La verità nascosta

08/02/2012

di Andi Baiz
con: Quim Gutierrez, Martina Garcia, Clara Lago

Adrian è un giovane e talentuoso direttore d'orchestra cui viene offerto un prestigiosissimo lavoro all'orchestra filarmonica di Bogotà. Si trasferisce quindi dalla Spagna in Colombia, insieme alla bellissima e innamoratissima fidanzata Belen. L'improvvisa scomparsa della sua compagna turberà quell'equilibrio che Adrian, appagato tanto dal lavoro quanto dalla vita privata, crede di aver raggiunto. Adrian, però, non esiterà a ricostruirsi,forse anche troppo presto, una vita con la cameriera Fabiana, mentre le sorti di Belen, rimaste ancora sconosciute, cominciano a destare sospetti e a coprirsi di mistero.
Ben girato e con una struttura narrativa veramente interessante, il film ha come intento quello di esplorare i limiti e i rischi di un amore esageratamente possessivo, esasperato, claustrofobico. E, in effetti, il messaggio è chiarissimo ed arriva con estrema incisività allo spettatore, che si rende subito conto di non trovarsi davanti al solito thriller imbevuto di suspense ma arido in fatto di contenuto. La storia è insospettatamente originale ed è narrata due volte, attraverso due diversi punti di vista. In effetti la cesura che tale struttura narrativa ha permesso di creare è molto netta, tanto che "La verità nascosta" potrebbe essere considerato per la prima metà thriller, per la seconda un film d'amore, più che un vero e proprio mix fra i due generi. Ma è forse proprio per una mancata compenetrazione fra i due generi che la suspense, abilmente creata nella prima metà della narrazione dal regista, l'emergente Andi Baiz, tende a sgonfiarsi irrimediabilmente nella seconda parte della storia in cui prevalgono l'esasperazione sentimentale, una gelosia claustrofobica, nel senso letterale del termine, e una sceneggiatura che non di rado si tinge di toni men che realistici.  Purtroppo non è questo l'unico difetto di un film un pò troppo pretenzioso in cui si alternano scelte registiche ben studiate e ben riuscite a banalità da cinema del brivido americano preconfezionato. Se in alcuni momenti la tensione è autentica, tangibile e accresciuta da un simbolismo efficacissimo, in altri scade nei tipici 
cliché da film horror. In alcuni momenti, in effetti, ci si arriva a domandare se Baiz, prima di girare il film, non abbia fatto un' indigestione di film come "The ring"-cui sono chiaramente ispirati gli inquietanti episodi che accadono nel bagno della villa di Adrian, gli spaventosi rumori provenienti dalle tubature, i motivi ricorrenti dell'acqua e dello specchio.
A queste pecche registiche si aggiungono alcune imperdonabili lacune della sceneggiatura: i personaggi di Adrian e Fabiana sono poco approfonditi e l'analisi psicologica si ferma in superficie. Non così è per il personaggio di Belen, a mio parere vera e incontrastata protagonista. Impeccabile la recitazione della giovanissima Clara Lago, attrice spagnola di appena ventun anni, che riesce a rendere concrete la disperazione di una donna troppo innamorata e i rischi di una gelosia autodistruttiva. Al confronto gli altri interpreti, in particolare Martina Garcìa (Fabiana) scompaiono, non riuscendo a rendere interessanti personaggi già insipidi di per sè. Non esiste un
eroe, un polo positivo all'interno della storia; tutti sono vittime e carnefici, degli altri ma soprattutto di se stessi. Soprattutto non ci sono nè buoni che ispirino simpatia e riescano a guadagnarsi la stima del pubblico, nè cattivi che lo affascinino e, allo stesso tempo, lo facciano inorridire. Adrian è fastidiosamente superficiale e anche un pò tontolone, immerso in una situazione di cui sembra non cogliere fino a fondo la drammaticità, mentre Fabiana e Belen, che si contendono quest'uomo, un pò superficiale e per cui una donna vale l'altra, risultano, alla fine, quasi grottesche, spaventosamente vendicative e inaspettatamente, ma stupidamente, crudeli. 
Ambiguo fino alla fine, "La verità nascosta" è comunque un thriller piacevole e, in un certo senso, divertente ma che, alla fine, non riesce a essere così profondo e indimenticabile
come avrebbe voluto renderlo il regista.

Voto: 6

Chiara Di Ilio