Cesare deve morire

13/03/2012

di Paolo e Vittorio Taviani
con: Salvatore Striano, Antonio Frasca

Come spesso accade negli ultimi anni, è necessario che ci siano dei "grandi vecchi" a rammentarci che esistono un futuro e delle alternative nel cinema italiano e non solo.
I fratelli Taviani ci parlano di un'altra storia, così vecchia da essere sempre nuova. Una vicenda antica quanto Roma ma viva e inequivocabile attraverso la potenza del lavoro di Shakespeare.
Il film è  costruito sul progetto di adattamento del Giulio Cesare di Shakespeare realizzato dal regista Fabio Cavalli, da tempo impegnato nella conduzione di laboratori teatrali all'interno del reparto di sicurezza del carcere di Rebibbia. 
Gli attori sono dei detenuti coinvolti anche nella riscrittura delle parti, ognuna nel proprio dialetto. Intuizione di grande intelligenza che porta a rivitalizzare l'opera di Shakespeare proprio grazie a linguaggi della strada che contengono arcaiche verità. 
Il tradimento del capo, l'ambizione da punire, il senso di una più alta necessità, l'onestà di Bruto tutto ci appare più vero del vero e percepiamo come la grande arte non conosca confini proprio grazie alla possibilità in essa contenuta di essere adattata e rivitalizzata da lingue e facce nuove e antiche al tempo stesso. I volti segnati degli attori, le barbe, le cicatrici le mani forti e nodose sono proprio quelle che dovevano essere le mani di tribuni e soldati romani, degli sgherri che popolavano i bassifondi londinesi al tempo del Globe Theatre.
Una vera epifania ascoltando il discorso di Bruto (interpretato da Salvatore Striano che scontata la pena è diventato un attore professionista) sulla necessità di un gesto estremo e grande commozione al monologo - che fu di Laurence Olivier e Marlon Brando - di Marcantonio (interpretato da Antonio Frasca) soprattutto quando recita "uomini d'onore" con un sottotesto espressivo di grande significato.
Unica pecca la durata del film, poco più di novanta minuti forse poco per entrare nelle dinamiche della realizzazione dello spettacolo teatrale.
La grande storia è storia degli uomini e non dovremmo mai smettere di raccontarla.

Voto: 8

Katia Ceccarelli