Capitan Harlock 3D

11/01/2014

di Shinji Aramaki
con: Animazione

Dopo un tentativo fallito di colonizzazione del cosmo, sfociato in una guerra per ritornare sul pianeta natale (The Homecoming War), la Terra è diventata un simbolo da preservare intatto, ed è stata dichiarata tabù dalla Coalizione di Gaia, che governa la galassia. Inutile dire che Capitan Harlock è una spina nel fianco della Coalizione, dato che non solo distrugge le sue navi spaziali, ma progetta di sciogliere i Nodi del Tempo, un atto che farebbe collassare l’universo riportandolo al punto di partenza, concedendo una nuova possibilità alla vita sulla terra. L’Ammiraglio Ezra, a capo della flotta di Gaia, invia suo fratello Logan sull’Arcadia, con il compito di guadagnarsi la fiducia di Harlock e di tenerlo informato delle sue mosse. Ma il pirata immortale è al corrente della vera identità del ragazzo, che presto si troverà di fronte ad una scelta.
Tratto dall’omonimo manga di Leiji Matsumoto, poi trasformato in una serie animata di 42 episodi nel 1978, “Capitan Harlock” ambisce a essere un “reboot” dell’amatissimo personaggio del pirata spaziale, il quale si batte per la libertà solcando gli spazi interstellari a bordo della sua astronave Arcadia. In passato abbiamo assistito alla sua sporadica apparizione anche in “Galaxy Express 999”, sempre di Matsumoto, e al suo ritorno da protagonista nella seconda serie di 22 episodi “L’Arcadia della mia giovinezza: rotta infinita SSX” (1982-83), nel quasi omonimo film del 1982 di Tomoharu Katsumata, nonché nella miniserie  “Harlock Saga: Ring of the Nibelung” (2000) di Nobuo Takagi. Dato che la “continuity” nell’universo di Matsumoto ha sempre avuto un’importanza molto relativa, i fan non si lasceranno certo turbare da questa nuova installazione, che sostituisce alcuni personaggi con altri sostanzialmente analoghi: così Yattaran diventa Yulian, Yuki diventa Kei, Tadashi diventa Logan, e via discorrendo.
Questa volta Harlock non affronta Rafflesia e l’invasione di amazzoni vegetali dal pianeta Mazone, visto che l’aggiornamento riflette ansie ecologiste e ambientali assai più consone al mondo contemporaneo. Considerato inoltre che in Giappone sono innumerevoli i live-action tratti dai manga, e basti ricordare i recenti e riuscitissimi “For Love’s Sake” e “The Mole Song: Undercover Agent Reiji” di Miike, i due “Gantz” di Shinsuke Sato e “Rurouni Kenshin” di Ōtomo Keishi, il ricorso all’animazione in CGI dimostra invece la volontà di sfidare sul loro stesso terreno le grandi produzioni hollywoodiane. La Toei Animation non ha badato a spese e, con un budget di 30 milioni di dollari, ha reclutato i migliori esperti di computer grafica disponibili sulla piazza per offrire allo spettatore la ricostruzione più immersiva possibile nel mondo di Capitan Harlock. E da questo punto di vista, il film funziona benissimo visivamente finchè rispetta il design delle ambientazioni originali, quella commistione di XIX secolo e futuribile così frequente nell’immaginario nipponico, e la linea grafica di Matsumoto nel “character design” dei personaggi. Convince meno quando punta al fotorealismo nella restituzione dei personaggi “umani” (a parte Yulian), facendo rimpiangere l’embrionale “Final Fantasy: The Spirits Within” (2001) oppure, come film d’animazione in stile manga “tout court”, “Final Fantasy VII: Advent Children” (2005). La scelta appare esteticamente incomprensibile oltre che nociva, dato che l’abisso stilistico che separa queste due componenti, l’astrazione grafica del manga e il fotorealismo, è tale da danneggiare seriamente la resa dell’insieme.
Ciò non toglie che, malgrado il gran discorrere di “Dark Matter”, lasciato in inglese perché sarà sembrato più glamour agli adattatori dei dialoghi, e di “In-skip” (il buon, vecchio salto nell’iperspazio di “Guerre Stellari”), il regista Shinji Aramaki, che a suo tempo aveva già trasposto il manga “Appleseed” in due “anime”, abbia il suo bel da fare, tra incursioni su perigliosi pianeti alieni e battaglie spaziali. Manovrata da Harlock e alimentata a “Dark Matter” dall’aliena Mimay, unica superstite della sua razza, l’Arcadia frantuma le navi avversarie come fossero di cartapesta e, malgrado il nome, ha ben poco del bucolico o del pastorale. Fornita di una polena alquanto fallica a forma di teschio, l’astronave mantiene però il suo appeal da galeone ottocentesco, coerentemente con il personaggio di Harlock, il quale sembra uscito da un feuilleton fine secolo. Naturalmente non verranno lesinate rivelazioni sul tragico passato del pirata spaziale, né ci verranno risparmiati angosciosi psicodrammi familiari, come il triangolo amoroso che coinvolge Ezra (un Sgt. Pepper in versione Dottor Stranamore), Logan e Nami, la quale ha impalmato il fratello maggiore ma ha sempre amato segretamente il minore, mentre i più maliziosi apprezzeranno la doccia di Kei in assenza di gravità.
Combattente per la libertà, fedele al codice del Bushido come un samurai galattico, Capitan Harlock rimane però confinato sullo sfondo, dato che gli sceneggiatori Harutoshi Fukui e Kiyoto Takeuchi hanno deciso di assegnare a Logan il ruolo del protagonista. Le sue scelte etiche e morali saranno infatti le sole ad avere una qualche influenza sulla trama, mentre Harlock si ridurrà ad essere una sorta di comprimario di lusso. Un’altra decisione discutibile che, insieme alle incertezze riscontrate sul piano estetico, non fanno superare a “Capitan Harlock 3D” una degna sufficienza.

Voto: 6

Nicola Picchi