Le Belve

05/08/2012

di Oliver Stone
con: Blake Lively, John Travolta, Aaron Johnson, Salma Hayek, Emile Hirsch, Benicio Del Toro, Taylor Kitsch

Tratto dal romanzo Le Belve di Don Winslow

Ben e Chon sono due spacciatori che conducono la loro attività a Laguna Beach. Quando attirano l’attenzione del cartello messicano e gli viene proposta una collaborazione, i due faranno l’errore di rifiutare. A questo punto la loro compagna, Ophelia, ne farà le spese. E la loro risposta non sarà delle più pacifiche.


Togliamoci subito il pensiero: Le Belve (Savages) è una delle peggiori prove del famoso Don Winslow, un libro pensato chiaramente per diventare una sceneggiatura, possibilmente passare per le mani di Rodriguez, o meglio Tarantino, e diventare un filmetto d’azione di quelli seminali.
Il film, invece, è uno dei punti più bassi della carriera di un regista che da tempo non riesce a ritrovare lo smalto. Difficile che da una simile unione possa nascere un capolavoro.
Infatti Le Belve è un banalissimo filmetto estivo, in America esce a luglio mentre in Italia solo e immotivatamente a ottobre, che sfrutta al massimo i trucchetti per cui il cinema americano è ormai famoso da sempre.
Il tutto ruota intorno un simpatico terzetto di personaggi improbabili: Ben, un pacifista convinto che collabora alla costruzione di villaggi in Africa e che, inspiegabilmente, si accompagna a Chon, un reduce da una di quelle guerre sporche per cui l’America è tristemente famosa. I due hanno un non meglio precisato legame sentimental/sessuale con Ophelia, una ricca ragazza, bellissima e, forse un tantino fuori di testa. La loro principale attività è la coltivazione e lo spaccio di marijuana che, trattandosi di un film di Stone e prima ancora di un libro di Winslow, non più che essere la migliore del pianeta. Il boss del cartello messicano, una perfetta Salma Hayek, mette gli occhi sulla merce e decide che nel futuro dei due spacciatori si profila all’orizzonte una non desiderata collaborazione.
I due si oppongono all’idea e lei, cattivissima, fa rapire l’oggetto dei loro desideri, la povera Ophelia, il cui unico crimine è quello di andare a letto con due spacciatori e amare un po’troppo lo shopping. Ovvio che, trattandosi di un action pensato per lo schermo, la reazione dei due al rapimento è di quelle iperboliche: non solo decidono di contrattaccare, ma addirittura di scendere sul terreno del cartello messicano e passare a rapinare e uccidere come se non ci fosse un domani.
Lo sfondo è uno di quei paradisi americani, ormai visibili ai più solo al cinema, Laguna Beach, e il surf è il passatempo dei due.

Tutto qua.

Anche volendo sorvolare sul fatto che i personaggi hanno lo spessore di una velina e che l’intreccio improbabile è minato in più punti dalla semplice conoscenza di rudimentali tattiche di guerriglia e dei limiti oggettivi di un buon lavoro di pirateria informatica, il principale difetto di quest’opera è la banalità complessiva della rappresentazione. Spiagge assolate, corpi perfettamente scolpiti e enormi pipe da crack sono gli elementi estetici più ricorrenti, il tutto è tenuto insieme dalla buona volontà dello spettatore, che in verità si sarebbe aspettato un uso massiccio dell’ironia, anche solo per decidere di concedere una tregua al cervello e credere per un minuto solo alla possibilità che due fotomodelli possano sul serio contrastare il cartello messicano della droga in nome del legame sessuale che li unisce a una ricca decerebrata.
Oltretutto la cosa migliore del libro era senz’altro un finale cattivo e senza speranza che, anche se un tantino esagerato, motivava un poco la rappresentazione eccessiva, ma ovviamente nell’ottica di un cinema buonista e prevedibile, si è ritenuto di sovrapporre l’unico motivo per decidere di guardare una tale accozzaglia di banalità, con un finale del tutto conciliatorio e stupidamente rassicurante.
Ma tant’è, ormai le sceneggiature solide, o anche soltanto interessanti al punto da spingere a credere fosse solo per due ore a quel che si vede sullo schermo, sono roba passata.
Come anche passati sono i momenti migliori di un regista che ha realizzato alcune delle opere più interessanti di un cinema ormai asfittico, completamente aggrovigliato su sé stesso e sempre uguale che giunge da oltreoceano.
Il film si regge interamente su una strepitosa Salma Hayek e un imbolsito, ma sempre efficace, John Travolta. Benicio Del Toro offre la miglior carrellata di faccette della sua carriera e dei tre protagonisti si dimentica in fretta anche il nome.

Voto: 5

Anna Maria Pelella