Bed Time

20/07/2012

di Jaume Balaguerò
con: uis Tosar, Marta Etura, Alberto San Juan, Iris Almeida, Petra Martínez, Pep Tosar, Carlos Lasarte, Tony Corvillo

César è il portiere di un condominio. Invisibile alla maggior parte dei condomini, conduce una vita tranquilla, fa il suo lavoro e si occupa di tutte le piccole manutenzioni necessarie. Per fare questo ha accesso a tutti gli appartamenti, e questo gli dà la possibilità di spiare da vicino tutti, e in particolare Clara, una bella ragazza molto solare, la cui felicità sembra disturbare molto César.

César è una persona infelice e la felicità altrui lo turba molto. Specchio e contraltare della sua oscurità è la solare Clara, che con un sorriso e qualche parola gentile gli si rivolge ogni mattina, forse è la sola abitante del palazzo che sembra davvero accorgersi di lui. E lui la tiene d’occhio, la spia molto da vicino, come del resto fa con tutti i condomini, ma per Clara ha delle attenzioni particolari. Di quelle che richiederebbero una camicia di forza, o almeno una denuncia penale.

Metà L’inquilino del Terzo piano e metà The Resident, senza disdegnare un’allusione sbilenca a Psycho, questo Mientras Duermes racchiude la summa di tutti gli stilemi in fatto di intrusione nello spazio privato di una persona. César è un’ombra che si impossessa dapprima dello spazio, poi della pelle, del corpo e infine della vita di una ragazza, il cui unico crimine è quello di essere felice. Una felicità che turba chi non la possiede e che lo induce a cancellare per sempre dalla faccia della terra ogni possibile traccia di un sorriso. Clara inconsapevole e sorridente, svolazza davanti al suo peggiore nemico e lo tratta da pari, gli chiede di chiamarla per nome e non si accorge dello sguardo affamato e ambiguo di lui. Uno sguardo che sottintende un odio atavico per tutto quello che lui non ha mai potuto avere.
Questi gli ingredienti del nuovo lavoro di Balaguerò, che mette ancora una volta in scena un dramma condominiale, in cui lo spazio è il protagonista assoluto e i cui attori non sono mai quello che sembrano. Solo che qui, al posto di voraci esseri mutanti, abbiamo il più pericoloso dei predatori: l’infelicità. César è portatore di un virus più letale di quello che ha decimato i precedenti condomini raccontati dal regista, perché la sua infelicità oltre a essere virale è insinuante e invisibile. Clara è la sua vittima designata, ma lui non disdegna di spargere i semi della sua cattiveria anche nell’animo delle altre persone che lo trattano bene, in effetti nessuno è al sicuro dalla sua invidia e dalla sua volontà di distruzione.

Insinuando sottilmente tutto quello che esploderà nel finale e con la complicità di una regia pulita e essenziale, Balaguerò proietta ombre in ogni angolo inducendo lo spettatore a vivere la sensazione di soffocamento data dalla chiusura più totale verso gli spazi esterni. L’intero film si svolge in interni, obliqui e filmati con impietosa cattiveria. Interni invasi da insetti e da persone che non dovrebbero neanche essere là, interni violati nel momento della massima fragilità: Mientras Duermes, appunto. Unica eccezione un terrazzo in notturna che sembra la sola via di uscita dalla vita e dal dolore, per il semplice fatto che da quella altezza anche il più grande dei problemi risulta rimpicciolito.
Un ambiguo Luis Tosar presta il suo sguardo inquietante, reso cupo dalla follia che emerge lentamente, a César perfetto contrappunto di una Marta Etura solare e spensierata, il cui sorriso verrà distrutto a mano a mano e con fatica, ma del tutto irreversibilmente, dal peggior nemico immaginabile: la fiducia nel prossimo.
Niente mostri, entità possedute o vittime di errate interpretazioni religiose, qua la scommessa è contro la normalità, che sempre meno coincide con la sicurezza con cui solitamente siamo abituati ad associarla. Il covo del male è ancora una volta uno spazio un tempo considerato sicuro: la propria casa. Ma dopo anni di thriller ambientati tra le pareti domestiche, nessuno più potrebbe sul serio credere di essere al riparo. Il vicino di casa, quello che tutte le mattine siamo abituati a salutare e di cui in realtà non sappiamo nulla, potrebbe essere uno psicopatico. Gli diamo fiducia solo perché ci sembra di conoscerlo, perché ne conosciamo le sembianze. Ma la familiarità, sembra dire Balaguerò, non sempre coincide con la conoscenza. E quel che mai avremmo sospettato che si annidasse nel cuore del nostro pacifico vicino, potrebbe abitare persino il nostro cuore. Ma questa è un’altra storia.

Voto: 7

Anna Maria Pelella