Venuto al Mondo

07/11/2012

di Sergio Castellitto
con: Penelope Cruz, Emile Hirsch, Adnan Haskovic, Pietro Castellitto, Saadet Aksoy, Luca De Filippo, Sergio Castellitto, Jane Birkin, Mira Furlan, Branko Djuric

Arriva una telefonata e la vita cambia. In Venuto al mondo, il film tratto dall’omonimo romanzo di Margaret Mazzantini, la storia è raccontata con continui passaggi dall'ieri all'oggi. Ma preparatevi: non sarà una passeggiata e il film è di quelli che rimangono dentro, risvegliano emozioni e suscitano reazioni. Anche i dettagli non sono da trascurare. Lei, Gemma (Penelope Cruz), chiamata da un vecchio amico, Gojco, lascia Roma per Sarajevo insieme al figlio Pietro (Pietro Castellitto): è una occasione importante, dice il marito (Sergio Castellitto) per convincerla a portarlo. A Sarajevo incontra Gojco (Adnan Haskovic), che era stato la sua guida sulle orme di Ivo Andrić, premio Nobel per la letteratura nel 1961, di cui si stava occupando per la tesi.
Sarajevo in quel momento era al centro del mondo, perché ospitava le Olimpiadi invernali. Siamo nel 1984 ed è allora che Gemma conosce un gruppo di artisti amici di Gojco e, tra loro, Diego (Emile Hirsch), un fotografo americano, di cui si innamora. Meglio non aggiungere altro, perché il film chiede di essere scoperto a poco a poco. Raccontando l'intricata storia dei protagonisti il film ci parla di amore, di desiderio di paternità e di maternità. Ma ci fa anche vivere da vicino gli orrori di una guerra, che, come dice un personaggio del film, ci fa vergognare di appartenere alla razza umana. E anche una guerra di cui noi italiani (ma anche europei), pur essendo geograficamente molto vicini, abbiamo capito ben poco. E poco ci siamo indignati e per nulla abbiamo reagito. E Pietro, il figlio, ne è un emblema: si ritrova in una Sarajevo di oggi, che non gli evoca nulla e gli parla solo di ferite, mentre avrebbe voluto andare al mare, come tutti i suoi amici.
I dettagli, dicevamo, qui sono molto importanti. Diego è un fotografo: nei suoi anni la fotocamera è analogica: utilizza pellicole. Basta un semplice gesto, estrarre dal rullino la pellicola ed esporla alla luce, per cancellare le immagini e far sì che quanto ripreso non rimanga immortalato. Non diventi mito. E lui lo farà. Deve invece rimanere il ricordo di una trasfigurazione del dolore: una foto Polaroid ritrae il fiore disegnato intorno a una cicatrice. Un momento molto drammatico trasformato in un segno di speranza in un futuro migliore. Molto vicino a quanto è stato fatto a Sarajevo, dove sono stati dipinti di rosso, ricorda Margaret Mazzantini, i segni lasciati dalle granate.
Si nomina Buster Keaton e non è fuori luogo: il suo umorismo è molto vicino a quello tipico balcanico, che, anche durante l’assedio della città, non è mai mancato. Non appare nemmeno un caso che Gemma si interessi di Ivo Andric: è un poeta che, pur non molto famoso, ha saputo interpretare con molto anticipo i motivi del conflitto che ha dilaniato Sarajevo, la sua città. Ed è una prova di quanto Sarajevo fosse una città culturalmente avanzata, multietnica – e nel film vediamo un ebreo e una musulmana vivere felicemente insieme -, al centro dell’interesse mondiale, quando lì vennero organizzate le Olimpiadi invernali. Pochi anni prima che tutto cambiasse.
Sergio Castellitto racconta di aver voluto realizzare «Un racconto fatto di immagini e parole che non avesse paura di utilizzare il melodramma come strumento di racconto, come bisturi che apre la ferita e lascia spurgare le emozioni. Pace, amore, memoria, amicizia, infinita dolcezza. Ma anche odio, violenza, stupro, guerra, rimozione. Archetipi, insomma. Ho voluto parlare al pubblico, alla sua intelligenza, a questo desiderio di emozione. Attori così diversi, star internazionali, sconosciuti giovani attori bosniaci, si sono incontrati, mischiati, toccati».
Del film è stata girata una versione lunga quasi il doppio (4 ore e mezzo) rispetto a quella attualmente distribuita. E che si spera potrà in futuro essere vista.
Il film vede riunita la famiglia, con Margaret Mazzantini, l’autrice del romanzo, Sergio Castellitto, regista e marito nella vita e nel film e Pietro, il figlio, anche lui nella vita e sullo schermo. Inoltre il fratello di Penelope, Eduardo Cruz, ha curato le musiche originali. Il film segna anche il nuovo incontro tra Castellitto e Penelope Cruz con cui aveva girato Non ti muovere, ugualmente tratto dal romanzo della moglie.

Voto: 8

Valeria Prina