Automata

05/03/2015

di Gabe Ibez
con: Antonio Banderas, Dylan McDermott, Melanie Griffith, Birgitte Hjort Srensen, Robert Forster

Ibáñez si cimenta in questo suo secondo lungometraggio fantascientifico scostandosi nettamente dalla sua pellicola d'esordio.
Si tuffa e ci tuffa in una fantascienza post apocalittica e fa l'occhiolino a Ridley Scott, Andrei Tarkovsky, Alex Proyas e molti altri, ricrea le atmosfere di Blade Runner e i sogni/incubi di Stalker.
Automata non è un film complesso ma sono estremamente complessi i meccanismi di cui si è servito Ibáñez per confezionare questo Filmenstein prendendo spunti e idee da Blade Runner, I Robot, Stalker, Runaway, L'uomo bicentenario, The road e molti altri.
Notevole l'interpretazione del mugnaio Banderas che si riscatta da tutti i monologhi con Rosita regalandoci un'interpretazione bella e intensa come da decenni non faceva.
Forse meglio di Banderas, in Automata, sono proprio i robot che, seppur menomati dall'inespressione, riescono a trasmettere i loro sentimenti e le loro sensazioni risultando spesso più umani dei loro creatori.  
La trama oramai risulta un po' troppo poco originale, anche perché è una storia che ha accompagnato l’umanità fin dalla sua comparsa, la storia di una minoranza sfruttata che prende coscienza della propria condizione e trova il coraggio di ribellarsi.
Ibáñez calca la mano sulla devastazione che ha colpito il nostro mondo dividendo nettamente in due le atmosfere del film.
Nella prima parte ci troviamo in pieno Blade Runner con le sue atmosfere buie, perennemente bagnate da piogge torrenziali, sovraffollate e caotiche. Sono innumerevoli i riferimenti a quest’opera di Scott ma uno su tutti si presta ad interessanti interpretazioni, la citazione della testuggine sulla sabbia (stavolta di mare) mette in qualche modo a confronto l’animo di Jacq Vaucan con quello del replicante Leon. Un confronto a distanza che svela la fragilità e la complessità dei sentimenti universali.
La seconda parte di Automata ci catapulta in un deserto radioattivo stile Pianeta delle scimmie con un pizzico di The Road e una spruzzata di Stalker. In questa ambientazione si svolge la parte più lenta della pellicola, quella se vogliamo più noiosa che ogni tanto si risveglia con qualche sparatoria ma è proprio in questa seconda parte che la trama si apre su scenari più illuminati e illuminanti accompagnandoci in un finale pessimistico, almeno per noi semplici umani.
Degno di nota è il forte simbolismo dell’abbandono della maschera che copre la vera anima, il vero volto dei robot, mostrando una realtà in tutti i sensi scomoda e fino a quel momento celata. Un nuovo volto per simboleggiare il nuovo inizio visto e vissuto con occhi finalmente liberi.
Automata è tutto sommato un buon film, la produzione a basso costo, con rocamboleschi salti mortali, è comunque riuscita ad assoldare un cast di tutto rispetto, la trama è scontata ma Ibáñez, da chef stellato, riesce a trovare quell’ingrediente segreto che fa della solita minestra una pietanza squisita e originale.

Voto: 6,5

Ugo Casiraghi Gatti