Amore, cucina e curry

27/08/2014

di Lasse Hallström
con: Helen Mirren, Om Puri, Manish Dayal, Charlotte Le Bon

Hassan Kadam è un giovane indiano con un talento innato per la cucina. Con la sua famiglia si è trasferito in Europa, finendo nella bella cittadina di Saint-Antonin-Noble-Val, nel sud della Francia, dove il padre ha intenzione di aprire un locale: la Maison Mumbai. Quando Madame Mallory, proprietaria del ristorante stellato Le Saule Pleureur, viene a sapere del nuovo esotico concorrente, cerca immediatamente di mandarlo in rovina, innescando una guerra tra i due ristoranti. Questa rivalità culinaria si protrarrà finché la passione di Hassan per la cucina francese e la sua abilità nel potare assieme nei suoi piatti due culture tanto diverse sposteranno l’ago della bilancia.

Prodotta da Steven Spielberg e Oprah Winfrey, questa storia ricorda lontanamente alcune atmosfere de Il destino nel nome (2006), ottimo film dell'indiana Mira Nair, che è stato forse il primo tentativo di introdurre determinate caratteristiche del cinema indiano nella Settima Arte d'Occidente. Diciamo subito però che Amore, cucina e curry non si avvicina nemmeno lontanamente alla capacità introspettiva dell'opera della Nair.
Lo svedese Hallström è ormai una specialista delle commedie romantiche “in cucina”, è sufficiente ricordare il suo Chocolat (2000). Tuttavia, preferiamo accostarlo a quella che è a nostro avviso la sua opera migliore: la bellissima pellicola Hachiko (2009), dove i sentimenti non sono stilizzati e banali come avviene spesso nell'autore scandinavo. Difatti anche in questo suo ultimo film riscontriamo una discreta dose di banalità. Quella di Amore, cucina e curry è alla fine una storia con ben pochi picchi. Molti cineasti ritengono che sia sufficiente parlare di cibo per azzeccare un prodotto di successo. Certo, il pubblico di oggi è talmente piatto nel gusto – per restare in ambito culinario – che si accontenta facilmente. Tuttavia, chi come noi scrive di cinema e talvolta anche di cibo non può che stigmatizzare un film dove entrambi questi aspetti ne escono sconfitti: cinematograficamente quella di  Hallström è una pellicola sostanzialmente mediocre, e dal punto di vista enogastronomico non è affatto stimolante: non si parla mai in modo approfondito dei piatti. Taluni pensano che il mangiare sia gioia, spensieratezza. Verissimo, ma nel nostro caso si tratta pur sempre di un film costato qualche soldino e non di una rimpatriata tra amici in una fraschetta dei Castelli Romani!

Vogliamo ora criticare un aspetto, presente anche in questo film, che molti colleghi, forse a causa del loro voler spesso essere “più parigini dei parigini”, ignorano puntualmente. Parliamo della continua e insopportabile pubblicizzazione della Francia come unico paese Bello al mondo. Ora, questa non è la sede per chiarire come forse gli americani non amino l'Italia quanto noi scioccamente crediamo. Ciononostante, riteniamo quasi offensivo e segno di grande ignoranza sostenere che solo i transalpini mangino e vestano bene, come anche proporre di continuo il Louvre, palesemente meno ricco dei nostri Vaticani, quale migliore museo al mondo. Dunque, anche in questo film vediamo una Francia da cartolina, come se in Italia non ci fossero posti d'incanto; lo stesso dicasi, ad esempio, per la Grecia e la Spagna. Vi è sempre o quasi uno spot pro-Francia in molto cinema statunitense e, francamente, ci siamo proprio stufati. Il film in questione rivela inoltre una certa stupidità, giacché il più scontato degli accostamenti, ovvero cibo-Francia, denota una mancanza di conoscenza. Strano davvero, poiché ben pochi forse sanno – negli USA no di sicuro – che è stato proprio un americano a identificare in modo scientifico la cosiddetta Dieta Mediterranea, ci riferiamo ad Ancel Keys, il quale sostenne che come si mangia sulla Costiera Amalfitana non si mangia da nessuna altra parte del mondo. Ma va bene lo stesso, e Hallström offre al pubblico la solita visione di una Francia incantata, una image d'Épinal come ben sa chi il francese lo conosce davvero.

In sostanza una pellicola magari interessante solo per i cosiddetti gastronauti, ovvero coloro che studiano e si appassionano della gastronomia dei vari paesi, segnatamente di quelli non-occidentali. In questo caso, Amore, cucina e curry offre qualche limitata occasione per memorizzare il nome di alcune spezie indiane un po' meno conosciute, malgrado alla fine i protagonisti cucinino poco o niente. Siamo ben lontani da opere che hanno veramente affrontato il cibo con intelligenza, mostrando la passione di quelle persone che vivono per cucinare, in un mondo come il nostro che invece pensa solo voracemente a ingurgitare. Segnaliamo dunque questi due titoli: Ricette d'amore (2001) di Sandra Nettelbeck, col nostro Sergio Castellitto, e specialmente lo splendido Big Night (1996) diretto da Stanley Tucci e Campbell Scott... tutto un altro “piatto”!

Voto: 5

Riccardo Rosati