A Royal Affair

27/08/2013

di Nikolaj Arcel
con: Mads Mikkelsen, Mikkel Følsgaard, Alicia Vikander, Trine Dyrholm, David Dencik, Thomas Gabrielsson, Cyron Melville, Bent Mejding

“A Royal Affair” del danese Nikolaj Arcel si svincola celermente dalle artificiose dinamiche del melodramma in costume, per mettere in scena, con l’accattivante pretesto di dipingere un eterogeneo triangolo affettivo e sentimentale, uno scontro di ideologie: quello tra gli ideali dell’ Illuminismo, che si affermarono in Europa nella seconda metà del XVIII secolo, e le lugubri forze della reazione. Tratto da un romanzo di Bodil Steensen-Leth, basato su eventi che ebbero luogo tra il 1766 e il 1772, ben prima della Rivoluzione francese, il film ricostruisce il periodo storico durante il quale Johann Friedrich Struensee, un medico tedesco figlio di un pastore protestante, assunse di fatto il ruolo di reggente del regno di Danimarca, con l’avallo del re Cristiano VII. Un lasso di tempo di 16 mesi, in cui Struensee promulgò una serie di leggi all’epoca considerate sovversive, quali l’abolizione della censura, della tortura e del commercio degli schiavi nelle colonie, l’accesso libero all’università, la costruzione di orfanotrofi e l’imposizione di tasse fondiarie alla classe nobiliare.
Ispirato dalle idee rivoluzionarie di Rousseau, Diderot, D’Holbach e Montesquieu, Struensee rimase però vittima del proprio idealistico zelo riformatore, destino comune a tutti i precursori. Il suo materialismo e il suo ateismo gli attirarono l’odio della Chiesa, le incessanti riforme gli guadagnarono l’avversione dei nobili, il fatto di essere uno straniero e la chiaccherata relazione adulterina con la Regina gli procurarono il disprezzo del popolo e gli strali astiosi dei libellisti. La matrigna di Cristiano, Juliana Maria, con l’appoggio della Chiesa, dell’esercito e della nobiltà, lo rovesciò con un colpo di stato e lo fece decapitare e squartare sulla pubblica piazza. L’”Affair”, come si vede, è dunque più politico che sentimentale, anche nei momenti in cui le due cose si intrecciano più strettamente.
La vicenda è narrata in flashback dalla regina Caroline Matilda, di cui il film assume il punto di vista. Figlia del principe di Galles, Caroline fu costretta a sposare il cugino Cristiano attraverso un matrimonio combinato. Il Re danese era però debole di mente, soggetto a improvvisi scatti d’ira  e manipolato dal Consiglio dei Ministri, che lo considerava al massimo un utile idiota; inoltre detestava Caroline, cui preferiva la compagnia dei suoi cani e delle prostitute dei bordelli di Copenhagen. Dei nobili esiliati proposero Johann Struensee come medico di Corte, e il dottore, anonimo pamphlettista, libertino e “libero pensatore”, si guadagnò subito la simpatia e l’affetto del Re, di cui divenne il medico personale. In seguito Strensuee, che condivise con la Regina la fede negli ideali dell’Illuminismo, divenne il suo amante all’insaputa di Cristiano, il quale ebbe tanta fiducia in lui da sciogliere il Consiglio e conferirgli pieni poteri nella gestione degli affari di stato.
Nikolaj Arcel sostiene questa complessa intelaiatura sulle spalle dei suoi tre protagonisti, tre “outsider” estranei al proprio tempo e destinati a soccombere come tutti gli outsider, ma non prima di aver squarciato le tenebre dell’ignoranza e dell’asservimento con una fulgida vampata, che in questo caso corrispose con quella dell’”Ấge des lumières”. Struensee fu un visionario in anticipo sui tempi, un utopista lacerato tra l’affetto sincero che provava per Cristiano, l’amore per Caroline e l’imperativo di riformare una società oscurantista; Cristiano fu un re che si ribellò al proprio ruolo trovando rifugio nella malattia mentale, completamente soggiogato da Struensee, nei cui confronti ebbe un atteggiamento ambivalente; Caroline trovò nel medico un antidoto all’infelicità che il matrimonio le aveva procurato, ma fu costretta ad allontanarsi da lui quando scoprì di aspettare un figlio. Tre irregolari che furono una bomba a orologeria nel cuore della rigida monarchia danese. La determinazione suicida di Struensee, la follia di Cristiano, la sfida alle convenzioni lanciata da Caroline, che non si preoccupò di tenere segreta la sua relazione e destò scandalo indossando abiti maschili, costituirono una provocazione che non potè essere ignorata.
Grazie al distanziamento emotivo perseguito tenacemente dal regista, come si è detto, l’intreccio tra i tumultuosi accadimenti storici e i turbamenti del cuore e dello spirito, risulta fluido e conseguenziale. L’abbassamento della temperatura emozionale è ottenuto potenziando la distanza dagli eventi rappresentati, sia attraverso il naturale distacco temporale, che mediante il meccanismo del flashback, attraverso il quale si ricompone la memoria di una Caroline in esilio.
Inarrivabile come sempre l’interpretazione di Mads Mikkelsen, uno Struensee impositivo ma roso dai dubbi, e prova straordinaria di Mikkel Følsgaard, premiato alla Berlinale 2012 come Miglior Attore, nel ruolo del tormentato Cristiano VII; più opaca, invece, Alicia Vikander nella parte di Caroline. Prodotto da Zentropa e candidato sia agli Oscar 2012 che ai Golden Globe, “A Royal Affair” può vantare al suo attivo anche la luminosa fotografia di Rasmus Videbaek, il quale si è ispirato alla pittura settecentesca prima dell’alluvione Romantica, in particolare a Thomas Gainsborough. Ci rammenta inoltre nella chiusa finale che, pure se Struensee muore per troppa coerenza, il popolo è sempre pronto ad additare come capro espiatorio il bersaglio designato dal potere.

Voto: 7

Nicola Picchi