Gli Amanti Passeggeri

20/03/2013

di Pedro Almodovar
con: Antonio de la Torre, Hugo Silva, Miguel Angel Silvestre, Javier Camara, Carlos Areces, Cecilia Roth, Blanca Suarez, Carmen Machi, Antonio Banderas, Penelope Cruz

Un aereo diretto a Città del Messico con un carrello in avaria è costretto a girare in tondo sulla città di Toledo, in attesa che si trovi una pista libera per un atterraggio d’emergenza. I passeggeri della classe economica vengono provvidenzialmente narcotizzati con gli ansiolitici, mentre quelli della Business vengono messi a parte del problema dal pittoresco terzetto di assistenti di volo, i quali si adoperano per distrarli dalla gravità della situazione.
Dopo l’alquanto incompreso “La pelle che abito” (2011), Almodovar si concede un divertito e nostalgico ritorno alle irriverenti commedie degli esordi. “Gli amanti passeggeri”, in più, ambisce a farsi metafora della crisi economica e politica che stiamo attraversando, sia pure entro i limiti di una struttura oltraggiosamente “camp”. Questo almeno sulla carta, perchè ritrovare la verve satirica e lo scatenato umorismo dei film degli inizi degli anni ’80, debitori del clima di democrazia e libertà che si respirava nella Spagna post-franchista, non è cosa facile e alle volte quest’ultima opera del maestro spagnolo ha il sapore dell’effervescente oggetto di modernariato.
Se la classe media è stata debitamente spedita tra le braccia di Morfeo, onde evitare indesiderate manifestazioni di protesta, non è che la gestione dell’emergenza delegata ai piloti, agli Steward e ai passeggeri della Business Class si riveli particolarmente brillante. Dell’assortito gruppetto fanno parte un attore di soap-opera, stagionato seduttore in fuga dalle sue donne, una dominatrix che gestisce un’agenzia di call-girl per la classe politica, una coppia di coatti in luna di miele, un banchiere in fuga dalla polizia, un misterioso messicano (che legge “2066” di Roberto Bolano!) e una sensitiva che fiuta la morte come un cane da tartufo. Tutti hanno qualcosa da nascondere, tutti dovranno cercare di risolvere i nodi delle loro esistenze rimasti insoluti, e venire a patti con la paura della morte.
Naturalmente Almodovar non si smentisce mai, “la legge del desiderio” è l’unica possibile e la catarsi dionisiaca sempre a portata di mano. Il sesso, etero o omosessuale che sia, e la parola, il potere del logos, sono i mezzi primari per esorcizzare il terrore della propria mortalità, per trovare una via d’uscita sia pure temporanea. E così “Gli amanti passeggeri” sembra “L’aereo più pazzo del mondo” (della premiata ditta Zucker/Abrahams) girato dal John Waters di “A Dirty Shame”, con in più abbondanti dosi di sostanze psicotrope e un gustoso siparietto musicale sulle note di “I’m so excited” delle Pointer Sisters. Il problema è che la struttura episodica dà l’impressione di una sequela di sketch autoconclusivi da potenziale sit-com, che per quanto esilaranti non possiedono la forza necessaria a fornire il film di una spina dorsale. Certo, la levità del tocco di Almodovar è sempre incantevole, anche nelle apparenti digressioni (vedi la parentesi madrilena con Paz Vega e Blanca Suárez) o nelle situazioni più allegramente scabrose, ma si avverte qualche momento di stanca in cui la sceneggiatura sembra girare a vuoto, proprio come l’aereo.
A sottolineare l’intento metaforico, l’ambientazione sul volo 2549 della compagnia Península (altra allusione) è ben poco claustrofobica in quanto dichiaratamente finzionale, a partire dal design e dai colori degli interni e dai costumi anni ‘80. La Spagna, ma il discorso si potrebbe estendere anche all’Italia, vista come un aereo che intraprende un viaggio senza una destinazione precisa, in cui non si sa se e quando si riuscirà a toccare terra. Prima dell’eventuale schianto, sarà meglio allora buttare giù un cocktail di Acqua di Valencia corretto alla mescalina, e abbandonare qualsiasi inibizione. La conseguente celebrazione del potere salvifico della sessualità sarà certamente liberatoria, non solo per i protagonisti ma anche per lo spettatore.
Dialoghi pungenti, l’ammiccante cameo iniziale di Antonio Banderas e Penelope Cruz e un cast ben assortito, da Javier Camara (Joserra) a Carlos Areces (Fajas), da Lola Duenas (Bruna) a Raul Arevalo (Ulloa), fino al ritorno di una vecchia conoscenza come Cecilia Roth, invitano comunque a soprassedere su eventuali mancanze, considerato che Almodovar piazza almeno una sequenza memorabile, quella in cui la macchina da presa perlustra l’aeroporto deserto, il “non luogo” di Augé nonché il simbolo di una truffa finanziaria, mentre l’aereo atterra fuoricampo.
“Gli amanti passeggeri” potrebbe deludere gli aficionados del regista, che magari ricordano “Pepi, Luci, Bom e le altre ragazze del mucchio” o “L’indiscreto fascino del peccato”, ma potrebbe anche conquistargli nuovi estimatori, più giovani e inconsapevoli.

Voto: 6,5

Nicola Picchi

Voto: 6,5

Anonimo