Biutiful

08/02/2011

di Alejandro González Iñarritu
con: Javier Bardem, Blanca Portillo, Rubén Ochandiano, Félix Cubero, Martina Garcia, Manolo Solo

Dopo “Babel”, “Amores perros” e “21 grammi” Iñarritu torna dietro la macchina da presa con un film intenso e complesso, dove racconta la paternità in tutti i suoi aspetti: la paura di perdere un padre, le difficoltà da affrontare per diventarlo. Ma Biutiful è allo stesso tempo anche un film sull’integrazione razziale, ambientato in uno dei quartieri più variegati di Barcellona -Santa Coloma- dove senegalesi, cinesi, pachistani, indonesiani e spagnoli più poveri vivono insieme, senza aver bisogno di integrarsi in Spagna. Un quartiere che fa da sfondo alla storia di Biutiful dove viene raccontata la vita di Uxbal (interpretato da uno straordinario Javier Bardem), un uomo in fin di vita alle prese con le sue forti contraddizioni: ha il dono di parlare con i morti, ma lo sfrutta economicamente; ama profondamente i suoi due figli, ma li rimprovera sempre; ha una moglie (Maricel Alvarez) di cui è innamorato, ma che allontana dalla sua famiglia; protegge gli immigrati dalla legge, ma al tempo stesso li sfrutta.
Bellissima l’interpretazione di Javier Bardem -Palma d’oro per il migliore attore al Festival di Cannes nel 2010- che trascina immediatamente lo spettatore in questa storia dura, drammatica, intensa e commovente. Iñarritu sembra aver costruito i personaggi di Uxbal e Marambra (la moglie che soffre di bipolarismo) direttamente sugli attori che si sono dimostrati davvero eccezionali. Una regia più lineare -a differenza dei precedenti “Babel” o “Amores perros”- che punta maggiormente sulla sceneggiatura e sulla costruzione delle scene, con una Barcellona mai vista, grigia e triste, ben diversa da quella raccontata da Allen con cui Bardem ha lavorato in “Vicky, Cristina, Barcellona”.
Un film drammatico e delicato, sentimentale e amaro; meritate le due nomination all’Oscar per miglior film in lingua straniera e miglior attore protagonista.

Voto: 8

Silvia Preziosi