Il primo uomo

23/05/2012

di Gianni Amelio
con: Jacques Gamblin, Catherine Sola, Maya Sansa, Denis Podalydès, Ulla Baugué, Nicolas Giraud, Nino Jouglet, Abdelkarim Benhabouccha

L’ultimo film di Gianni Amelio è tratto dall’omonima opera di Camus, libro rimasto incompiuto.
L’opera autobiografia dello scrittore francese  trova secondo il regista diverse analogie con la propria infanzia. La povertà, il dopoguerra, la mancanza del padre e la presenza di due donne, la madre e la nonna, lo zio e un maestro di scuola come guida, sono le tematiche in comune grazie alle quali il regista ha potuto rappresentare al meglio la storia. “Nessuna biografia può appassionarci se non tocca in parte anche la nostra vita“. Così è stato per lui, il quale, a sua volta, ha dovuto trasmettere le stesse sensazioni attraverso il mezzo cinematografico. Siamo negli anni ‘50 ad Algeri, nel mezzo dello scontro ideologico tra francesi e musulmani, lo scrittore Jean Cormery torna dopo anni nella città che gli ha dato i natali per affrontare il problema della convivenza dei due diversi popoli in Algeria.  Il soggiorno ad Algeri sarà l’occasione per ritrovare i luoghi della sua infanzia, sua madre, suo zio, il maestro delle elementari, tra gli eleganti flash back con cui il regista ci rappresenta lo scrittore da bambino, la povertà della sua famiglia, i luoghi della memoria rievocati dai silenzi, dalle immagini di una stupenda fotografia che ci invitano a riflettere sul senso del passato, sul senso della memoria come mezzo per riappropriarsi del presente e con cui cambiare il futuro. La lentezza della narrazione, anche se mai pesante, suggerisce l’ascolto degli echi delle sensazioni sussurrate da un’espressone di un volto, dalle immagini, dallo scorcio di una piccola strada di Algeri, e di un paesaggio mediterraneo. L’alternanza dei piani temporali della narrazione ci permette di indagare come le immagini rievocate entrino nella psicologia del personaggio e della sua memoria, che con lo sfondo della situazione storica, della guerra,  diviene anche memoria collettiva.  La riflessione costante, celata dietro le sue malinconiche espressioni, il suo indagare, da parte dello scrittore è un ricomporre il filo che lega la sua vita a quella di un popolo; una ricerca che parte dal passato, dai ricordi; i ricordi che non può avere del padre raccontati da sua madre, ricordi come volontà di ricomporre e ridare vita alla propria strada, tassello dopo tassello, fino a ritornare di nuovo al presente e di nuovo a se stesso, come metafora di un inizio di una nuova storia e di un primo uomo che possa di nuovo farla.

Voto: 7

Emanuele Tanzi