Resident Evil: Retribution

01/10/2012

di Paul W.S. Anderson
con: Milla Jovovich, Michelle Rodriguez, Kevin Durand, Li Bingbing, Sienna Guillory, Shawn Roberts, Aryana Engineer, Colin Salmon, Johann Urb

Al termine di “Resident Evil: Afterlife” avevamo lasciato Alice sul ponte dell’Arcadia, ed è esattamente lì che la ritroviamo, sotto il fuoco incrociato degli elicotteri da combattimento inviati sul posto dall’Umbrella Corporation. Il puntiglioso rispetto del carattere seriale della saga, con tanto di riepilogo introduttivo, non riesce però a nascondere il fatto che la struttura videoludica del franchise barcolla sotto i colpi dell’obsolescenza. Costruire “cinema” sul fragile esoscheletro della serie della Capcom, che oltretutto adotta una concezione del videogame ormai superata, fatta di livelli da attraversare e boss da sconfiggere, è impresa destinata allo stallo. In “Resident Evil: Retribution”, quinto e penultimo episodio, il problema è ancora più appariscente che nei film precedenti, in cui almeno si cercava una mediazione tra due universi che possono influenzarsi e avere persino dei punti di tangenza, ma restano essenzialmente estranei l’uno all’altro.
Questa volta Alice viene trasferita in un sito segreto dell’Umbrella, che sorge sotto i ghiacci in una  base militare dismessa dell’ex Unione Sovietica. Aiutata dal supercattivo Albert Wesker, il quale ha bisogno di lei per combattere le orde mutanti scatenate dal T-virus, Alice dovrà fuggire dalla base ricongiungendosi con la squadra di soccorso, guidata da Leon Kennedy. Per raggiungere la libertà, dovrà attraversare degli scenari virtuali utilizzati dall’Umbrella per testare il comportamento dei virus: la buona, vecchia Raccoon City, Tokyo e Mosca. Naturalmente quasi in ogni livello dovrà sconfiggere un boss, dal colossale Majini con l’ascia già visto in “Afterlife” (e in Resident Evil 5) a un Licker sotto steroidi soprannominato Uber-Licker. A tenerle compagnia (si fa per dire) ci saranno vecchie conoscenze che faranno la gioia dei fan del videogioco, da Leon alla sensualissima Ada Wong, fino a Jill Valentine, controllata dal famigerato ragno meccanico dell’Umbrella, e alla rediviva Rain Ocampo, contagiata dal virus Las Plagas (da Resident Evil 4). E se vi sembra che questo sovraffollamento di personaggi rischi l’effetto patchwork, non siete lontani dalla verità.
Anche se è ufficialmente accreditato lo stesso regista, il quale se non altro dimostra un certo sprezzo del pericolo, con tali premesse si intuisce che una sceneggiatura degna di questo nome non abbia alcuna ragione di esistere. L’ovvia deduzione è confermata dalla visione del film, in cui ci si limita a una corsa forsennata dal punto A al punto B, cercando di schivare le trappole della Regina Rossa. Purtroppo i dialoghi invece ci sono, e sembrano ambire al grado zero della scrittura.
Paul W.S. Anderson sottopone l’insieme al suo trattamento in slow-motion brevettato e stucchevole (vedi “I tre moschettieri”), immortalando con la consueta adorazione le acrobatiche evoluzioni della sua musa e compagna Milla Jovovich, la quale quando si tratta di far esplodere il cervello a uno zombie non è seconda a nessuno. La sua filmografia è completamente al servizio di Milla, questa volta abbigliata con una tuta super fetish, come lui fosse un Joseph Von Sternberg in sedicesimo e lei la sua Marlene. E Milla non si tira indietro, dando prova di una certa versatilità nel passare da una pistola  a un mitragliatore o sbaragliando zombi motociclisti dell’ex Armata Rossa a bordo di una Rolls Royce, senza sottrarsi neanche nei più letali corpo a corpo. Risulta allora risibile il tentativo di umanizzare il personaggio di Alice, sia con un prologo in cui si ricostruisce la sua vita prima dell’outbreak dell’epidemia che con l’insorgere di un insopprimibile sentimento materno suscitato dall’incontro con la figlia clonata. In questo cinema che, al pari dei cloni di Alice appesi ai nastri trasportatori, riproduce inesorabilmente se stesso, non resta che parlare dell’eccellenza del comparto tecnico, dalle evocative scenografie di Kevin Phipps che riportano ai tempi della Guerra Fredda (notevoli la base russa e la ricostruzione della Piazza Rossa), agli effetti visivi e al character-design delle creature (di Dennis Berardi), estremamente fedeli alla loro controparte videoludica. Malgrado questo, può darsi che “Resident Evil: Retribution” non dispiaccia agli estimatori della saga, in attesa dell’imminente battaglia finale.

Resident Evil: i film precedenti

Voto: 5

Nicola Picchi