Noi credevamo

11/11/2010

di Mario Martone
con: Luigi Lo Cascio, Valerio Binasco, Toni Servillo, Francesca Inaudi, Andrea Bosca, Luca Zingaretti, Guido Caprino, Renato Carpentieri, Ivan Franek, Luca Barbareschi

Il film di Martone è sicuramente imponente per ambizioni, mezzi utilizzati, spese affrontate e durata complessiva (204 minuti nonostante innumerevoli tagli in fase di montaggio, ulteriormente ridotti per la distribuzione in sala a 170).
Noi credevamo è un prodotto complesso per raccontare una storia complessa come quella che ha portato alla nascita dello stato italiano.
Si crea una sorta (probabilmente in maniera del tutto inconsapevole) di parallelismo tra il film è la storia che si propone di raccontare. Come l'Italia è il risultato di una serie di contraddizioni, di situazioni irrisolte, di piccoli e grandi sacrifici così la pellicola di Martone ripropone al suo interno tali peculiarità.
Il Risorgimento viene raccontato non dai personaggi principali della Storia che compaiono in scena, ma hanno dei ruoli piuttosto circoscritti e servono sostanzialmente solo come appigli e riferimenti fondamentali senza i quali non ci si potrebbe muovere e comprendere a pieno l'evoluzione degli eventi (Mazzini e Crispi appaiono sporadicamente e sono quasi sempre evocati; di Garibaldi si vede solamente un'ombra ergersi su un cavallo), ma dal punto di vista delle cosiddette retrovie, di quei personaggi di cui non si parla nei libri di storia, ma che hanno comunque svolto un ruolo altrettanto se non più importante.
Martone decide di affidare i ruoli dei tre sconosciuti, gli amici d'infanzia Salvatore, Angelo e Domenico ad attori a loro volta dai volti poco noti, ad eccezione di Luigi Lo Cascio che interpreta Domenico da vecchio e diviene il fulcro narrativo dell'ultima parte del film.
Proprio quest'ultima costituisce sicuramente la parte più riuscita del film, laddove le piccole faide interne, i sospetti reciproci, le diffidenze e i sospetti trovano la loro più compiuta espressione nel combattimento dell'Aspromonte tra garibaldini e bersaglieri, una volta fianco a fianco nella stessa guerra, poco dopo avversari spietati disposti a tutto pur di prevalere.
Martone affronta un periodo storico molto ampio che va dagli anni 20 dell'800, dei moti mazziniani e carbonari, fino alla sconfitta garibaldina d'Aspromonte e la restaurazione crispina, percorrendo buona parte del XIX secolo, tralasciando volutamente il 1861 anno dell'unificazione dello stato italiano e la figura di Garibaldi, eroe dei due mondi. Quello che sembra importare a Martone non è tanto l'unificazione quanto gli ideali, le lotte, i contrasti personali, le emozioni dei suoi personaggi prima e dopo il fatidico 1861.
Un risorgimento raccontato quindi in maniera inconsueta, seguendo alcune linee fondanti, alcuni aspetti, soprattutto umani, solitamente tralasciati e dimenticati dalle grandi epopee cinematografico-televisive, evitando la retorica e l'eccessivo facile nazionalismo che nasconde sostanzialmente superficialità, tratto tipico di questi prodotti; un punto di vista nuovo su una materia fondamentalmente poco conosciuta e che ancora oggi è frutto di controversie, polemiche e rivisitazioni più o meno fantasiose. Martone quindi non pecca certo di coraggio, ma non per questo il suo film può dirsi privo di difetti come ad esempio cercare, più di una volta, di creare sottesi parallelismi con la contemporaneità che non sempre risultano riusciti e convincenti.
Nonostante la mastodontica durata Noi credevamo riesce a non essere eccessivamente prolisso e pesante; sebbene Martone non sempre riesca perfettamente a gestire tutti i fili narrativi e più di una volta, soprattutto nella fase centrale, il racconto sembri perdersi e girare su se stesso, va riconosciuta al regista napoletano la grande ambizione di osare, di credere in un cinema colossale per i mezzi messi in campo ma non necessariamente (o gratuitamente) spettacolare.
Tra le note positive vanno annoverate una colonna sonora di pezzi classici appositamente scelti, ma non tra i classici del genere bensì tra i brani meno conosciuti di maestri come Verdi, Puccini, Bellini e Rossini e le prestazioni decisamente positive di un cast a dir poco eterogeneo che comprende attori affermati come Servillo e Zingaretti affiancati da esordienti o attori sconosciuti.
Un film complesso, volutamente antiretorico, diseguale ma comunque interessante (al di là del suo valore artistico), utile a ricordare una pagina di storia italiana tutta ancora da scoprire e da guardare con occhi nuovi e, perché no, con curiosità.

Voto: 6,5

Marco Valerio