Red Lights

07/11/2012

di Rodrigo Cortes
con: Robert De Niro, Elizabeth Olsen, Cillian Murphy, Sigourney Weaver,Toby Jones

Margareth Matheson è un docente universitario che, con la collaborazione del suo assistente Tom Buckley, si occupa di smascherare le truffe di personaggi che sostengono di avere poteri paranormali. Quando Simon Silver, un famoso sensitivo cieco, ritorna in attività a molti anni dal suo abbandono delle scene, Tom decide che è arrivato il momento di studiare anche le sue attività.

Non è la banalità il peccato più grande di questo nuovo lavoro del regista di Buried. Ci sono moltissimi film con scienziati che hanno come missione nella vita quella di smascherare le truffe dei presunti sensitivi. Evidentemente in America, ancora ai giorni nostri, si dilettano a farlo.
Ma forse quello che salta all’occhio anche del più distratto degli spettatori è una certa indecisione di fondo, come se non si fosse del tutto sicuri di cosa si vuole sostenere. Questo di per sé è un peccato piuttosto serio, e neanche le colte citazioni, da Matheson fino al più plateale Palladino, riescono a incuriosire lo spettatore più di tanto.
Tutto comincia quando due scienziati, molto efficienti, decisamente bravi e un tantino ironici che si dedicano a smascherare attività paranormali, si trovano di fronte un personaggio inquietante. La dottoressa Matheson, una irrigidita Sigourney Weaver, e il suo assistente Tom Buckley, un Cillian Murphy che fa degli occhi la sua arma migliore, tengono corsi all’università e, nel tempo libero, vanno agli spettacoli teatrali per smascherare e mandare in prigione i sensitivi più in vista.
Fin qua niente di nuovo, di recente 1921 - Il Mistero di Rookford (The Awakening) affrontava lo stesso tema persino dalla stessa angolazione.
Ma quando Simon Silver, un Robert De Niro rimasto fermo a Angel Heart, torna sulle scene, trent’anni dopo il clamoroso abbandono a seguito della morte di uno spettatore, Tom insiste per indagare anche su di lui. E da questo punto in poi le scene migliori sono già passate e il film prende una piega indecisa. Si suppone che il tutto sia incentrato sul dubbio se Simon sia o no un vero sensitivo, ma il sistema usato per insinuare tale dubbio è tra i più plateali a disposizione di un regista: effettacci di second’ordine e citazioni pseudo scientifiche.
Si pensava di aver salutato con gli anni ottanta le patetiche scene in cui ciarlatani spiritati levitano sul palco per convincere un pubblico di per sé già abbastanza credulone, dal momento che è in quel teatro a guardare un simile spettacolo.
Ma forse un buon uso del Rasoio di Occam in questo caso avrebbe dato come risultato una sceneggiatura più snella e un film meno traballante.
Sigourney Weaver e Cillian Murphy ce la mettono tutta per convincere lo spettatore a prendere sul serio la storia, e in alcuni momenti la cosa funziona, tra i due c’è un buon affiatamento, ma tutto si fa complicato quando De Niro si trova nella scomoda posizione di dover inquietare lo spettatore, che in passato lo aveva visto interpretare il diavolo in persona, e che fatica non poco a restare centrato sulla presunta pericolosità di un vecchietto cieco, vestito di nero, che gigioneggia come se non avesse mai vinto un Oscar in vita sua.
La regia si trasforma progressivamente in un incrocio tra X-Files e un qualsiasi Shyamalan del secondo periodo, e la tensione costruita a dispetto di tutto viene presto dissipata da pochi effettacci e un paio di illuminazioni dell’ultim’ora.
Ma quello che dà il colpo definitivo alla volontà dello spettatore di regalare la sospensione dell’incredulità più grande dai tempi de L’Esorcista, è il finale: una tale scemenza, ricostruita a posteriori come è ormai tradizione da Il Sesto senso in poi, da lasciare il dubbio che sia stata voluta. Insomma se si decide di provare a suggerire una terza via tra credere o no ai fenomeni paranormali, non è poi detto che questa esista davvero e sia praticabile.

Voto: 5

Anna Maria Pelella