Mauro c'ha da fare

20/06/2015

di Alessandro Di Robilant
con: Carlo Ferreri, Evelyn Famā, Massimo Leggio, Andrea Borrelli, Cettina Bonaffini, Gabriele Arena, Luana Toscano, Marcello Perracchio

Mauro è un trentenne con due lauree e nessuna possibilità di futuro nel piccolo paese del sud Italia dove vive. Il posto per il dottorato di ricerca gli viene soffiato dal raccomandato di turno e la sua fidanzata lo lascia, preferendogli un attempato esaminatore. Frustrato dall'impossibilità di far fruttare i suoi talenti e le sue competenze in Economia e Filosofia, Mauro diventa preda della sua stessa intelligenza, che fuma per continui cortocircuiti. Quasi barricato in casa, Mauro esaspera la domestica e si boicotta, rovinando ogni tentativo di rinascita, con colloqui di lavoro e cene romantiche che sfociano nel grottesco.

Alessandro di Robilant, già regista de “Il Giudice ragazzino”, “Per sempre” e “MarPiccolo”, ha voluto scrivere questo film a quattro mani con Alessandro Marinaro per «la voglia di raccontare una storia siciliana lontana dai soliti argomenti trattati quando si parla di Sicilia. Questo è un film che racconta una Sicilia che non si differenzia più dal resto del Paese, essendo afflitta dagli stessi problemi che ormai accomunano l'intera nazione. Per questo è uno dei pochi film girati in Sicilia che non parla di mafia.»
Il regista, che, dopo “Il giudice ragazzino”, si era un po' perso tra i generi e i vari modi di rappresentarli, con “Mauro c’ha da fare” riesce a ritrovare smalto.

Questa commedia agrodolce è onesta, abbastanza irritante da far riflettere.
Un film sull'universo maschile, quello femminile e la dimensione che si crea nel mezzo: l'idea della famiglia, l'idea di un lavoro, l'idea di un colloquio. Idee. Tanta teoria. Gli italiani sono poco pratici. Mauro si è laureato in Economia e in Filosofia, dimostrando che l'indecisione regna sovrana, fomentata da un radicato assistenzialismo ed una modaiola esterofilia, «perché in Canada tutto funziona meglio e i sacrifici vengono ripagati», come rimarcato dalla zia Agatina, a cena.

Nella sceneggiatura anche tanto sport e cibo bio: nuoto, calcetto, marcia, bibitoni, piselli verdi ed intingoli senza colesterolo. Sarà che la mens sana si mantiene nel corpore sano e cerca così di sottrarsi all'esaurimento nervoso di chi è stato preparato al posto fisso, ma di stabile non ha nulla.

Mauro osserva se stesso (con le sembianze di Carlo Ferreri) e chi lo circonda (il premio Hystrio Evelyn Famà, Massimo Leggio, Andrea Borrelli, Cettina Bonaffini, Luana Toscano); Mauro si guarda da fuori, come etimologicamente l'ironia richiede, e si stupisce di quanto poco sia rimasto ai siciliani di quel tratto distintivo che è la capacità di ironizzare. Follia la sua, o quella dei compaesani. Non a caso in una scena lo si vede leggere Erasmo da Rotterdam e il suo “Elogio della follia”.
In conclusione, “Mauro c'ha da fare” risulta forse un po' lento, ma piacevole.

Voto: 6,5

Maria Vittoria Solomita