtà che sembra seppellita per sempre, ma che, invece, continua a strisciare in silenzio in un Italia che si illude di aver cancellato la mafia e le sue stragi. 

Lucia Cocozza