Killer in viaggio

19/06/2013

di Ben Wheatley
con: Alice Lowe, Steve Oram, Eileen Davis, Roger Michael, Tony Way, Monica Dolan, Jonathan Aris

Tina, una trentenne che abita con una madre possessiva, parte con il neofidanzato Chris per una vacanza nel Nord dell’Inghilterra. Un viaggio che, tra un’escursione in campagna e una visita al Crich Tramway Museum, si rivelerà qualcosa di più dell’”odissea erotica” vagheggiata dall’uomo.
I personaggi di Chris e Tina furono sviluppati dagli attori Alice Lowe e Steve Oram, prima sul palcoscenico e poi nell’episodio pilota di una serie televisiva, che non fu mai realizzata perché giudicata troppo deprimente. Adesso arrivano sul grande schermo con la benedizione di Edgar Wright, qui produttore esecutivo, per la regia di Ben Wheatley, il quale seguita a rivelarsi uno dei registi più interessanti tra le nuove leve del cinema britannico. Dopo “Down Terrace” (2009), dramma familiare con toni da commedia “pitch-black” ambientato tra i gangster di mezza tacca di Brighton, e il disturbante e brutale “Kill List” (2011), film inclassificabile che raccoglie suggestioni dal classico “The Wicker Man” di Robin Hardy, questa volta si presenta con una black comedy dai toni tipicamente anglosassoni, che non rifugge da realistici effetti “gore”. Un po’ come se il primo Mike Leigh, quello di “Dolce è la vita” e “Naked”, fosse andato a scuola da Tom Savini.
“Lo ammazzai perché mi doleva la testa, e lui mi veniva a parlare senza fermarsi un attimo”. Questa frase, tratta dai “Delitti esemplari” del surrealista Max Aub, rende efficacemente l’idea della logica alla base degli omicidi compiuti da Tina e Chris. I due sono infatti un coacervo di frustrazioni ambulanti, la cui rabbia repressa troverà una valvola di sfogo nell’omicidio, più o meno casuale. Chris nutre velleità di scrittore, ma naturalmente non ha mai scritto una riga. Orgoglioso della propria agghiacciante roulotte “Abbey Oxford”, Chris uccide chi turba il suo senso dell’ordine, i maleducati o gli spocchiosi esponenti dell’alta borghesia, colpevoli di essere lettori del “Daily Mail”. Nei suoi omicidi c’è, insomma, un senso di rivalsa democratica da “”working class hero”. Tina, perseguitata dall’anziana genitrice per aver involontariamente provocato la dipartita dell’amato cane Poppy, colpisce invece in maniera indiscriminata, sull’onda delle pulsioni emotive, e nell’equilibrio della coppia rappresenta il caos. Ma Tina e Chris possono anche essere considerati la reincarnazione moderna di Judy e Punch, le marionette dell’omonimo settimanale satirico ottocentesco, e il loro è anche uno sguardo feroce sulla contemporaneità. La loro “odissea erotica” e omicida attraverso lo Yorkshire e i Lake District, cari a Wordsworth e Coleridge e qui inquadrati dal direttore della fotografia Laurie Rose come luoghi di supremo squallore, è anche un’ilare disamina dell’imperante cattivo gusto. Dalla miserrima casa a schiera in cui Tina abita con la madre, disseminata da foto e ritratti del cane defunto, agli affliggenti campeggi nella campagna inglese, dove giovani idioti sacrificano galline in improbabili riti sciamanici, fino ai mestissimi musei spacciati per attrazioni imperdibili (il Pencil Museum!), il panorama dipinto da Ben Wheatley strappa risate a denti stretti. L’amaro sarcasmo non risparmia neanche i protagonisti, che si illudono di essere superiori a quello che li circonda e di avere un rapporto di coppia privilegiato, pari a quello esistente tra uno scrittore e la sua musa. Cosa che non gli impedisce di sfoggiare pelouche da tenere sul cruscotto, o di indossare ridicoli completi di biancheria intima fatti all’uncinetto.
Le martellate di “Kill List” perdono la loro pesantezza, e l’omicidio diventa anche “ecologico”. Quest’ultimo lavoro di Ben Wheatley, sostanzialmente “I killers della luna di miele” (1970) di Leonard Kastle in versione Monty Phyton, è denso di sequenze esilaranti, per prima quella della dipartita del cane Poppy, e di dialoghi fulminanti e pungenti, scritti dagli stessi Alice Lowe e Steve Oram. I due attori/sceneggiatori sono eccellenti nel ruolo dei protagonisti, così come Eileen Davis, attrice abituale di Mike Leigh, che interpreta la mamma di Tina con vibrante cattiveria; menzione d’onore anche per Smurf e Ged (Banjo e Poppy), versante canino del cast.  Notevolissimi anche il lavoro sugli attori, dato che notoriamente Wheatley si affida molto all’improvvisazione, e la colonna sonora, che oltre a “Tainted Love” resuscita con cognizione di causa niente di meno che “Season of the Witch” di Donovan. Quest’anno Ben Wheatley, che ha partecipato con “U for Unearthed” (la soggettiva di un vampiro) al collettaneo “The ABC’s of Death”, sta lavorando al  suo nuovo progetto “A Field in England”, ambientato durante la Guerra Civile del’600, che sarà, a suo dire, “un film alla Roger Corman”.

Voto: 6,5

Nicola Picchi