Into Darkness Star Trek

10/06/2013

di J. J. Abrams
con: John Cho, Benedict Cumberbatch, Alice Eve, Bruce Greenwood, Simon Pegg

La storia inizia con il ritorno della astronave Enterprise sulla Terra al termine di una missione sul pianeta Nibiru. A causa del suo carattere incurante delle regole, il giovanissimo Capitano Kirk ha provocato un'incidente galattico e viene perciò sospeso dalle sue funzioni. A seguito di un attentato terroristico, l'intera Flotta Stellare si trova vulnerabile come non mai e Kirk viene subito reintegrato nel suo grado di capitano, per iniziare una caccia agli attentatori. Si scopre ben presto che a combinare tutto questo disastro è stato un solo uomo, ma non certo uno qualsiasi, difatti stiamo parlando di Khan Noonien Singh.

Cominciamo col dire che quella di Abrams, e non ne avevamo alcun dubbio, è una opera formalmente pregevole, con una elevatissima qualità del 3D. Detto questo – come per la pellicola del 2009 e diretta sempre dalla abile mano del regista americano – trattasi di una storia filologicamente quasi inaccettabile, e non lo diciamo solo come appassionati della mitica saga creata negli anni '60 da Gene Roddenberry, ma soprattutto in qualità di suoi studiosi. Certo, non è questa la sede adatta per portare avanti un dibattito accademico in chiave fantascientifica. Se però alla anteprima romana, in una sala gremita di cosiddetti trekkie, i quali oggi preferiscono farsi chiamare col più serioso termine trekker, il film non è riuscito strappare quasi nemmeno un applauso, beh, è tutto dire. Questa nuova ottica con la quale viene affrontato il mondo di Star Trek tradisce in buona sostanza l'anima stessa della saga. Il positivismo che sottende al capolavoro ideato da Roddenberry appartiene a un ben preciso filone della fantascienza letteraria e cinematografica, nel quale si afferma il primato della tecnologia e dove spesso la società è guidata da una oligarchia di scienziati, assurta al potere come quasi un fattore di catarsi per i numerosi mali della Umanità. Il riproporre come antagonista il “potenziato” Khan avrebbe perciò dovuto spingere gli autori a trattare in modo approfondito il tema scientifico e parlare delle cosiddette “Guerre Eugenetiche”, che nell'universo trekkiano sono state combattute sulla Terra verso la fine del XX secolo, contro il dominio di quei super-uomini geneticamente perfetti, dei quali Khan è un esponente di spicco. Tale catastrofe ha spinto gli umani a crearsi quel mondo “perfetto”, rappresentato dalla Federazione e che poi tanto meraviglioso e pulito proprio non è: basta pensare alle vicende drammatiche che riguardano i ribelli Maquis.
Nel film di Abrams assistiamo, come per la pellicola precedente, ancora una volta alla totale perdita della riflessività tipica della saga, in favore dell'azione. Per non parlare poi dell'irritante versione del capitano Kirk alla “James Dean”, tutto donne e dal bicchiere facile. Troviamo anche abbastanza inadeguato, e in fondo pure banale, il chiarissimo riferimento alla fobia terrorista americana legata all'11 settembre. Alla fine, si salvano solo i simpatici e in buona parte filologicamente azzeccati “quadretti” tra Kirk e Spock e il fatto che per la prima volta in Star Trek si mostri così tanto della Terra, la quale è tuttavia rappresentata in modo anonimo, con tanti grattacieli e velivoli che svolazzano qua e là.

Se si fosse trattato di un film di fantascienza qualsiasi, avremmo certamente lodato la sua buona qualità formale e l'assoluta aderenza ai tristi gusti contemporanei: effetti speciali sofisticati, un po' di sesso e tanta azione. Indagare sul senso ultimo della scienza e su aspetti sociali e politici, una buona costruzione della trama e un sano sense of wonder? Figuriamoci, sono cose troppo belle e complesse per un mondo laido come quello di oggi. Purtroppo per Abrams, la sua pellicola fa parte di una saga che ha fatto la storia del cinema e della fantascienza tutta. Dunque non possiamo che augurarci una sola cosa, ovvero che questa sia l'ultima volta che egli voglia cimentarsi con quello che per noi e milioni di persone sparse per il Globo rappresenta un mito che va ben oltre il cinema.

Voto: 6

Riccardo Rosati