Mi rifaccio vivo

07/05/2013

di Sergio Rubini
con: Emilio Solfrizzi, Neri Marcoré, Lillo Petrolo, Sergio Rubini, Bob Messini, Vanessa Incontrada, Margherita Buy, Valentina Cervi, Gianmarco Tognazzi

Premetto che sono estimatore di Sergio Rubini regista fin dal suo film d'esordio La Stazione. Mi piace molto il suo occhio registico perché è
veramente unico nel nostro cinema d'autore.
E' unico perchè non si ripete mai ed in ogni film si capta nitidamente un'idea forte di cinema e quindi della vita. Tutte le sue opere sono perennemente in bilico fra tragedia e commedia, anche se in ogni film che realizza affronta un genere diverso.
Questa volta usa il registro della commedia strizzando l'occhio al Frank Capra di La vita è meravigliosa ed al nostro Sergio Citti di Mortacci in cui recitò lo stesso Sergio Rubini.
Mi rifaccio vivo è una briosa commedia diretta con levità con qualche guizzo geniale di comicità, per esempio l'arrivo in Paradiso del protagonista che si trova davanti invece di San Pietro  nientedimeno che Carlo Marx!
Anche se col tono della commedia, Sergio Rubini non esita a lanciare forti messaggi etici legati all'attualità della nostra Società; in questo caso dei troppi suicidi e del male di vivere molto diffuso in questi tempi.
Come da mia abitudine, non racconterò per nulla la trama del film poiché un film va visto non letto; dirò soltanto che tutto il cast è in gran forma, da Neri Marcoré a Emilio Solfrizzi, Pasquale Petrolo, allo stesso regista Sergio Rubini a Vanessa Incontrada, Margherita Buy, Valentina Cervi.
La partecipazione di Enzo Iacchetti e di GianMarco Tognazzi ci regala  due camei molto divertenti e gustosi.
Da non perdere.

Voto: 7

Ettore Calvello

<<Se è vero che l’erba del vicino è sempre più verde, è anche vero che questo accade perché noi non viviamo a casa del vicino>>; è così che Sergio Rubini sembra voler riassumere il significato del suo ultimo film “Mi rifaccio vivo”, nelle sale dal 9 maggio 2013.
Per tutta la vita il protagonista, Biagio Bianchetti (Lillo), è stato ossessionato dall’ erba del suo vicino, Ottone Di Valerio (Neri Marcorè). Entrambi imprenditori, Ottone e Biagio hanno, però, vite diversissime: fin da bambino Ottone è un vincente, mentre Biagio accumula una sconfitta dopo l’altra, a cominciare dalle maratone della scuola fino ad arrivare ai numerosi e tragicomici fallimenti come imprenditore. Superato il limite della sopportazione a causa dell’ennesimo insuccesso in una gara che vede Ottavio uscito vincitore, Biagio decide di togliersi la vita. Giunto, quindi, in un Hotel-aldilà in cui Caronte guida il taxi, i morti si presentano in deshabillé sfoggiando un accappatoio ed in cui a smistare le anime nei vari piani è Karl Marx in persona, Biagio rischia di essere spedito al temutissimo piano semi-interrato. A causa di una buona azione compiuta poco prima di morire, però, gli viene fatta una concessione: potrà tornare in vita per una settimana e dimostrare di essere degno di alloggiare per l’eternità ai piani superiori. Deciderà quindi di “reincarnarsi” in Dennis Ruffino (Emilio Solfrizzi), importantissimo uomo d’affari vicino ad Ottone, ed avrà a disposizione 168 ore per scoprire che la vita di quest’ultimo non è poi tanto rosea come si immaginava. Logorato dalla competizione continua con gli altri e con se stesso, esasperato da una moglie isterica e frigida (Margherita Buy) e dal rapporto morboso con la propria psicoterapeuta (Valentina Cervi), Ottone, spogliatosi della fragile maschera di uomo sicuro e spietato, mette a nudo il suo animo meschino e fragile.
<<“Mi rifaccio vivo” è un film di pacificazione-, dice Rubini, che ha contribuito, insieme ad Umberto Marino, alla stesura della sceneggiatura. – Il nemico va disattivato attraverso la conoscenza. È un film che parla di un antagonismo sanato e che, tuttavia, si tiene lontano da ogni forma di moralismo: gli antagonismi logorano e risolverli è, prima che una buona azione nei confronti degli altri, un piacere che facciamo a noi stessi. Per “mi rifaccio vivo” la commedia era l’unico genere possibile: l’antagonismo maschile fa ridere, è una sorta di guerra fra galli per il dominio del pollaio.>>
Il connubio fra la commedia e la riflessione è ben riuscito; ne risulta una leggerezza ben lontana dalla superficialità e che veicola delicatamente un messaggio caro a Rubini: quello del complesso d’inferiorità e del continuo paragone con gli altri. Neri Marcorè riesce a suscitare simpatia anche nel ruolo dell’odioso Ottone; lo affianca un esilarante Solfrizzi (“contenente”, a dispetto della stazza, l’anima del simpaticissimo Lillo), che, però, sembra cedere, talvolta, ad una recitazione dal sapore un po’ troppo televisivo. L’esasperazione interpretativa è una lusinga cui cede anche Margherita Buy che, nei panni della moglie di Ottone, si trova a dover interpretare un personaggio tutt’altro che realistico. <<Se, in genere, la difficoltà dell’attore è quella di rendersi credibile, in questo film ho avuto il problema opposto: dovevo essere tutt’altro che credibile>>, conferma l’attrice. Più misurata, realistica, talvolta quasi algida, si dimostra Vanessa Incontrada nel ruolo della vedova di Bianchetti; ruolo che funge da contrappeso per riequilibrare quel senso di esagerazione e grottesca isteria messo in atto dai personaggi di Valentina Cervi e Margherita Buy.

Voto: 7

Chiara Di Ilio