Into Paradiso

27/01/2011

di Paola Randi
con: Gianfelice Imparato, Saman Anthony, Peppe Servillo

Alfonso è uno scienziato napoletano, timido e impacciato, che ha appena perso il lavoro. Gayan è un affascinante ex campione di cricket srilankese che non ha più un soldo, è appena arrivato a Napoli ed è convinto di trovare il Paradiso. Alfonso ha passato tutta la vita a studiare la migrazione delle cellule e a guardare telenovelas con la madre. Gayan ha viaggiato, ha conosciuto fama, gloria e denaro. 
Cosa c'entrano questi due uomini l'uno con l'altro? Com'è possibile che due persone tanto diverse vengano a contatto e le rispettive vite si leghino in modo indissolubile l'una all'altra? 
In una Napoli multietnica, s’intrecciano i destini di Alfonso e Gayan, che si ritrovano a condividere giocoforza una catapecchia eretta abusivamente su un tetto di un palazzo nel cuore del quartiere srilankese della città. 
Alfonso è costretto, per un tragicomico equivoco, a nascondersi da una banda di malavitosi e Gayan diviene dapprima ostaggio e poi suo unico alleato. Da questa paradossale convivenza nasce tra i due una speciale amicizia, un sodalizio che darà loro il coraggio di affrontare il proprio destino, cambiandolo per sempre. 
Into Paradiso è la storia di un’amicizia nata da una convivenza forzata. Ma è anche l’incontro tra due diverse vitalità, quella partenopea e quella africana: così lontane e così vicine. Entrambe hanno al centro il rispetto dell’altra persona e l’onore personale, diverse sono le modalità attraverso cui tali peculiarità si declinano.
Anche in una società schizofrenica, diffidente e impaurita da tutto ciò che è diverso rispetto a quanto considerato norma consolidata, può trovare spazio un’amicizia genuina, l’incontro tra due umanità per ragioni differenti ai margini e che trovano nel loro status di outsider la condizione fondamentale sulla cui base possono fondare la loro intesa
Paola Randi, allieva di Werner Herzog, sviluppa quindi un interessante discorso sull’integrazione, ribaltando i canoni narrativi e ambientali che ci si potrebbe attendere da una storia del genere: è infatti l’italiano Alfonso che vive nel quartiere srilankese della propria città: quindi straniero in una terra straniera all’interno del suo paese nei confronti del quale non sembra nutrire alcun senso di appartenenza. Un alienamento al cubo, in buona sostanza.
Nonostante questo, e la palese ostilità del vicinato, Alfonso trova un legame proprio con Gayan: entrambi infatti sono soprafatti e frustrati dai disagi della società in cui vivono e si coalizzano per cercare di affrontarli.
La Randi sceglie di raccontare tutto ciò utilizzando la chiave comica, ma non sempre riesce ad essere convincente, indecisa com’è tra l’adottare uno stile e un registro provocatorio e votato alla cattiveria granitica nella descrizione delle piccole e grandi ipocrisie che regolano il vivere quotidiano e l’utilizzo di una comicità più accomodante, decisamente meno graffiante e quindi, inevitabilmente, più falsa.
Un film quindi che vive di piccole fiammate, forse troppo diseguale e non coraggioso fino in fondo: una sostanziale occasione sprecata.

Voto: 5,5

Marco Valerio