My son, my son, what have ye done

05/11/2010

di Werner Herzog
con: Michael Shannon, Willem Dafoe, ChloŽ Sevigny, Udo Kier, Brad Dourif

Presentato alla Mostra del cinema di Venezia del 2009 come film a sorpresa del concorso, uscito in sala solo quest’anno e distribuito in un numero risibile di copie, My son, my son, what have ye done è il  classico film invisibile la cui scarsa fortuna in sala è direttamente proporzionale alla riuscita filmica.
Perché My son, my son, what have ye done è un film straordinario che conferma lo stato di grazia di Werner Herzog che dopo i capolavori documentaristici Il diamante bianco, L’ignoto spazio profondo, Grizzly Man e Incontri alla fine del mondo ha dato vita ad una doppietta di film fiction di pregevolissima qualità.
Dopo l’intelligente commedia nera con cui ha rivisitato e reinterpretato Il cattivo tenente di Abel Ferrara il regista monegasco si conferma inesauribile sperimentatore, irresistibilmente prolifico, sempre pronto a mettersi in gioco e a rischiare in prima persona affrontando progetti sempre affascinanti. Come questa collaborazione con David Lynch, qui in veste di produttore e inizialmente indicato come regista del film.
La coppia Lynch-Herzog, estremamente stimolante sulla carta, riesce a mantenere le premesse e le aspettative, regalando un ennesimo sguardo sull'orrore quotidiano americano, saturo di contraddizioni, oscurità, violenza e follia latente.
La cornice è idilliaca: cartolinesca, ma al tempo stesso grottesca; tutto parte da una villetta di San Diego, circondata dalla presenza ingombrante di fenicotteri sia veri, che riprodotti, che imbalsamati, e si dipana per le rapide del Perù, teatri d'avanguardia californiani, Messico e Canada.
L'ordinario che fa da contenitore all'assurdo, il grottesco sempre pronto a sconfinare nel tragico, la demenza come confine ultimo prima della follia distruttrice: sono tutti elementi tipicamente lynchani che Herzog riesce a fare propri,adattandoli allo spirito e alle peculiarità della propria poetica.
Quindi il protagonista (un ottimo Michael Shannon, essenziale e inquietante) è l'ennesimo personaggio fuori dal mondo, un perdente destinato a perdere e il rapporto dell'uomo con la natura diventa fondamentale; una natura né amica, né nemica, ma semplicemente indifferente a tutto quello che riguarda l'universo umano. 
Basato su una storia vera My son, my son, what have ye done ha sicuramente una trama banale e non particolarmente originale, ma il grande merito di Herzog è quello di approcciarsi alla materia in modo originale, si identifica di fatto con l'investigatore interpretato da Willem Dafoe e ricostruisce la vicenda del giovane Brad McCullum che in un raptus di follia ha ucciso l'ossessiva madre.
E benché non ci sia nessun mistero da risolvere, nessun colpevole da trovare il livello di tensione riesce a rimanere sempre alto, in una scoperta a ritroso di quelle motivazioni razionali che hanno determinato il gesto che non esistono, in un mondo che di razionale sembra non avere più nulla.
Un film dell’orrore, sull'orrore del quotidiano, sempre presente in ogni luogo e in ogni momento; un thriller psicologico senza sangue, scene cruente e violente (con tanto di omicidio raccontato attraverso le parole dei testimoni e non dalle immagini), ma ricco di una straordinaria forza evocativa e di una strana follia e angoscia latente che striscia sotto pelle, sempre pronta ad esplodere.
Il mondo è jungla, il caos è routine, l'unica salvezza è abbandonarsi alla follia, tanto siamo già tutti condannati in un mondo dove l’assurdo è normalità e l’assurdo conosce sempre nuove declinazioni: questo sembra essere il messaggio del film di Herzog. Un film potente che colpisce, stordisce, ma soprattutto difficilmente si dimentica.

Voto: 8,5

Marco Valerio