Alabama Monroe

06/05/2014

di Felix Van Groeningen
con: Johan Heldenbergh, Veerie Baetens

Uscirà nelle sale cinematografiche il prossimo 8 maggio il film che, la notte degli oscar, ha più dato filo da torcere a Paolo Sorrentino ed al suo “La grande bellezza”: Alabama Monroe, una storia d’amore, malattia, musica bluegrass e tatuaggi.
Elise e Didier si incontrano e, nonostante le loro profonde differenze, si innamorano. Lei è una tatuatrice  profondamente spirituale, passionale e fragile, che utilizza il proprio corpo tatuato come strumento narrante della propria vita e delle proprie passioni. Lui un musicista ateo con un grande sogno: l’America.  Sono proprio queste differenze ad alimentare il loro amore, che trova il suo culmine nella nascita della loro bambina Maybelle; differenze che, nel momento del dolore più grande che un genitore possa mai provare, si esasperano fino a divenire tragicamente inconciliabili e portano a far vacillare le certezze del loro rapporto.
Felix van Groeningen, 37enne regista e sceneggiatore belga, si cimenta nell’adattamento cinematografico di un testo teatrale ed il risultato è un film bellissimo e amaramente struggente, in cui l’amore, la passione, il dolore vengono percorsi attraverso un racconto doppiamente circolare: un cerchio narrativo che ha come punto di inizio e fine la malattia di Maybelle; il secondo cerchio narrativo focalizzato, da una parte, sul tentativo di accettazione del dolore da parte di Didier da una parte e, dall’altra, sull’incapacità di reagire di Elise. Il regista sceglie di raccontare questo dramma servendosi di un montaggio di stampo mosaicistico, in cui egli propone un insieme di scene che che oscillano tra un felice e sensuale passato ed un insopportabile presente. Il risultato è tutt’altro che frammentario: van Groeningen induce lo spettatore a ricostruire da sé la vicenda, pezzo per pezzo, quasi fosse un puzzle, e questo –sebbene il culmine del dramma venga raggiunto a metà film-  permette di rimanere con il fiato sospeso ed il cuore in mano fino alla fine, quando l’ultimo tassello viene inserito ed il mosaico narrativo è completato.
Perfettamente recitato da una impeccabile Veerle Beetens, vincitrice del premio per la miglior attrice protagonista agli European film Awards, “Alabama Monroe” ha il merito di non lasciarsi sommergere né soffocare da una trama che facilmente si presterebbe a risvolti melensi e insopportabilmente melodrammatici, ma di dominare a ritmo di banjo un dramma logorante, che viene esplorato in tutte le sue molteplici sfaccettature e che viene percepito in maniera sinestetica: la vista coglie l’espressività del corpo tatuato e narrante di Elise, l’udito si compiace delle irresistibili note del bluegrass.

Voto: 7,5

Chiara Di Ilio