Sex & Zen 3D

27/09/2011

di Christopher Sun
con: iro Hayama, Leni Lan, Tony Ho, Saori Hara, Yukiko Suho, Vonnie Lui, Irene Chen, Tin Kai-Man

Wei Yangsheng sposa la bella Yuxiang ma, non riuscendo a soddisfarla, decide a malincuore di separarsi da lei. Ansioso di migliorare le proprie tecniche sessuali, trova ospitalità nel palazzo del Principe di Ning, vizioso sibarita dedito al collezionismo di opere d’arte e ai piaceri della carne. Il Principe mette a disposizione di Yangsheng la sua più abile concubina, ma dopo numerosi accoppiamenti il giovane si renderà conto di avere una dotazione insufficiente. Avvilito, Yangsheng deciderà di correre ai ripari, sottoponendosi a un trapianto tanto doloroso quanto inevitabile.
Tentativo di rianimare il defunto filone della commedia soft-core bollata “Categoria III”, che assicurava ottimi incassi nella Hong Kong degli anni ’90 e anche nel resto del mondo, “Sex & Zen 3D” si propone come un aggiornamento del “Sex & Zen” (1991) di Michael Mak, che ebbe all’epoca tanta fortuna da generare due seguiti. Come i suoi predecessori, anche quest’ultima versione si ispira alla lontana a “Il tappeto da preghiera di carne”, opera attribuita al drammaturgo Li Yu, scrittore tra i più anticonformisti della sua epoca. Scritto verso la fine dell’epoca Ming, ma ambientato durante la dinastia Yuan per sfuggire al sospetto di voler satireggiare l’esistente, il libro fu censurato dai Qing come testo pericoloso per la morale. Naturalmente delle peripezie erotiche del Chierico della Prima Veglia, con conseguente retribuzione buddhista e raggiungimento del nirvana, resta solamente l’episodio del trapianto dell’organo sessuale, nell’originale prelevato da un recalcitrante mastino, qui da un asino. Il richiamo al romanzo serve più che altro ad attribuire una patente di nobiltà ad una farsa grossolana, un po’ come è avvenuto con i film spacciati per adattamenti del “Chin P’ing Mei”, quali i recentissimi “Sex & Chopsticks”.
Stephen Shiu, già produttore del film di Mak, e il regista Christopher Sun, esordiente che proviene dalla pubblicità, mirano ad allettare il pubblico ricorrendo alle lusinghe del 3D applicato all’erotismo e, visti gli incassi realizzati a Hong Kong, magari avranno anche ragione. Il punto è che “Sex & Zen 3D” non è, come suggerisce il marketing, “Il primo film erotico in 3D”. Di eros infatti ce n’è davvero poco, senz’altro meno che nel mélò coreano ”Natalie” (2010) di Ju Kyung-jung,  che anch’esso ricorre alla visione stereoscopica. Ci si rifugia invece nei consueti escamotage così frequenti in questo tipo di cinema, protesi coperte da veli o ombre itifalliche, lesinando sull’inventiva per quanto riguarda gli accoppiamenti. Niente di paragonabile, insomma, all’acrobatico amplesso volante in stile “wuxia” di Tsui Kam-kong in “Chinese Torture Chamber” (1994), o anche a quelli escogitati da Michael Mak. Christopher Sun preferisce riciclare gag e vecchi stilemi anziché inventarne di nuovi, e il suo film si può al massimo apprezzare come antologia compilatoria per chi non avesse visto i film originali.
Nonostante sia girato con simpatica improntitudine, una buona dose di cialtronaggine (la citazione da “Kill Bill”) e un occhio al mercato estero, il film mette in campo alcuni elementi specificamente autoctoni. Dopo i titoli di testa, che banalizzano atrocemente la pittura cinese di paesaggio, facciamo la conoscenza del giovane Wei Yangsheng, che incarna alla perfezione un personaggio classico sia dell’opera che della novellistica dell’Impero di Mezzo, quello dello studente colto ma ingenuo e irresoluto. Non sorprende dunque che il nostro protagonista cada nell’orgiastica trappola ordita dal Principe di Ning, il quale si rivelerà avere un gusto decisamente sadiano per le più ingegnose macchine di tortura.
Altro tema è quello, di matrice taoista, del furto dell’energia vitale attraverso il rapporto sessuale, tradizionalmente praticato dalle donne-volpi. L’ermafrodito interpretato dalla fascinosa Vonnie Lui, che riecheggia la Brigitte Lin di “Swordsman II” e l’amore per le identità sessuali transgender del cinema di Hong Kong, sottrae infatti lo “yang” ai malcapitati, i quali invecchiano precocemente. Lo scopo, secondo una precisa tecnica taoista, è quello di raggiungere l’immortalità, o almeno una longevità estrema.
Questi rilievi valgono come note a margine, e non sono sufficienti a fare di “Sex & Zen 3D” un buon film. Il ricorso al 3D è del tutto inutile, almeno ai fini del presunto titillamento dello spettatore. Vengono evidenziate foglie, tessere del ma-jong, spruzzi d’acqua alquanto allusivi, un pene equino e, nelle più goffe scene di azione viste negli ultimi anni, pugnali volanti ben lontani da quelli di Zhang Yimou. Anche per quanto riguarda il cast non c’è da stare allegri. A parte Tony Ho (recentemente visto in “Revenge: A Love Story”) che interpreta il mefistofelico Principe di Ning, talmente blasfemo da palpeggiare una statua di Guanyin, e la discreta Vonnie Lui (Sasori), siamo sotto il livello di guardia. Si ricorre inoltre ad attrici giapponesi, vista la notoria ritrosia delle hongkonghesi a mostrarsi senza veli, così come giapponese è il protagonista, il mediocre Hiro Hayama. Regia di routine e scenografie di cartapesta non migliorano la situazione, e neanche il moralistico finale. Meglio sarebbe dire: “molto marketing, poco sesso e niente zen”. Ma tant’è, il lungimirante Stephen Shiu ha venduto il suo film un po’ dappertutto tranne che nella madrepatria, dove non verrà distribuito a meno di sostanziosi tagli.

Voto: 5

Nicola Picchi