Eisenstein in Messico

01/05/2015

di Peter Greenaway
con: Elmer Bäck, Luis Alberti, Maya Zapata, Lisa Owen, Stelio Savante, Rasmus Slätis, Jakob Öhrman, Alan Del Castillo

“Eisenstein in Messico” (titolo originale “Eisenstein in Guanajuato”) non è un semplice film né un film semplice, è un’opera d’arte fatta di fotografia, di pittura, di musica, di emozioni, di sogni e di deliri.
“Eisenstein in Messico” è Peter Greenaway.
E’ il 1931 e un giovane ma già affermatissimo Eisenstein si reca in Messico per le riprese di “Qué viva México” .
Il film non vedrà mai la luce ma darà la possibilità al regista di esplorare mondi e realtà diverse, di scoprire e di scoprirsi, di ritrovarsi in un cammino professionale e personale che lo porterà ad una nuova coscienza di se stesso.
Paradossalmente, per Eisenstein, quell’opera incompiuta sarà la più importante della sua vita.
Il contrasto tra l’austera e controllata società sovietica dell’epoca e la saggia spensieratezza messicana, porterà Eisenstein ad un inevitabile confronto che lo sconvolgerà nel profondo dell’animo, svelandogli orizzonti mai esplorati sia sul piano professionale sia su quello umano e personale.
La scoperta di un amore inatteso, di una sessualità sognata e mai cercata, l’incontro ravvicinato con la morte vissuta con dignitosa rassegnazione, accompagneranno Eisenstein in un viaggio che lo porterà dal degrado alla felicità.
All’alba dell’anniversario della Rivoluzione d’Ottobre, si ritoverà a dare così il via alla sua personale rivoluzione in quei dieci giorni che sconvolsero il (suo) mondo.
Elmer Bäck, al suo primo ruolo da protagonista nella parte di Eisenstein, si dimostra assolutamente all’altezza della situazione con una recitazione intensa, decisa e sempre convincente.
Greenaway con “Eisenstein in Messico” ritorna alle sue origini quando, al Central Office of Information, partecipò al montaggio di oltre 80 documentari.
E documentaristico è il taglio dato a questa pellicola che tra fatti realmente accaduti e finzione, ripropone, con la tecnica dello Split Screen, molti filmati originali tratti dalle opere del grande regista sovietico. 
La fotografia di Reinier Van Brummelen e il montaggio di Elmer Leupen, entrambi con un’ampia esperienza documentaristica e storici collaboratori di Greenaway, danno vita alle oniriche visioni del regista trasformando le immagini in sensazioni.
Il massiccio utilizzo di tecniche digitali e di azzardati piani sequenza, la scelta della colonna sonora e l’uso sapiente di un montaggio convulso, rendono quest’opera audacemente sperimentale, a tratti destabilizzante, sempre di grande impatto emotivo.

Voto: 8,5

Ugo Casiraghi Gatti