I tre Moschettieri

14/10/2011

di Paul W.S. Anderson
con: Milla Jovovich, Orlando Bloom, Christoph Waltz, Logan Lerman, Matthew Macfayden, Ray Stevenson, Luke Evans, Mads Mikkelsen

Paul W.S. Anderson si cimenta con un classico dell’avventura come “I Tre Moschettieri” barcamenandosi tra la fedeltà filologica e l’aggiornamento fracassone ricalcato sul modello della tetralogia de “I Pirati dei Caraibi”. Grazie al lavoro congiunto di due sceneggiatori incompatibili come Andrew Davies, abituato a misurarsi per la BBC con i classici di Jane Austen, Thackeray e Dickens, e Alex Litvak (Predators), il risultato è un ibrido poco convincente, ma che certo non dispiacerà ai più piccoli.
Dopo un incongruo (e iperbolico) prologo ambientato a Venezia, cui è delegato il compito di introdurre i moschettieri e mettere in chiaro la natura doppiogiochista di Milady De Winter, il film segue più o meno fedelmente il canovaccio impostato da Dumas padre due secoli fa. E così assistiamo all’arrivo dello sprovveduto D’Artagnan a Parigi, allo scontro con le guardie del Cardinale guidate dal malvagio Rochefort, al furto della collana donata ad Anna D’Austria da Luigi XIII e via discorrendo.
Il regista inglese si distacca sia dall’aerea leggerezza della versione di George Sidney (1948) che dal piacere del feuilleton rintracciabile nel dittico di Richard Lester (1973), per imprimere il suo marchio di fabbrica, ormai trasformato in stereotipo. Un approccio registico che fa sì che tutti i suoi film abbiano lo stesso sapore, un po’ come se uno chef utilizzasse le medesime spezie per tutti i piatti. Milla Jovovich/Milady De Winter, seppure con l’impaccio di trine e merletti, schiva trappole mortali e sgomina le guardie del Re come l’Alice di Resident Evil combatteva gli zombi dell’Umbrella Corporation, mentre i duelli dei Moschettieri sono straziati da slow-motion alla “Matrix”, che appaiono già tragicamente invecchiati. Dare un’involontaria patina vintage illudendosi di essere all’avanguardia non è certo un segno positivo, oltre ad essere indice di una certa pigrizia mentale.
Nonostante tutte le riserve possibili, “I Tre Moschettieri” piacerà ai più giovani grazie ad una certa ironia e ad attori indovinati, che non stravolgono eccessivamente lo spirito dei personaggi di Dumas. A parte la maliziosa Milady, trasformata in una femminista ante litteram che fa rimpiangere la perfida Faye Dunaway di Lester, e il Duca di Buckingham (Orlando Bloom), “arbiter elegantiae” con i capricci di una rockstar, Athos (Matthew Macfayden), Porthos (Ray Stevenson) e Aramis (Luke Evans) sono tutto sommato adeguati, così come il giovane e irruente D’Artagnan, interpretato dall’emergente Logan Lerman. Il “villain” per eccellenza, l’astuto Cardinale Richelieu, è affidato a un Christoph Waltz poco partecipe, mentre nelle vesti di Rochefort troviamo l’ottimo Mads Mikkelsen, passato senza colpo ferire da Winding Refn e Ole Bornedal alle coproduzioni internazionali.
Fondamentali gli effetti CGI (i galeoni/mongolfiere di gusto steampunk) e le scenografie tardo barocche, che ricostruiscono la Francia secentesca utilizzando location bavaresi (tra cui uno dei folli castelli costruiti da Ludwig II), oltre che i bellissimi costumi di Pierre-Yves Gayraud (Profumo). Il 3D è inutile, ma ormai obbligatorio per ogni giocattolone degno di questo nome. Peccato che i giocattoli, anche se esuberanti, costosi e coloratissimi come “I Tre Moschettieri”, siano il contrario del cinema.

Voto: 6

Nicola Picchi