No - I Giorni dell'Arcobaleno

13/05/2013

di Pablo Lorraěn
con: Gael Garcěa Bernal, Néstor Cantillana, Antonia Zegers, Luis Gnecco

La conclusione di una trilogia e la fine di una dittatura

Cile, 1988. René Saavedra (interpretato da un ottimo Gael Garcia Bernal) è un giovane pubblicitario di successo che vive con il figlio, mentre la moglie (da cui è separato) entra ed esce dal carcere in quanto oppositrice del regime di Pinochet. Dopo le numerose pressioni internazionali il dittatore cileno è costretto ad indire un referendum, per confermare o meno il suo incarico di Presidente per altri 8 anni. Per la prima volta dopo 15 anni anche l'opposizione ha la possibilità di accedere alla televisione per sostenere una campagna televisiva a favore del NO. Ogni sera infatti, per 15 minuti, durante tutto il mese che precede il referendum e a reti unificate, vengono trasmesse le campagne e gli spot per il SI e quelle per il NO.
Pur temendo brogli elettorali e poco affluenza al voto, il fronte del NO si mobilita e affida la campagna a René che decide di puntare tutto su un nuovo tipo di comunicazione: bisogna pensare al futuro, mostrare al popolo cileno che un'altra vita è possibile, che l'allegria è proprio dietro le porte. Niente slogan sugli orrori della dittatura cilena, niente tristezza o dibattiti infiniti, ma soltanto colori (quelli dell'arcobaleno e dei partiti dell'opposizione), jingle e felicità.Il fronte del SI è spiazzato, non c'è niente che possa vincere contro la promessa dell'allegria e così, aldilà di ogni aspettativa e con il 55% dei consensi, il NO vince mettendo fine alla dittatura di Pinochet.
Una vittoria che arriva grazie all'idea geniale di un giovane, ma anche grazie alle coscienze degli uomini e al loro risveglio, dopo quell'indifferenza che aveva portato alla realizzazione del golpe nel 1973. Un risveglio che è però anche quello del protagonista, un uomo tendenzialmente contro il regime, ma comunque  apolitico e ben inserito nell'ambiente in cui vive, affermato a livello lavorativo e attento ai cambiamenti della società che diventa sempre più consumistica. I suoi spot per la campagna televisiva sono diversi dai soliti e spesso innervosiscono gli stessi sostenitori del NO, che vorrebbero mostrare maggiormente gli orrori del regime, ma il suo nuovo linguaggio è proprio quello che fa la differenza. Quando Pinochet e i suoi sostenitori si accorgono che qualcosa sta cambiando, iniziano le minacce, le repressioni e cambiano anche il ritmo del film e la visione di René, più intima e forte. La vittoria del referendum diventa anche per lui una battaglia politica alla quale è necessario prendere parte, per lui stesso, per suo figlio e per il Cile intero.

Dopo Tony Manero e Post Mortem, il regista cileno Pablo Larraìn conclude la sua magnifica trilogia sulla dittatura e lo fa nella maniera più giusta, con un film liberatorio e colorato, che volge uno sguardo al futuro raccontando la fine del regime di Pinochet. 
Larraìn aveva già conquistato pubblico e critica con i suoi precedenti lavori che raccontavano la vita di un uomo disagiato nel pieno del regime (Tony Manero) e la vita del funzionario dell'obitorio in cui arriva il cadavere di Salvador Allende (Post Mortem). Il regime ed il suo inizio con il golpe del 1973 e la sua fine con il referendum popolare, due film grigi e duri da una parte, un altro, quello conclusivo, colorato e colmo di speranza, dall'altra.
Stilisticamente Larraín, ha scelto di raccontare la vicenda utilizzando lo stesso formato dei video di repertorio degli archivi originali, girando quindi in 4:3 e con delle macchine da presa analogiche del 1983. In questo modo il regista ha potuto mantenere un'immagine identica a quella degli anni '80, permettendo allo spettatore una visione lineare senza lo stacco tra filmati d'archivio e girato del film.

Voto: 7

Silvia Preziosi