Padroni di casa

01/10/2012

di Edoardo Gabbriellini
con: Valerio Mastandrea, Elio Germano, Valeria Bruni Tedeschi, Gianni Morandi

Padroni di casa, di Edoardo Gabbriellini, è l’unico titolo italiano in concorso alla 65’ edizione del festival di Locarno.  È una bella sorpresa la seconda regia di Edoardo Gabbriellini,  al suo esordio premiato protagonista di Ovosodo di Paolo Virzì, perché si tratta di un autentico noir cinico e grondante sangue e vitalità ma al contempo, come tutti i noir che si rispettano, è un apologo morale sugli istinti bestiali e sulla ferocia dell’uomo. Interpretato da un cast ben assortito composto da Valerio Mastandrea, Elio Germano, Valeria Bruni Tedeschi e da un inedito e sorprendente Gianni Morandi.
Dopo la proiezione per la stampa circolava una battuta affettuosa per il bel film diretto dal giovane Gabbriellini ‘’fatti mandare dalla mamma a prendere… il fucile’’, poiché, pur non volendo raccontare assolutamente nulla del film,  non posso non dire che il personaggio soavemente cupo interpretato dal Gianni nazionale è lontano anni  luce dall’immagine che tutti amiamo di Morandi.
Personalmente ho molto apprezzato  il suo coraggio di dar vita ad un personaggio ambiguo e pieno di chiaroscuri spiazzanti, il cinema deve spiazzare il pubblico. Un elogio particolare va fatto alla bella e brava Valeria Bruni Tedeschi poiché affronta con maestria un personaggio difficilissimo e complesso; naturalmente non aggiungo altro poiché un film va visto non letto… Bravissimi, come sempre, Elio Germano e Valerio Mastandrea, che è anche sceneggiatore insieme allo stesso regista, a Francesco Cenni e a Michele Pellegrini.  Bravi e perfettamente nel ruolo i giovanissimi Francesca Rabbi e Lorenzo Rivola, per la prima volta sullo schermo.
Perfetta l’ambientazione nella quale il montare della tensione fino all’esplosione della violenza finale richiama alla memoria ‘’Un tranquillo posto di campagna’’, grande film dell’indimenticabile Elio Petri.  
Ottime le due canzoni scritte da Cesare Cremonini e la colonna sonora opera di Stefano Pilia e Gabriele Roberto.
Auguro a Padroni di casa buona fortuna in Italia e complimenti al Festival del Cinema di Locarno per aver selezionato questo piccolo gioiello del nostro giovane e coraggioso cinema italiano.

Voto: 7,5

Ettore Calvello

Tanto si è parlato, ma soprattutto tanto si parlerà nei prossimi giorni di “Padroni di casa”, secondo esperimento cinematografico dell’attore e regista Edoardo Gabbriellini, che uscirà nelle sale il prossimo 4 ottobre. Protagonisti divertentissimi, impeccabili ma, soprattutto, ben assortiti sono Valerio Mastandrea ed Elio Germano, due fratelli romani che, per motivi di lavoro, si troveranno a doversi confrontare con un contesto ben diverso da quello della grande città e che, inaspettatamente, sarà il teatro della tragi-commedia umana con la quale essi verranno a contatto. “Padroni di casa” è un progetto che, come confermato dallo stesso regista, nasce nel 2006 con la volontà di creare qualcosa di veramente nuovo ed originale. “Un film coraggioso” afferma Gabbriellini  anche se in realtà oggi, vista la crisi che il mondo cinematografico sta vivendo “è un atto di coraggio già la decisione di girare un film, originale o meno che esso sia”. A rendere ancora più ambizioso il lavoro del regista toscano è la presenza di Gianni Morandi, che torna al cinema da protagonista dopo anni di assenza nei panni di  Fausto Mieli, un cantante di successo tornato alla ribalta dopo un periodo oscuro e che, dietro una fragile facciata di rappresentanza, si rivela cinico e senza scrupoli; un personaggio ambiguo, che è allo stesso tempo antitesi e caricatura del vero Morandi.
“Padroni di casa” vuole essere un’allegoria dell’animo umano, un’analisi sulla violenza sopita e sull’immagine che di sé ci si costruisce per mascherare l’Es freudiano, ovvero “l’animale che ci si porta dentro”, come spiega il protagonista Elio Germano.
Il film è tanto interessante per ricercatezza e per la maestria interpretativa dei protagonisti  quanto scadente nella sceneggiatura e deludente nella complessiva riuscita finale. Ci sono molti spunti di riflessione, raffinatezze tecniche e registiche, interpreti eccellenti ma, sostanzialmente, manca una sceneggiatura veramente incisiva che funga da sostegno alle numerose idee –forse troppe-che crollano miseramente sollevando un polverone di artificiosità dietro al quale rimane ben poco di veramente efficace. La costruzione della sceneggiatura risulta, complessivamente, poco convincente: l’idea di Gabbriellini è quella di mantenere, accanto al finale noir, un certo grado di leggerezza, in modo da stilizzare al massimo i contrasti, creando una conclusione che vede protagonista “la parte di tragedia contenuta nella commedia umana”. Tentativo interessante, anche se non propriamente riuscito: non esiste una continuità ideologica di sottofondo; il finale è esagerato ed arriva come una nota un po’ stonata rispetto al resto del film che, tutto sommato, è privo di tutto quel contenuto che si vuole palesare.

Voto: 5,5

Chiara Di Ilio