Mission: Impossible – Protocollo Fantasma

27/01/2012

di Brad Bird
con: Tom Cruise, Simon Pegg, Paula Patton, Jeremy Renner, Michael Nyqvist, Léa Seydoux, Vladimir Mashikov

La peculiarità principale del franchise “Mission: Impossible” consiste nel lasciare ai registi coinvolti una certa libertà di manovra, senza costringerli all’interno di uno schema troppo rigido. All’opposto di quanto accade con la serie di James Bond, i cui film potrebbero anche essere diretti da un’applicazione per Iphone, le mirabolanti peripezie dell’agente Ethan Hunt acquisiscono ogni volta un sapore differente, reinventando contesto e personaggi ad ogni nuova installazione. E così De Palma usava gli stilemi della spy story per un esercizio di stile di alta levatura, architettando brillanti soluzioni di regia, John Woo si rifugiava nell’autoreferenzialità a beneficio delle platee americane, il sopravvalutato J.J.Abrams allestiva un indigeribile intruglio che, visti gli incassi ben al di sotto delle aspettative, ha rischiato di condurre gli agenti della IMF a un prematuro pensionamento. “Mission: Impossible – Protocollo Fantasma” si rivela invece uno dei migliori della serie (surclassato solo da De Palma, of course), e l’idea di affidarne la regia al Brad Bird di “Gli Incredibili” e “Ratatouille” è un’intuizione che si è rivelata vincente.
Il villain di turno è Kurt Hendricks, un teorico neo-malthusiano dell’olocausto nucleare che, come ai bei tempi della guerra fredda, mira a scatenare un conflitto atomico tra Russia e Stati Uniti. Le sue finalità possono essere considerate un tantino démodé, e infatti la sceneggiatura di Appelbaum e Nemec (Alias) ha il sapore dell’oggetto di modernariato, riscattato da un discreto senso dell’ironia. Hendricks (nome in codice: Cobalt) fa saltare in aria nientemeno che il Cremlino, addossando la responsabilità agli operativi della IMF. Il governo degli Stati Uniti si trova dunque costretto ad attivare il Protocollo Fantasma, ovvero a recidere qualsiasi legame con il gruppo negandogli supporto logistico. Non è dato sapere se l’esplosione che crea scompiglio nella Piazza Rossa alluda con una certa preveggenza alle recenti e contestatissime elezioni in Russia, quel che è certo è che Ethan Hunt e la sua squadra dovranno recuperare i codici di lancio delle testate atomiche trafugati da Hendricks, e contemporaneamente guardarsi dall’agguerrita polizia russa e da Sabine Moreau, avvenente quanto temibile hitgirl.
Seguendo la vocazione turistica della spy-story, sogno erotico di qualsiasi tour-operator, l’azione si sposta incessantemente da Praga a Mumbai, passando per Mosca e Dubai. E proprio a Dubai, esattamente nel Burj Khalifa, l’edificio più alto del mondo, si svolge il pezzo forte del film: il tentativo degli agenti della IMF di intercettare i codici di lancio e l’adrenalinica scalata di Ethan Hunt lungo la facciata del Burj, equipaggiato solo di un paio di guanti ipertecnologici e malfunzionanti. Dopo il climax, piazzato a circa due terzi del film, quello che segue non può che essere in caduta libera come Ethan dopo aver perso l’appiglio, e né la parentesi indiana nè l’ingegnosa colluttazione in stile platform in un parcheggio automatizzato riescono a risollevare la tensione.
Resta da chiedersi perché “Mission: Impossible”, forse memore della serie televisiva di Bruce Geller, che sceglieva antagonisti alquanto fantasiosi, preferisca rifugiarsi in sceneggiature avulse dalla realtà anziché utilizzare gli spunti forniti dall’attualità, al modo di “Syriana”, “Nessuna verità”, o del francese “Secret Défense”. Probabilmente la volontà è quella di non appesantire un’esperienza che si vuole prevalentemente ludica, in questo caso portata avanti con indubbia perizia e un filo d’ironia. Brad Bird, pur tecnicamente ineccepibile, stenta a trovare una cifra personale nel passaggio dall’animazione al live-action, ed evita eccessi pirotecnici costruendo sequenze efficaci e funzionali, ma scarsamente caratterizzate. Tom Cruise evade da una prigione moscovita, scala vetrate senza controfigura, si tuffa dai cornicioni, insomma tenta di risollevarsi dagli ultimi flop che hanno rischiato di affossargli la carriera. E sembra esserci riuscito, visti gli ottimi incassi in tutto il mondo, anche se le sue migliori interpretazioni restano quelle in cui va contro il personaggio che si è costruito (Magnolia, Intervista col vampiro, Tropic Thunder). All’ottimo Simon Pegg (Benji Dunn, promosso agente operativo) sono delegati i momenti umoristici, atti ad alleviare la tensione, mentre il buon Michael Nyqvist passa senza molta convinzione (peraltro non richiesta) dal Blomkvist di “Millennium” a questo anacronistico “Cobalt”, che sembra provenire direttamente dagli anni ’60.

Voto: 6,5

Nicola Picchi