Sin City - Una donna per cui uccidere (3D)

01/10/2014

di Robert Rodriguez e Frank Miller
con: Mickey Rourke, Jessica Alba, Josh Brolin, Joseph Gordon-Levitt, Bruce Willis, Eva Green

Al KadiE's Bar di Sin City si incrociano le strade di alcuni personaggi corrosi dal desiderio di vendetta. Un giovane e spavaldo giocatore d'azzardo, Johnny (Joseph Gordon-Levitt), sfida e sconfigge più volte il perfido Senatore Roark (Powers Boothe) suscitando la sua ira e le sue minacce. La bella Nancy (Jessica Alba), la cui vita è precipitata nel baratro dopo la morte dell'amato Hartigan (Bruce Willis), al KadiE's Bar fa la spogliarellista e proprio su quel palco matura il desiderio di vendicare il suo uomo con l'aiuto di Marv (Mickey Rourke). Ma soprattutto per Dwight (Josh Brolin) il bar della “Città del Peccato” ha un grande significato: dopo anni, rivede lì Ava (Eva Green), la femme fatale per cui un tempo aveva perso la testa. Pentita per averlo fatto soffrire, lei gli chiede aiuto per liberarsi dai soprusi del marito milionario. Però Dwight non è convinto: Ava è davvero una donna per cui uccidere? Passione è violenza infiammano gli animi degli abitanti di Sin City!

A quasi 10 anni di distanza dal primo capitolo, arriva sul grande schermo il seguito del celebre fumetto neo-hard boiled di Frank Miller, qui ancora coadiuvato alla regia da Robert Rodriguez: il pupillo di Quentin Tarantino. Il soggetto è chiaramente tratto dall'omonimo fumetto di Miller, l’unico capitolo della saga abbastanza ad ampio respiro da permettere di elaborarne una sceneggiatura adatta per un film: per chi non se lo ricordasse, la prima pellicola era composta da tre episodi ricavati da altrettante storie.
Immancabile la solita voce off, a ricordare il legame inscindibile tra questa opera filmica e la sua fonte disegnata, con i tanti monologhi interiori dei protagonisti che richiamano quelli dei balloon utilizzati per i pensieri dei personaggi nel linguaggio dei fumetti. Come del resto non poteva non esserci il “Bianco e Nero” nella fotografia, un aspetto quintessenziale dell'opera di Miller, debitrice delle atmosfere dei celebri romanzi noir di Raymond Chandler e Dashiell Hammett, rivisitate dall'artista americano in una più attuale chiave pulp. A spezzare la bicromia delle scene, irrompono in più occasioni improvvisi frammenti di colore, spesso quando sullo schermo compare del sangue. La tanta violenza mostrata è edulcorata proprio dalla natura prettamente   fumettistica della pellicola, con un fotografia che ricerca, e in una buona parte ottiene, l'espressività della cosiddetta Nona Arte. L'utilizzo del 3D è davvero ottimo, evocando in modo perfetto il senso dell'inquadratura delle vignette di un fumetto. È importante sottolineare come Rodriguez abbia voluto girare il film direttamente in 3D, piuttosto che convertirlo poi in post-produzione. 

Come sempre in Sin City, si abbonda in donne mozzafiato, in questo caso forse ce ne sono sin troppe. La prorompente bellezze di Eva Green – lanciata nel poco riuscito The Dreamers (2003) di Bernardo Bertolucci – mette quasi in secondo piano le forme stereotipate da ninfetta di Jessica Alba. In generale, assistiamo a una sequela quasi ininterrotta di nudità femminili, le quali servono a ravvivare continuamente l'attenzione dello spettatore, maschio ovviamente che ama questo genere di film, in una trama che perde gradualmente mordente e a tratti ripetitiva

Sin City è quel non luogo che ricorda la Gotham City di Batman, dove si alternano per le strade vittime e carnefici; una città che non può avere degli eroi, ma soltanto dei vendicatori. Dunque, il fumetto di Miller ha questo aspetto in comune con quello partorito dalla fantasia di Bob Kane nel 1939. Tuttavia, contesto urbano a parte, il tema alla base di Sin City è sostanzialmente differente da quello di Batman: in quest'ultimo vi è pur sempre il Bene che lotta, certo spesso in modo brutale, contro il Male; mentre nelle storie di Miller non esiste possibilità per una vera redenzione e i suoi protagonisti non possono nemmeno venire  considerati come degli “antieroi”, essendo solo dei disperati che agiscono senza seguire princìpi, né valori, vittime del loro stesso odio. In Batman, per converso, la violenza è strutturata e ha un fine ben preciso, il trionfo della giustizia. È vero che Bruce Wayne e Marv sono entrambi dei vendicatori, ma mentre “l'uomo pipistrello” si pone delle regole ben precise, il pachidermico abitante di Sin City è soltanto un bruto, definito dallo stesso Miller: “Una specie di Conan con indosso un trench”.

Voto: 6,5

Riccardo Rosati