Open Grave

07/08/2013

di Gonzalo López-Gallego
con: Sharlto Copley, Erin Richards, Thomas Kretschmann, Josie Ho, Joseph Morgan

Jonah, insanguinato e mal ridotto, riprende conoscenza in una fossa piena di cadaveri. Quando riesce a uscirne, trova una baita e cinque sconosciuti al suo interno che, come lui, non hanno la minima idea di chi e dove siano, né di cosa sia accaduto all’ambiente desolato che li circonda. Nella urgente necessità di trovare delle risposte, il gruppetto inizia a farsi prendere dal panico, rivoltandosi gli uni contro gli altri. Quando incontrano un’orrenda megera che sembra un cadavere, incatenata in un capanno abbandonato, circondata solo dai propri escrementi, appare evidente come quella foresta nasconda dei terribili segreti.

Girato interamente in Ungheria, l'opera del regista spagnolo di genere  López-Gallego sin dal primo impatto non stupisce certo per la sua originalità: la fotografia è infatti quella tipica degli horror occidentali degli ultimi dieci e passa anni, con quella preponderanza di grigi che trasmette un forte senso di morte, ma che “appiattisce” anche il film, rendendo le inquadrature praticamente tutte uguali.
L'intreccio è di base abbastanza simile a quello di quel piccolo gioiello che è Cube (1997) di Vincenzo Natali, con i protagonisti che devono ricostruire la propria storia, immersi in un ambiente ostile e che li decima uno a uno. Il tema poi della contaminazione globale che rende gli esseri umani delle bestie feroci è stato usato talmente spesso ormai, da essere quasi irritante.
Open Grave presenta in definitiva le caratteristiche tipiche di un B-movie: unità di luogo per risparmiare sulle location, pochi personaggi, così da economizzare sulle spesse per gli attori, i quali tuttavia ci offrono una discreta recitazione. Nonostante varie approssimazioni e risoluzioni frettolose degli enigmi al centro della storia, riteniamo più che lodevole il lavoro fatto in fase di sceneggiatura, segnatamente nel creare una psicologia complessa nei vari personaggi.

A dire il vero, più che un horror, il film in questione è da considerarsi un thriller, con solo alcuni momenti in cui la paura prende il sopravvento. Con pochi mezzi e senza star internazionali, López-Gallego è riuscito lo stesso a girare una pellicola di tutto rispetto, benché tratti un tema, come abbiamo detto poc'anzi, ormai trito e ritrito. Il regista spagnolo ha dimostrato una abilità che fa ben sperare per il futuro, poiché è stato in grado di confezionare un buon prodotto anche con una storia che non spicca da nessun punto di vista. Difatti, trattasi dell'ennesimo film horror di cui ci si dimentica a distanza di mezza giornata dalla visione. Ciononostante, López-Gallego ha girato una pellicola che non annoia mai e che riesce a tenere desta la curiosità nello spettatore dall'inizio alla fine. La regia è perciò l'unica cosa che ci sentiamo di salvare di Open Grave, a conferma di come la scuola dell'horror iberico contemporaneo, che non ci ha regalato sinora un grandissimo autore, né un film che possiamo affermare con assoluta certezza abbia fatto la storia della Settima Arte, sia capace di proporre con continuità dei registi che sono più che dei semplici mestieranti.

Voto: 6,5

Riccardo Rosati