Nuguo - Nel nome della madre

18/07/2014

di Pio D'Emilia, Francesca Rosati Freeman
con:

Firmato dall'antropologa Francesca Rosati Freeman e dal giornalista e scrittore Pio d'Emilia – noto al grande pubblico per essere stato tra i primi giornalisti a raggiungere la centrale nucleare di Fukushima, in Giappone, nel marzo del 2011, e sull'emergenza nucleare ha pubblicato Tsunami Nucleare (il manifesto libri) – il documentario Nuguo, in nome della madre racconta la vita dei Moso, una minoranza etnica di circa 40 mila persone che vive in vari villaggi a 2700 metri di altitudine tra le regioni dello Yunan e del Sichuan, nel sud-est della Cina.


Il documentario vuole rendere omaggio, secondo il dichiarato intento dei due autori, a una comunità che ha saputo mantenere intatta, grazie anche a un sostanziale isolamento, la propria essenza, ovvero quella di essere una società egualitaria di tipo matrilineare nella quale violenza, stupro e femminicidio sono crimini del tutto sconosciuti. Agli occhi dello spettatore occidentale può risultare pertanto particolarmente istruttivo osservare i comportamenti che regolano il rapporto uomo-donna. Se in Occidente l'uomo e la donna sembrano aver smarrito la complicità e l'armonia necessarie per una relazione solida e duratura causando un progressivo disfacimento della struttura familiare, al contrario la comunità Moso rappresenta un modello di convivenza da cui può essere utile prendere degli spunti per riflettere, almeno, sulle disfunzioni della società del cosiddetto Primo mondo, ove l'opulenza e la ricchezza non sono state in grado di sanare i conflitti sociali e la guerra. La comunità Moso è caratterizzata da un assetto socio-familiare decisamente controcorrente: qui né il matrimonio né la convivenza sono contemplate. Le donne hanno a disposizione una loro camera (la camera dei fiori) dove si intrattengono con i loro partner durante la notte. Al mattino ritornano alla casa della madre che funge da guida spirituale dell'intera famiglia. Apprendiamo tutti questi aspetti della vita della comunità Moso soprattutto attraverso la forma dell'intervista. I due autori infatti passano al setaccio gli aspetti più peculiari di questa piccola società che vive ai margine della storia, intervistando uomini e donne, mamme e figlie. Benché il risultato finale, ci riferiamo in particolare agli aspetti formali e diegetici del film, non sia eccellente, tuttavia trattasi di un documentario che onora la sua funzione primaria: quella di informare e far apprendere modelli di vita familiare alternativi sicuramente più pacifici e virtuosi di quelli cui siamo abituati tradizionalmente.

Voto: N/A

Annarita Curcio