Pinocchio

21/02/2013

di Enzo d'Alò
con: Rocco Papaleo, Andy Luotto, Lucio Dalla (voci)

Presentato all'ultima edizione della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, l'opera di Enzo D'Alò è un misto di disegno dalle linee morbide ed essenziali e di una sceneggiatura elementare, talvolta quasi didascalica. Una storia chiaramente indirizzata ai bambini, dai toni ingenui, appartenente a una dimensione culturalmente lontana dai nostri tempi. Ragion per cui, sorge il dubbio che forse, in piena Era Globale, un racconto di questo tipo possa non essere pienamente apprezzato. Il Pinocchio di D'Alò non si riconosce certo nel cinema d'animazione commerciale. Difatti, esso è legato a un mondo tradizionale che è ormai morto e sepolto. Ciononostante, questo non vuol dire che la pellicola sia in qualche modo anacronistica, essa è solo piacevolmente “fuori tempo” e, alla fine, meglio così!

L'autore ha esordito alla regia nel 1996 con il cartone animato La Freccia Azzurra, una vera chicca troppo spesso ignorata, seguito nel 1998 dal più fortunato La gabbianella e il gatto. Anche in queste due pellicole D'Alò si era palesato come un narratore di favole moderne, distanti da tutto quel cinema d'animazione che ha ormai smarrito ogni dolcezza e che si rivolge fin troppo spesso con eccessiva malizia al pubblico dei bambini. Il regista napoletano col suo Pinocchio si mette alla prova con un classico della letteratura italiana e lo reinventa, almeno parzialmente, aiutato dal disegnatore e fumettista Lorenzo Mattotti, che ha realizzato i personaggi e le ambientazioni. D'Alò riprende, dunque, la grande tradizione della favolistica italiana, e lo fa attraverso un'animazione che sposa la tecnologia, cercando tuttavia di mantenere, per quanto possibile, il calore del tratto manuale di un tempo.

Forse la cosa migliore del film è rappresentata dagli splendidi fondali, completamente pittorici, i quali rievocano da una parte i paesaggi della Toscana, mentre dall'altra i contesti urbani ricordano i quadri di Mario Sironi, solo con dei colori decisamente più caldi. A dire il vero, malgrado in questo film l'intento pedagogico del romanzo di Collodi sia stato sostanzialmente rispettato, la narrazione risulta a tratti noiosa. La mancanza di verve caratterizza spesso le opere di D'Alò, le quali risultano intriganti più per l'aspetto grafico, con il mostrare dei mondi così naïf, che per la qualità delle storie in sé.  

Certo, fa sempre piacere la riproposizione di un romanzo che ha dato lustro alla letteratura italiana in tutto il mondo. In effetti, Pinocchio e un'opera fortemente marcata da una sana italianità, cosa assai importante  di questi tempi. Ciò avviene a partire dal linguaggio, dove al posto del francesismo “papà”, viene utilizzato l'italianissimo, e più corretto, “babbo”. In epoca di globalizzazione, trovare un'opera, seppur non eccelsa, capace di riproporre con garbo alcuni aspetti della nostra cultura, è senz'altro una cosa positiva; specialmente perché si tratta di un film per bambini nel quale essi vengono trattati come tali e non,  seguendo il costume odierno, alla stregua di dei piccoli adulti. 

Voto: 6,5

Riccardo Rosati