Moebius

06/09/2013

di Kim Ki-duk
con: Cho Jae-hyun, Seo Youngju, Lee Eun-woo

Una famiglia vede la propria distruzione a partire dalla violenta reazione della madre ai tradimenti del padre. Ma alla fine sarà il figlio a pagare il prezzo più alto.

Una famiglia di tre persone. Un padre infedele, una madre disperata e un figlio schiacciato dal peso dei conflitti. Una famiglia come tante che di colpo, però, apre le danze alla follia. Il nucleo familiare è completamente chiuso e implode a discapito di qualsiasi volontà di uscire dal dramma creato dall’egoismo di due genitori tesi a far pagare all’altro il conto dei propri peccati.
Il silenzio regna sovrano, non una sola parola viene spesa all’interno della rappresentazione di un dilemma antico, nessuna sottolineatura musicale, solo i suoni quotidiani amplificati dal vuoto rimbombo di una tragedia che incombe.

Abbandonata la cifra stilistica e con essa l’inutile zavorra del linguaggio parlato, Kim esplora qui i limiti del dramma familiare proprio al confine con la commedia nera.
Moebius è un intricato puzzle che si compone in parti diseguali di reazioni esagerate e di edipici seni materni.
Se con Amen il gioco era costituito da un voyeristico sbirciare con Moebius il tutto è estremizzato dalla cruda rappresentazione degli estremi che si raggiungono là dove si abbandona ogni possibilità di dialogo. Moebius è il ritorno al primordiale, un cammino a ritroso nell’evoluzione dei rapporti umani, con solo un giovane a pagare per tutto il non detto che affolla la scena.
Ed è così che la parola viene rimpiazzata dal passaggio all’azione e al rapporto sessuale si sostituisce la penetrazione con le lame e lo sfregamento delle parti sensibili del corpo. Ma attenzione, non è nella cruda rivelazione di dettagli anatomici o di sgradevoli modalità di soddisfazione sessuale che è da ricercarsi il messaggio del film, Kim ci tiene a far presente che i rapporti umani sono ormai alla fine e che le situazioni quotidiane possono solo fare da paravento all’orrore che ciascuno custodisce nel proprio cuore e tra le proprie mura domestiche.
L’umorismo nero che contorna la scena serve ad esaltare il portato di una rappresentazione scevra da compromessi, e nel complesso il tutto ne risulta incredibilmente alleggerito. Se si può mostrare senza paura un’evirazione, uno stupro o un incesto è solo perché a ciascuno di questi terribili momenti succede da vicino una situazione paradossale.
I tre personaggi senza nome, che attraversano la tragedia senza mai fermarsi a pensare per un momento alle conseguenze delle proprie azioni, non sono che lo specchio di una società che vive la competizione e il gioco al rialzo come unica propria modalità di espressione.
Kim usa ogni mezzo a disposizione per richiamare l’attenzione dello spettatore sul vuoto interiore generato dall’inseguimento del piacere a tutti i costi, ed è solo di quello che alla fine ci parla: del sesso come unica modalità di relazione tra le persone, sia esso un sesso consensuale o violento, possibile o impossibile da realizzare, è comunque il solo modo che i personaggi hanno per entrare in contatto con l’altro.

Kim firma con questo il suo film più didascalico, in cui l’ottima prova di tutto il cast è più che mai indispensabile alla riuscita di un’opera basata quasi esclusivamente sulle espressioni facciali, pertanto una menzione speciale va al sempre efficace Cho Jae-hyun, con Kim già in Bad Guy, che conserva lo sguardo obliquo che rese indimenticabile, allora come adesso, un personaggio affetto da problemi sessuali.

La rappresentazione minimale, le scene prevalentemente in interni, l’uso del digitale e l’assenza del linguaggio parlato compongono questo semplice affresco della visione più pessimistica di un Kim ormai maturo, mutato dagli eventi passati al punto da superare ogni precedente estetica della rappresentazione tout court e sostituirla con una cruda realistica visione di un mondo in cui i rapporti umani sono solo pura sopraffazione e ricerca ossessiva del proprio piacere personale. Solo questo e nulla più.

Voto: 7,5

Anna Maria Pelella

Moebius  è stato presentato fuori concorso alla 70° Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia; il visionario e geniale Kim Ki-duk torna al Lido un anno dopo  aver preso il Leone D'oro per lo stupendo Pietà, opera realizzata dopo un lunghissimo periodo di silenzio.
Il nuovo film del regista sud coreano è un autentico pugno nello stomaco da mozzare il fiato e dopo la visione si fa molta fatica a tornare alla realtà; un'opera feroce senza via di scampo con scene d'estrema violenza inconsulta intrisa di follia mescolate a sequenze di sesso esplicito ahimè abbastanza risibili per credibilità...Probabilmente il difetto di questo film risiede nella scarsa credibilità nelle sequenze di sesso tendenti al sadomasochismo, ma si sa che nel cinema di Ki-duk la violenza come il sesso diventano metafora della sua visione del mondo.
Storia tragicamente incestuosa dai contorni scespiriani all'interno di una famiglia composta da padre, madre e figlio. La madre impazzita di gelosia per i continui tradimenti del marito in un raptus di follia selvaggia infligge una pena abominevole al loro figlio, un atto orrendo ed assurdo che dà inizio ad una spirale di violenza, rancori e rapporti incestuosi destinati alla tragedia finale ineluttabile e fatale...
Quasi certamente chi sta leggendo queste righe si starà chiedendo il motivo per cui bisogna andare a vedere questo film...
La risposta nasce spontanea, anche se è un'opera altamente disturbante fisicamente e psichicamente, si tratta di un momento di grandissimo cinema con inquadrature geometricamente perfette, onirico nel quale i colori rosso e bianco predominano, per tutto il film non ci sono dialoghi né musica ma il ritmo è sempre incalzante ed implacabile, insomma il grande regista sud-coreano come  suo solito ci ha donato una grandissima lezione di cinema anche se feroce ed intrisa di sangue. Senza dubbio uno dei titoli più interessanti di Venezia 70, un film che resterà...
Ottimi i tre attori protagonisti, Jae-hyun, Seo Youngju, Lee Eunwoo.
Da vedere.

Voto: 8

Ettore Calvello