Mud

18/08/2014

di Jeff Nichols
con: Reese Witherspoon, Matthew McConaughey, Michael Shannon, Sam Shepard, Sarah Paulson, Ray McKinnon, Joe Don Baker, Tye Sheridan, Paul Sparks, Jacob Lofland

Un film che si è guadagnato i favori della stampa internazionale e del pubblico, a Cannes, difficilmente è tra le primissime opere di un artista. Eppure Jeff Nichols ha portato il suo terzo film (dopo “Shotgun stories” e “Take shelter”) alla 65sima edizione di Cannes, dove non gli hanno negato applausi e complimenti.
L'americano classe '78 segna un record in seno al Festival, come primo cineasta capace di passare, nell'arco di un solo anno, dalla sezione “Semaine de la Critique”, nella quale pure ha vinto, con “Take Shelter”, alla competizione tra big per la Palma d'oro. Un risultato che lascia ben sperare e che ha talmente convinto gli italiani da averlo voluto come Presidente di giuria al Festival del Film di Roma 2012.

La storia è ambientata in una piccola cittadina dell'Arkansas e inizia quando due quattordicenni, in una delle loro fughe quotidiane, trovano un uomo rifugiato su un isolotto nel Mississippi. I tre sono tutti interessati alla stessa barca posta su un albero: i ragazzini vogliono farne il loro nascondiglio, mentre Mud, che come rifugio ha già l'isola, vuole farne un mezzo di fuga. L'uomo (Matthew McConaughey) li attira non tanto per la sua fisionomia tutta tatuaggi e muscoli, una camicia portafortuna e un sorriso mancante di un dente; Mud li affascina per le sue idee, perché crede nell'amore come forza motrice, di una potenza tale che lo ha costretto a vendicare la sua fidanzata diventando un assassino. Ellis (Tye Sheridan) ha un disperato bisogno di sentimenti positivi, mentre a casa i genitori si separano. Il suo amico Neckbone (Jacob Lofland) è più misurato, un po' dubbioso ma si lascia convincere da Ellis. In breve, i due sfamano Mud e per giorni lo aiutano a tirar giù la barca, a sfuggire ai cacciatori di taglia e a mettersi in contatto con la sua fidanzata (Reese Whitherspoon), poco importa se il suo racconto zoppica un po' e se la ragazza, in fondo, è un'impenitente egoista. L'onore al primo posto. 

Il film è un vero racconto di formazione, come tanti già letti e metabolizzati. Qualunque cosa “in mezzo al Mississippi” non può che ricordare Huckleberry Finn e lo stesso regista non fa mistero della forte influenza di Mark Twain sul suo lavoro.
Certo, di racconti sul passaggio dall'età dell'innocenza all'età adulta ce n'è una caterva, tra romanzi, fumetti, giochi, telefilm.
Quello di Nichols mantiene la sensibilità e il tatto utilizzati in “Take Shelter”, per immergere lo spettatore nell'universo dolce e misterioso di personaggi dalle emozioni ben definite. Gli stati d'animo sono espressi a tutto tondo da un cast che regge la prova; soprattutto il giovane Tye Sheridan (in “The tree of life” figlio minore di Mr.O'Brien-Brad Pitt), con uno sguardo tenero e una determinazione che commuovono.
In questo sicuramente il film è notevole: gli eroi hanno una spinta chiara, Mud ha i suoi ideali, Ellis la visione manichea della vita (già a 14 anni!). Se a molti, quindi, l'uomo senza dente risulta un assassino folle circuito da una bionda ninfomane, per Ellis è un cavaliere che si è battuto per difendere l'onore della sua dama. Questione di punti di vista, tipici degli adulti. A questi adulti è piaciuta anche l'ambientazione fangosa, come sottolineato dal titolo, fotografata molto bene da Adam Stones. Il fango riporta anche alla mancanza di limpidezza tipica del Mississippi, che può nascondere perle preziose o serpenti velenosi. In un “mud esistenziale”, Ellis cerca di guardare nel cuore degli adulti per capirne le motivazioni e inizia a riconoscere i pericoli e gli inganni della vita.
Nonostante questa crescita dell'eroe, il film è negativo, perché gli inganni e i pericoli deriverebbero proprio dall'amore, che tradisce, non ripaga e può indurre a macchiarsi di atroci delitti in suo nome.

Considerando che Nichols scrive, oltre a dirigere, i suoi film, viene da pensare se il rapporto con qualche figura femminile della sua vita scricchioli, o sia già naufragato, perché nessuna tra le protagoniste della pellicola veicola un messaggio positivo. Piuttosto, una punta di misoginia (di troppo) rattrista la visione ad un pubblico femminile già provato dall'utilizzo di Matthew McConaughey: il macho del Sud ha confezionato un'interpretazione misurata e forse troppo legata a quella camicia-scaccia-serpenti richiesta dalla sceneggiatura di Nichols.
Il montaggio delicato rende l'opera quasi onirica. Come il ricordo dei bicipiti di McConaughey.

Voto: 7

Maria Vittoria Solomita