Slow Food Story

15/05/2013

di Stefano Sardo
con: Documentario

Carlo Petrini, detto Carlìn, è l’inventore di Slow Food e di Terra Madre. Nel 1986, egli fonda l’associazione gastronomica ArciGola, e tre anni dopo lancia Slow Food a Parigi, che nasce come opposizione al dilagante proliferare dei fast food. Senza mai lasciare Bra, la sua amata cittadina piemontese, Petrini ha creato un movimento che oggi esiste in 150 paesi, trasformando il modo di pensare al cibo.
Questa è la storia di un gruppo di amici di provincia, fatta di passioni politiche, ristoranti e di riti contadini riesumati, dove si dimostra come anche delle avventure culturali possano nascere da un approccio divertito alla vita.

Cominciamo col dire che quello diretto da Stefano Sardo si presenta sin dall'inizio come un documentario formalmente abbastanza poco curato. Dunque, da un punto di vista strettamente filmico, il giudizio su questa opera è al disotto della sufficienza. Passiamo oltre, e analizziamone i contenuti, che è poi è quello che ci interessa maggiormente. Purtroppo, anche in questo caso Slow Food Story si rivela assai deludente. Quasi tutto il film viene narrato con un irritante tono scanzonato da Festa dell'Unità, palesando inoltre una visione eccessivamente politicizzata. Figuriamoci poi che il nome Slow Food arriva dopo ben quindici minuti dall'inizio!

Il grande Goffredo Parise, intellettuale dimenticato in questa triste epoca, soleva chiamare l'Italia: “Il Paese della Politica”, stigmatizzando l'eccessiva presenza in ogni ambito della faziosità di partito, tanto da intossicare la vita stessa del popolo italiano. La pellicola di Sardo rientra appieno in questa triste tendenza. Durante la sua visione, sembra di trovarsi in un “incubo gaberiano”, tanto da chiedersi se chi mangia bene sia di sinistra e chi male di destra; insomma, un vera follia. Affermiamo questo alla luce della nostra frequentazione pluridecennale di Slow Food, nella quale la politica non è mai stata presente, come per converso si afferma in questo film.
Temiamo che questa opera possa perfino nuocere all'importante movimento creato da Petrini, giacché in essa si palesa chiaramente una volontà di dichiararsi schierati e moralmente superiori e coscienti sui problemi dell'alimentazione e non solo. Così facendo, si allontanano tutte quelle persone che, seppur vicine ai princìpi di Slow Food, non si sentono parte di quella particolare storia politica.

In definitiva, una occasione totalmente mancata. La narrazione si  incentrata troppo sulla figura di Petrini: il movimento Slow Food, negli anni, è andato ben oltre la pur fondamentale figura del suo fondatore. Sardo mostra una inquietante cecità. Egli forse non comprende che ai soci sparsi per il mondo intero e che condividono le idee universali del Movimento importa poco o nulla se Petrini militava nel PC da giovane. Quello che conta è Slow Food oggi, e lo dimostra il fatto che lo stesso Petrini affermi quanto sia stato fondamentale mettere da parte la militanza, così da creare un movimento culturale per tutti.
Ecco dunque ancora una volta i soliti mali d'Italia, con una parte che si sente migliore dell'altra, accecata da un desiderio di “impossessarsi” di pezzi interi della cultura nazionale, vuoi che sia il cinema o, come in questo caso, la enogastronomia. Se c'è una cosa che porta assieme con estrema facilità gli italiani è il legame col cibo. Proporre degli elementi di divisione anche in questo ambito è non soltanto irresponsabile ma, diciamolo pure, un tantino stupido.
Per coloro che conosco poco Slow Food, possiamo garantire che esso è ben altro da quello che si mostra in questo documentario. Il Movimento non vive affatto di un culto della personalità verso un Líder Máximo. Slow Food dovrebbe essere un vanto per tutti gli italiani, dimostrando quanto la nostra Storia sia capace di sensibilizzare verso tematiche che all'estero non sono pienamente comprese; di quanto alla fine questa povera Italia abbia ancora tanto da dare all'Umanità.

Voto: 5,5

Riccardo Rosati