I fantastici viaggi di Gulliver

06/02/2011

di Rob Letterman
con: Jack Black, Jason Segel, Emily Blunt

Su locandine, inserti cinematografici, articoli di giornali si legge a proposito de I favolosi viaggi di Gulliver “Il film si presenta favoloso sin dal cast” oppure “l'ultimo divertentissimo film con il simpaticissimo Jack Black” o ancora “Il film funziona, eccome!”. A questo punto viene da chiedersi: ma chi scrive queste cose ha veramente visto il film? Fra demenzialità gratuita, assurdità, superficialità del riadattamento, I fantastici viaggi di Gulliver è un film che fa ridere, sì, e molto, ma di disperazione! Epopea comico-demenziale di un Gulliver che, per un fortuito caso, si ritrova dal consegnare posta in un mondo che non sa nemmeno della sua esistenza a spacciarsi per il presidente degli Stati Uniti ed essere servito e riverito da una massa di piccoli e sbigottiti Lilliputiani, tanto inebriati dalla grandezza del nostro “eroe” da non accorgersi neanche che Gulliver è quello che si suol definire un “pallonaro”.
Dell'opera originale qui rimane ben poco: dove sono finiti gli yahoo, Laputa, gli scienziati pazzi che cercano di recuperare i raggi solari dai cetrioli, la sottile ma acutissima critica alla società? Perso lo scheletro delle valenze simboliche rimane il fantoccio, incapace di reggersi in piedi, di una storia svuotata di ogni significato e, quel che è peggio, neanche così divertente come gli accattivanti trailer vorrebbero farci credere. Situazione talmente irrecuperabile questa, tanto che neanche il poliedrico Jack Black riesce a sollevarla. Barcollando con passo incerto, prendendo in prestito spunti interpretativi sia dal riuscito personaggio di Dewey Finn (School of Rock) che dal demenziale Super Nacho, Black sembra essere a corto di idee e riesce a strappare quasi a forza, con battute e movenze artificiosamente ricercate, la risata al pubblico.
Alcune sequenze divertenti, tuttavia, ci sono, ma sono portate talmente all'esasperazione che si guastano da sole. Azzeccata l'idea di Gulliver di riadattare Titanic e Star Wars facendo credere ai poveri lilliputiani che siano tratti dalle sue reali vicende biografiche, carina quella di spacciare per propria la serenata sulle note di Prince (ma quanto era più divertente Troisi che cantava Yesterday  nel nostro Non ci resta che piangere!) ma tutto questo non basta a risollevare le sorti di un film esasperatamente comico (o, meglio, ridicolo) che si commenta da solo.

Voto: 4,5

Chiara Di Ilio