Qualunquemente

20/01/2011

di Giulio Manfredonia
con: Antonio Albanese, Sergio Rubini, Lorenza Indovina, Nicola Rignanese, Davide Giordano

Il nuovo film di Giulio Manfredonia, protagonista uno strepitoso e quasi irriconoscibile Antonio Albanese, è una vera sorpresa cinematograficamente parlando poiché si entra nella sala aspettandosi la solita commedia con il respiro cortissimo e cronicamente provinciale, vedasi il secondo e brutto film interpretato da Checco Zalone anche se sta riscuotendo un successo straordinario al botteghino, invece ci s’imbatte in un’opera tragicomica.
È un’opera tragicomica in cui si parla di un piccolo mafiosetto calabrese, tornato nel suo paese dopo quattro anni di latitanza, che per proteggere i suoi interessi si candida come sindaco alle imminenti elezioni amministrative…  Risiede proprio qui la tragedia poiché Manfredonia regista ed Albanese attore-autore mettono in scena una metafora acre-comica e sulfurea della realtà del il nostro bel(?)Paese a  livello politico e sociale, riuscendo a realizzare un gran bel film di ampio respiro che ci fa ridere per tutta la durata dell’opera, ma con la pistola alla tempia dello spettatore.
Un film che sarebbe piaciuto al grande Monicelli che ci ha appena lasciati, gli sarebbe piaciuto perché si ride amaro anzi amarissimo, una commedia dai ritmi perfetti senza paratelevisive strizzatine d’occhio buoniste o perbeniste allo spettatore.
Son certo che questa nuova fatica dell’ottimo Manfredonia farà discutere e resterà nella storia del nostro cinema; mi ha portato alla mente due opere, il primo Fantozzi diretto da Luciano Salce ed Il Portaborse di Daniele Lucchetti…Certo si tratta di film totalmente diversi stilisticamente e relativi a epoche differenti,  ma uniti dalla capacità di cogliere la realtà sociale e politica con lucida ferocia ed ironia.  In questo  risiede la potenza del cinema, dire attraverso metafore cose che ci riguardano riuscendo a divertire il pubblico con intelligenza.
Oltre al superbo ed odiosamente indimenticabile protagonista, magistralmente interpretato da Antonio Albanese, vorrei ricordare un grande Sergio Rubini che come sempre impreziosisce il film con una conferma  del  grande attore che è, ed  una spumeggiante Lorenza Indovina.
Da non perdere!

Voto: 7,5

Ettore Calvello

Non poteva uscire in un momento migliore il nuovo film di A. Albanese: tra scandali sessuali e non dei politici, Qualunquemente  si  fissa nello scenario cinematografico come un’emblematica rappresentazione della politica italiana, principalmente del sud, che,  per  vana rassicurazione, classifichiamo come una satira tagliente.
Dopo  quattro anni di latitanza, Cetto La Qualunque ( Antonio Albanese) ritorna in patria, nella sua “Calabria, mia Calabria” e, per sconfiggere la minacciosa legalità, decide di candidarsi a sindaco per riportare la “giusta civiltà” e i suoi valori: corruzione, raccomandazioni, la non osservanza delle leggi e il sacrosanto dovere a non pagare le tasse, perché a detta di Cetto “ le tasse sono come la droga, le paghi una volta e poi, la tentazione si fa sempre più forte”.
Si delinea un ritratto deformante che sberleffa i valori e i sani principi costituzionali mettendo in piedi un regno dove i tamarri regnano sovrani, l’eccentricità è la moda e l’illegalità il santo protettore cui rivolgersi.
Cetto, guidato da Jerry Salerno (Sergio Rubini), un “pentito” di Milano originario barese, tenterà la scalata politica supportato da una lista di parenti ed affini La Qualunque, che, nel momento decisivo, non tarderà ad aiutarsi con una guidata colorazione delle schede lasciate bianche.
Alla fine la giustizia trionferà e l’illegalità ritornerà sovrana: il figlio Melo (Davide Giordano) si convertirà alla filosofia delle tette  grosse, del Pilu e dell’insensibilità ignorante per diventare, secondo la legge, il vicesindaco di diritto.
Albanese ha voluto, attraverso lo storico personaggio di Cetto La Qualunque ( Non c’è problema,2003), “ridicolizzare comportamenti e modelli, che per molti saranno furbeschi e vincenti, ma per noi sono solo ignoranti e patetici” con l’augurio che questo film, da non prendere affatto sotto gamba, arrivi alla massa e riporti in auge una politica che si distanzi dalla corruzione e dall’abusivismo e  di cui, oggi più che mai, sentiamo il bisogno.

Voto: 7,5

Roberta Costantini

Qualunquemente è un film che racconta l’Italia - e soprattutto i suoi politici- con comicità. Un film che “allude a vari generi”, come spiega il regista Giulio Manfredonia, in un mix di scene surreali e paradossali, ma spesso molto simili alla realtà. Il personaggio di Cetto La Qualunque nasce circa otto anni fa da un’idea di Antonio Albanese proprio per raccontare quei politici, anche i più piccoli, che cercano in tutti i modi di raggiungere posizioni più alte, soffermandosi soprattutto sulle loro campagne elettorali. Proprio per questo lo stesso film è stato lanciato da una campagna molto divertente, con cartelloni pubblicitari molto grandi che ricoprono le città quasi in modo invadente. 
E’ anche un film che racconta il Sud, la complessità ad esempio di una donna (la moglie di Cetto) che cerca di apparire bella e alla moda, ma che allo stesso tempo è molto legata ai valori famigliari. Un Sud complicato, reale e non caricaturale -come spiega Sergio Rubini- ma che reagisce votando De Santis e non Cetto La Qualunque (che comunque vince lo stesso, falsando le elezioni).
Qualunquemente è anche il primo film comico per la Fandango, come sottolinea Domenico Procacci, che ha accettato di produrre un lavoro per certi versi rischioso, essendo il personaggio di Cetto prettamente televisivo e teatrale, proprio perché la sua comicità è molto vicina al mondo reale.
Albanese spiega che il film descrive la realtà e l’immoralità alla quale ormai gli italiani si sono abituati, un’immoralità  che sempre più spesso viene confusa con la simpatia. Il personaggio, come già detto, è nato otto anni fa, ma è tutt’ora e anzi forse proprio ora, molto attuale. Albanese ci tiene comunque a sottolineare che il riferimento a Berlusconi che per tutti sembrerebbe ovvio, è stato invece molto casuale perché più che altro lui voleva riferirsi ad una parte di piccoli politici locali, che invece oggi sembra essere diventata la maggioranza. 
Un film divertente, al confine tra il reale e il paradosso, interpretato da bravissimi attori (Sergio Rubini,  Lorenza Indovina, Nicola Rignanese, Luigi Maria Burruano), con ottime location (ad esempio la casa di Cetto) e un lavoro dei costumisti e dei truccatori eccezionale (guardate con attenzione le linee del gessato che indossa Cetto!).
Cetto La Qualunque non è di destra e non è di sinistra, rappresenta tutti e nessuno, Qualunquemente è un film per tutti, divertente e anche amaro.

Voto: 6,5

Silvia Preziosi