The Help

01/02/2012

di Tate Taylor
con: Emma Stone, Viola Davis, Bryce Dallas Howard, Octavia Spencer, Jessica Chastain

Siamo agli inizi degli anni Sessanta in una cittadina chiamata Jackson. Skeeter (Emma Stone) torna dal college dopo essersi laureata e deve confrontarsi con una realtà che non le calza più ormai. Dopo aver ottenuto un lavoro come giornalista al Jackson Journal, le cose per lei inizieranno a cambiare, e riuscirà a vedere la vita della madre, delle amiche, della società bianca che da sempre l’ha circondata attraverso un punto di vista mai affrontato prima: quello delle cameriere. Di colore. Dire un tabù ai tempi, forse è troppo riduttivo, dal momento che a Jackson, in Mississipi, la realtà era una e indiscutibile; una realtà per cui creare un bagno all’esterno della casa per quelle cameriere che non solo si occupavano dell’argenteria, delle pulizie, della cucina, ma anche dei figli che le madri bianche ignoravano perché troppo occupate a scegliere il vestito per il club di bridge con le amiche, era normale, era routine, era innovazione. Skeeter porta un vento di novità, una tempesta per donne la cui massima aspirazione era sposare un uomo che le potesse mantenere e sentirsi pervase da un senso di potere e superiorità nel dare ordini alle “schiave” della loro casa.
Così, infastidita da un mondo di ipocrisie e falsità, l’aspirante scrittrice muove i suoi primi passi nel campo dell’editoria pubblicando un libro denuncia in cui racconta ciò che queste cameriere, aiutanti, madri sostitute sono costrette a sopportare e vedere ogni giorno, aiutata dal coraggio di donne che mostrano solidarietà, e un’incapacità di accettazione oltre il limite, prima di tutte tra queste la dolce e forte Aibileen (una magnifica Viola Davis).
The Help è senza dubbio un film trampolino per riflessioni che non sono mai troppe né eccessive, per rendersi conto, tra una risata e l’altra, di cosa una donna possa essere costretta a sopportare a causa del colore della sua pelle, diverso da uno standard prestabilito. Un film che strappa non poche risate, ma allo stesso tempo annebbia la vista, in un mix di consapevolezze e humour, lasciando però l’amaro in bocca. Non mancano accenni storici che affiancano i binari della storia principale (la morte di Kennedy, il Ku Klux Klan) per cui un film del genere non può essere giudicato né superficiale né restrittivo solo perché caratterizzato da momenti divertenti; del resto non tutti i film riguardanti il razzismo di quei tempi devono essere crudi e diretti come
capolavori del calibro di “Mississipi burning” o “L’odio esplode a Dallas”. Il bello di questo film è proprio la capacità di riportarci a quel periodo e a quelle problematiche non solo con la storia, ma anche con le immagini, i costumi, le espressioni di attrici capaci di mostrare al pubblico la forza d’animo necessaria ad essere i primi a tendere la mano a quel cambiamento che spaventava chiunque.
Un film simile dovrebbe essere visto al giorno d’oggi non unicamente perché in grado di accompagnare una tematica tanto toccante con scherzi, provocazioni e vendette memorabili, ma anche per non farci dimenticare quanto le parole siano incisive, quanto queste possano avere un tale potere nelle nostre vite da cambiarle. Quanto pronunciarle ad alta voce o scriverle in un libro possa fare la differenza; ma soprattutto quanto coraggio e integrità servano a farle nascere dentro di noi prima di esternarle. Ci si accorge come questa fosse una rarità al tempo in cui si parlava di bianchi e neri, di white and coloured da dividere sugli autobus, nei cinema, nei bar. E nonostante ciò, uscendo dalla sala sorge spontaneo chiedersi se oggi si possa affermare con certezza che tutto quello che abbiamo appena visto su uno schermo sia così lontano nel tempo e dal nostro mondo, o se in una società “avanzata” come la nostra il peso delle parole sentite, pensate abbia davvero senso o meno. “A volte il coraggio salta una generazione” e forse anche la nostra dovrà riportarlo in ogni famiglia.

Voto: 7

Elisa Valletta