Il Sospetto

22/11/2012

di Thomas Vinterberg
con: Mads Mikkelsen, Thomas Bo Larsen, Annika Wedderkopp, Lasse Fogelstrom, Susse Wold, Anne Louise Hassing, Lars Ranthe, Alexandra Rapaport

Lucas, recentemente divorziato, ha perso il suo posto da insegnante e lavora temporaneamente in un asilo. Ben inserito nella piccola comunità rurale in cui vive, si abbandona a grandi bevute con gli amici, cerca di riallacciare un rapporto con il figlio Marcus e sta iniziando a rifarsi una vita intrecciando una relazione con una collega. Tutto sembra procedere nel migliore dei modi fino al giorno in cui Lucas viene accusato di abusi sessuali dalla piccola Klara, figlia del suo vecchio amico Theo, e la situazione rischia di precipitare.
Miglior film di Thomas Vinterberg dai tempi di “Festen” (1998), dopo la non troppo felice parentesi americana e il recente “Submarino” (2010), “Il sospetto” è una potente disamina, mai consolatoria, della intrinseca fragilità dei legami sociali, nonché della sconvolgente facilità con cui menzogne, sospetti e maldicenze si trasformino con naturalezza in una verità acclarata, lasciando esplodere diffidenza e isteria collettiva. Il pensiero è un virus, sostiene Vinterberg, e niente è più facile che restarne contagiati, soprattutto se questo pensiero si fa veicolo degli aspetti meno nobili dell’essere umano.
Lucas è un uomo apprezzato dalla comunità e benvoluto dai suoi amici, eppure è sufficiente un’accusa infamante come quella di pedofilia, pur non supportata da alcuna prova, per far scattare nei suoi confronti l’ostracismo e l’esclusione dal corpo sociale. Lucas viene licenziato dall’asilo, abbandonato dalla sua ragazza, allontanato dai suoi amici, aggredito in un supermercato, sottoposto a violenti atti di ritorsione, diventa insomma agli occhi dell’opinione pubblica il mostro di cui essa ha bisogno per esorcizzare le sue paure. Lucas è il capro espiatorio, la vittima sacrificale di cui la società necessita per la sua rituale caccia alle streghe, secondo i meccanismi così ben analizzati da René Girard, il quale annota saggiamente che “l’ordine compromesso dal capro espiatorio si ristabilisce proprio grazie a colui che lo ha inizialmente turbato”. I persecutori sono convinti del giusto fondamento della loro violenza, dato che gli adulti presuppongono a priori l’innocenza dei bambini, cullandosi nel mito della purezza infantile che neanche un secolo di psicanalisi è riuscito a scalfire. Eppure in questo caso anche Klara è innocente, perché l’immaginazione è suggestionabile e la bambina racconta solo quello che gli adulti si aspettano di sentire. Ma è solo l’inizio perchè ben presto, secondo tristi dinamiche che spesso trovano riscontro anche nella cronaca, anche gli altri bambini dell’asilo accuseranno Lucas di molestie, in un agghiacciante crescendo di paranoia e ingiustizia. E a poco varrà un’eventuale assoluzione, perché l’ombra del sospetto è ardua da dissipare, e chi è stato marchiato come “mostro” una volta rimarrà mostro per sempre.
Archiviata la spassosa boutade del Dogma 95, Vinterberg confeziona un’opera superba per impeto e chirurgica nitidezza, scegliendo di mettere in ellisse tutto quello che non attiene strettamente ai riti e ai comportamenti della piccola comunità. Ci vengono così risparmiate sequenze canoniche, quali l’interrogatorio alla stazione di polizia, il carcere e gli strascichi processuali, le quali attengono solo tangenzialmente alla tematica del film, che decide di appuntare l’attenzione esclusivamente sul protagonista e sulla progressiva degenerazione dei rapporti sociali innescata dalla sua presunta colpevolezza. E lo fa attraverso alcune scene chiave, quasi insostenibili per la violenza trattenuta che sottendono, quali lo sputo di Marcus a Klara o la magistrale sequenza ambientata in chiesa, alla vigilia di Natale. Malgrado qualche scivolata verso il film a tesi (lo psicologo ritratto andrebbe radiato dall’albo per imperizia) e qualche simbolismo eccessivamente marcato (la caccia al cervo), “Il sospetto” è diretto con acre sottigliezza, basato su una magnifica sceneggiatura, scritta dallo stesso regista con Tobias Lindholm, e con il valore aggiunto di attori eccezionali. Mads Mikkelsen, superlativo come sempre, regge il peso del film sulle sue spalle come Atlante il globo terrestre. Il suo Lucas è un uomo affabile, gentile e disponibile, che si accorgerà di dover riscoprire dentro di sé una certa durezza per sopravvivere, mentre la sua famiglia e i suoi stessi amici gli si rivoltano contro. Un uomo ferito la cui vita è andata in frantumi, annichilito dalla frustrazione e dall’isolamento, e Mikkelsen ne offre un’interpretazione davvero di prima classe, che gli è valsa una meritatissima Palma d’Oro. Eccellenti anche tutti gli altri attori, dalla Klara di Annika Wedderkopp, una bambina confusa che stenta a comprendere ciò che ha innescato, al Marcus di Lasse Fogelstrom, che difende strenuamente suo padre, fino al Theo di Thomas Bo Larsen, lacerato tra il dubbio e l’affetto per Lucas, tutti coinvolti in un’ordalia in cui, alla fine, paradossalmente, sono tutti innocenti.

Voto: 7

Nicola Picchi