L'Uomo con i pugni di ferro

14/05/2013

di RZA
con: RZA, Rick Yune, Russell Crowe, Lucy Liu, Dave Bautista, Jamie Chung, Byron Mann, Daniel Wu, Gordon Liu, Kuan Tai Chen, Pam Grier

C’era una volta in Cina, nell’avamposto di Jungle Village, un fabbro di colore (RZA). La sua vita non era facile: amava ed era amato da Lady Silk (Jamie Chung), la prostituta più bella del Pink Blossom, il bordello gestito da Madam Blossom (Lucy Liu); ma per riscattare la sua donna col denaro proveniente dalla vendita delle armi, il fabbro aveva dovuto infrangere il suo voto di non forgiare più strumenti di morte. L’avamposto di Jungle Village era conteso tra vari clan, sempre in lotta tra loro. Un giorno Gold Lion (Kuan Tai Chen), il leader del clan dei Lions, venne tradito ed eliminato dai suoi luogotenenti, capitanati da Silver Lion (Byron Mann), che bramava il potere e l’oro affidato ai Lions dal Governatore. Deciso a vendicare la morte del padre, X-Blade (Rick Yune), armato delle sue temibili lame, abbandonò la sua amata e si incamminò verso il Jungle Village. Non aveva però fatto i conti con Brass Body (Dave Bautista), assoldato da Silver Lion, un uomo dalla straordinaria capacità di trasformare il proprio corpo in metallo pressoché indistruttibile...

Nel suo centesimo anniversario, la Universal Pictures è più che mai sinonimo di spettacolarità: “G.I. Joe - La vendetta” uscito a fine marzo, “Oblivion” l’11 aprile, “Hansel & Gretel - Cacciatori di streghe” il 1 maggio, “Into Darkness - Star Trek” il prossimo 13 giugno… “L’uomo con i pugni di ferro”, mutatis mutandis, si colloca su questo stesso filone. La peculiarità, ovviamente, è quella del film di arti marziali occidentale che si rifà al cinema orientale, in particolare ai B-movie anni ‘70, al kung fu, ai wuxiapian… il rimando a Bruce Lee, in questo senso, è soltanto una goccia nel mare (ma con una citazione nel finale della storia che è a dir poco mastodontica). Felicissima, dunque, la soluzione dei titoli di testa in doppia versione, cinese ed italiana. Se RZA avesse aggiunto, a mo’ di cappello, lo “SHAW SB SCOPE” di “Kill Bill - Volume 1” e l’ “OUR FEATURE PRESENTATION” di “Kill Bill - Volume 1” e “A prova di morte” avrebbe totalizzato l’en plein; ma queste son sottigliezze da intenditori. La violenza messa in scena è, coerentemente con queste premesse, di tipo splatter: riaffiorano alla mente samurai movie come la serie di “Lone Wolf and Cub”, i film di “Zatoichi”, “Lady Snowblood”… Le fontanelle di sangue che sprizzano dai cadaveri vengono da lì, o, per chi ha una memoria cinematografica a più  breve termine, da “Kill Bill”.

Come il trailer lascia facilmente intuire, “L’uomo con i pugni di ferro” fa delle armi il suo punto di forza: numerose, variegate, ingegnose (come in “Hansel & Gretel - Cacciatori di streghe”, che, come si faceva notare poco sopra, è un altro cavallo di battaglia della scuderia Universal Pictures); stuzzicante è la curiosità di scoprire come un’arma apparentemente invincibile verrà neutralizzata da quella dell’avversario successivo. Per i film orientali non è certo una novità l’uso di armi speciali e protesi, ma qui il semplice espediente conquista quasi il centro del palcoscenico: si potrebbe parlare di guerrieri proto-cyborg, soprattutto con quel personaggio che, soltanto alla fine, si rivela essere il protagonista, facendo di necessità virtù. Ciò dimostra, fra l’altro, come certi temi e concetti siano trasversali ai generi: fantascienza, fantasy, western, arti marziali… La pistola non è forse il prolungamento del braccio e della mano del cowboy? Cosa sarebbe Lucky Luke, più rapido della sua stessa ombra, senza la propria pistola? Perfino nei polizieschi d’azione è presente la filosofia dell’ “arma come estensione del proprio corpo”: basti pensare ad “Arma letale”. Brass Body, in questo senso, è da considerarsi a sé: è l’unico personaggio con un autentico superpotere, tutti gli altri si affidano alle “semplici” armi. La sua capacità di trasformare il proprio corpo in una statua di metallo, anche quando dorme, va al di là della mera estensione corporea: in Brass Body il corpo non viene esteso da un’arma, il corpo è l’arma. Da dove trae origine questo superpotere? Non viene spiegato. Dave Bautista (“ex wrestler professionista americano, bodybuilder e attore”, come si apprende dalla cartella stampa della Universal Pictures), che presta il proprio volto e (appunto) il proprio corpo al personaggio, non ha neanche la faccia troppo cattiva: è un bene o un male? È voluto oppure no? Sicuramente l’idea che emerge è quella di un personaggio talmente sicuro di sé da non aver neanche bisogno di mostrare i denti, per il quale sono  i muscoli a parlare al posto della faccia; ma la sua natura intrinsecamente malvagia avrebbe forse meritato una caratterizzazione meno blanda.

La sceneggiatura, pur seguendo piste già battute, si rivela in alcuni punti piacevolmente originale. Non male, ad esempio, l’idea di far emergere il vero protagonista solo alla fine (anche se è presente più di un indizio sulla sua identità, fin dalle prime scene del film): in effetti, all’inizio il personaggio principale sembra essere X-Blade. Ma, in fondo, si può veramente parlare di “protagonista”? A giudizio di chi scrive si tratta di un film corale; tant’è vero che nel finale assistiamo a ben tre duelli contemporaneamente. Bizzarri, stravaganti, esotici i personaggi secondari (uno su tutti: Crazy Hippo), un piccolo valore aggiunto. Per il resto, gli ingredienti sul fuoco sono quelli tipici di storie del genere, analoghi ad esempio a quelli degli spaghetti western: tradimento, vendetta, avidità, amore, lussuria, colpa, perdizione, punizione, tortura, redenzione.

Che il film sia “presentato” da Quentin Tarantino non è una mera trovata commerciale, ma una vera e propria indicazione di poetica, a partire dalla scelta degli attori e dalla caratterizzazione dei relativi personaggi. Lo stesso RZA, come sapranno tutti gli appassionati di “Kill Bill”, è stato il curatore delle musiche originali del “Volume 1”, dieci anni fa; il suo fabbro è il discendente ideale di Hattori Hanzo, che come lui aveva giurato di non forgiare più armi, salvo poi infrangere il voto per aiutare nella propria vendetta chi ha subìto un torto. La Madam Blossom di Lucy Liu non può non evocare il personaggio di O-Ren Ishii: in “Kill Bill” O-Ren era un tutt’uno con la Casa delle Foglie Blu; qui abbiamo invece il Pink Blossom, in cui Madam Blossom fa il suo ingresso scortata dalle sue protette, proprio come O-Ren entrava nella Casa delle Foglie Blu insieme al suo entourage. Gordon Liu (Johnny Mo e Pai Mei in “Kill Bill”) e Pam Grier (Jackie Brown nell’omonimo film tarantiniano del 1997) interpretano due camei che non possono non far suonare un campanello d’allarme nella mente di chi Tarantino lo conosce e lo ama. Si aggiungano poi la violenza splatter e le cascate di sangue già menzionate, cui contribuisce anche il personaggio di Jack Knife, che ci regala un Russell Crowe gaudente, perverso e dissoluto, ben lontano dall'integrità del Gladiatore o di Robin Hood... almeno nella prima parte del film.

Tecnicamente sono rilevabili alcune imperfezioni: gli split screen, i ralenti e le carrellate circolari (Jack Knife che si presenta urlando al Pink Blossom dopo aver massacrato la sua prima vittima) risultano un po’ goffi e inopportuni; gli split screen, in particolare, sono estremamente confusionari e non si giustificano se non  nell’ottica citazionista del cinema orientale di cui si è già detto sopra. Inoltre, ed è forse la cosa più grave, i combattimenti sono troppo rapidi per poter essere apprezzati appieno; stesso problema che mina un altro film della Universal, al momento nelle sale, come “Hansel & Gretel - Cacciatori di streghe”. Azzeccate, invece, le varie inquadrature dei bambini sotto i tavolini, che raccolgono il cibo caduto dalle mense degli adulti e intanto spiano l’azione. Buona anche la colonna sonora, che schiva saggiamente il rischio di proporre un frullato hip-hop troppo tosto, facendosi invece apprezzare anche da chi questo genere non lo frequenta affatto, e che soprattutto risulta funzionale al film, senza finire per prendere il sopravvento; rischio che, trattandosi di un monumento vivente come RZA, era più che paventabile. Sfarzosi i costumi al Pink Blossom (Thomas Chong, “Fearless”). Trattandosi del suo primo film alla regia, RZA se l’è cavata più che bene.

Curiosità: il primo scontro fra X-Blade e Brass Body, ambientato in un vicolo pieno di vasi di terracotta che ovviamente vanno in frantumi e vengono utilizzati a mo’ di armi da lancio, potrebbe essere considerato un omaggio (consapevole o meno) alla saga videoludica di Zelda, omaggio già compiuto dalla violinista-ballerina californiana Lindsey Stirling con il video YouTube “Legend of Zelda: Pot Smasher”.

Voto: 7

Giulio Brillarelli