Thermae Romae

18/06/2014

di Hideki Takeuchi
con: Hiroshi Abe, Aya Ueto, Kazuki Kitamura, Riki Takeuchi, Kai Shishido

Siamo nell'Antica Roma, al tempo dell'Imperatore-filosofo Adriano. L'architetto Lucio (il divo nipponico Hiroshi Abe) viene licenziato dal proprio datore di lavoro, reo secondo lui di non avere idee al passo con i tempi. Un giorno, rilassandosi nelle terme, Lucio viene risucchiato dal fondo della vasca, per ritrovarsi incredibilmente nel Giappone dei nostri giorni. Dopo aver assimilato tutte le innovazioni delle terme giapponesi, egli le ripropone a Roma al suo ritorno nell'antichità, attraverso strambi tunnel temporali: bagni, piscine e laghi.

Nel progredire di certe civiltà vi sono alcune interessanti somiglianze che, se rilette col gusto della satira, riescono a rivelare quanto vi sia di vero nella tesi dei corsi e ricorsi storici. Un esempio in tal senso viene dalla tradizione dei bagni pubblici che presenta più di un tratto in comune tra l'uso che se ne faceva nell'Antica Roma e quello che se ne fa ancora oggi in Giappone. Thermae Romae si concentra proprio su questo aspetto, usando i codici della commedia che mira a intrattenere, ma anche molto a far riflettere.

L'opera di Hideki Takeuchi è stata presentata nel 2012 al Far East Film Festival di Udine e ha riscosso un enorme successo in Giappone. Essa si basa sull'altrettanto fortunato manga (2008 – 2013) di Mari Yamazaki, del quale è una fedele versione filmica. Segnaliamo subito una curiosità che per noi non è certo da poco: la fumettista nipponica è sposata con uno storico dell'antichità italiano e vive a Venezia. Queste informazioni sono una garanzia sull'assenza delle solite banalità e inesattezze che troviamo sovente nelle opere, non solo a fumetti, che gli artisti orientali dedicano al nostro Paese. Diciamo di più, la Yamazaki incarna quella tipologia di giapponese che, sin dal tempo di Edoardo Chiossone (1833 – 1898), ha sempre provato una enorme fascinazione per l'Italia e la sua storia, paragonabile quasi a quella plurisecolare dei britannici, benché assai meno raffinata e colta di quella dei sudditi di Sua Maestà.

Passiamo ora ad analizzare questa simpatica pellicola, girata in buona parte a Cinecittà e nei dintorni della Capitale, il film pullula infatti di comparse italiane e, qui e là, si fa ricorso a un latino a dire il vero  talvolta maccheronico. La narrazione accumula gag su gag e si contraddistingue per una comicità decisamente nipponica, a metà tra il demenziale e l'infantile; come non ricordare in questo caso l'esilarante Getting Any? (1994) di Takeshi Kitano. Da segnalare anche il ruolo dei dialoghi off, che assumono un fondamentale ruolo esplicativo nel continuo andare e venire di Lucio attraverso il tempo. Stuzzicante è inoltre l'uso del metalinguaggio, con la protagonista femminile che prende spunto proprio dalle sue avventure per disegnare un manga che si intitolerà alle fine come il film.

Purtuttavia, quello che ci colpisce in questa gradevole, ma in fin dei conti ben poco ricercata pellicola, è il suo spingerci verso alcune utili riflessioni su di un rapporto di mutuo rispetto tra culture sofisticate. Tutto il contrario di oggi, dove sono proprio le grandi civiltà millenarie a doversi genuflettere e impoverirsi sull'altare del Dio Globale.
Le terme rappresentano in questa storia il punto nodale di collegamento tra la cultura dell'Antica Roma e quella tradizionale giapponese. Luoghi di ozio, ma anche di benessere e riflessione, i quali rappresentavano un momento di vita pubblica per i Romani, che passavano intere giornate in edifici grandiosi, e, per converso, assolutamente intimo per i giapponesi, che amano tuttora incontrarsi in strutture piccole, spesso a conduzione familiare, come nel caso dei Sentō.

Questo film curioso e originale propone poi una altra inevitabile riflessione, la quale prende forma di domanda nelle parole dello stesso regista, intervistato proprio in occasione del prestigioso Festival che si svolge a Udine. Takeuchi, ammaliato dallo splendore della Roma Adrianea, con i suoi complotti e intrighi, ma anche con la sua raffinata cultura e potenza miliare, esprime stupore sul fatto che italiani e giapponesi si fossero trovati uniti nell'amore per le terme; in un momento poi che alla grandezza di Roma si contrapponeva il Giappone del cosiddetto Periodo Yayoi (250. a. C. – 250 d. C.): sostanzialmente primitivo e in fase di consolidamento nel passaggio da una società di cacciatori nomadi, a una stanziale di tipo contadino. Quello che però ci fa davvero riflettere nella parole di Takeuchi sta tutto in questa sua semplice domanda: “Come mai una cosa tanto bella e importante e che ci lega è sopravvissuta in Giappone ed è invece completamente scomparsa da voi in Italia?”.

Tirando le somme, questo simpatico tributo filmico sul legame tra due enormi civiltà è consigliabile per un pubblico almeno curioso verso tale intrigante tematica. Il film di per sé non presenta alcun tipo di ricerca nel linguaggio narrativo, né tantomeno nell'aspetto formale. Ciò malgrado, speriamo di aver ben evidenziato come Thermae Romae abbia il suo unico, benché notevolissimo, punto forte nelle domande che fa nascere in modo quasi spontaneo nello spettatore. Interrogativi, come quello del succitato regista Takeuchi, verso i quali proviamo disagio nel dare una risposta che è scontata, nonché terribile. Ovvero, non ci vuole certo un “indagatore culturale” del calibro di Claude Lévi-Strauss, per stigmatizzare la morte della cultura e delle tradizioni in Italia; una nazione ridotta oggi a essere una delle tante copie dell'America sparse per il Globo. Dunque, un sentito grazie alla mangaka prima e al regista poi, i quali ci hanno ricordato in modo affettuoso quello che non siamo più da tantissimo tempo!

Il successo di manga e film ha spinto Takeuchi a cimentarsi con un inevitabile sequel: Thermae Romae II, presentato pochi mesi fa sempre a Udine per la sedicesima edizione del Far East

Voto: 7

Riccardo Rosati