Contagious

01/07/2015

di Henry Hobson
con: Arnold Schwarzenegger, Abigail Breslin, Joely Richardson, Laura Cayouette, J.D. Evermore

Contagious è un film veramente brutto, lento, noioso, senza alcun colpo di scena, scontato.
La presenza dell’ex Governatore della California, le atmosfere cupe e la ritrita “idea” del virus sterminatore che crea zombies alla Romero, non riescono a rendere il film interessante.
Parafrasando il maestro Leone, Schwarzenegger ha solo due espressioni, una quando è serio e un’altra quando ride. Anche l’idea portante del film che vorrebbe incentrare tutta la narrazione sul dramma umano più che sulla solita sopravvivenza a orde di zombies, non regge. I dialoghi scontati, il montaggio caotico e su tutto una lentezza narrativa estenuante, portano lo spettatore a controllare ripetutamente l’orologio più che a meditare sul dramma di un padre.
La trama è semplice e dall’epilogo scontato fin dalle prime inquadrature. L’ennesimo virus che dopo un periodo di qualche giorno di incubazione trasforma tutti in zombies assetati di sangue. Una figlia infettata che dovrebbe andare in quarantena e un padre che invece fa carte false per tenerla a casa con sé fino all’inevitabile momento in cui dovrà prendere una decisione scontata e già annunciata.
L’aspetto intimista di questa pellicola si snoda tutto intorno alle figure del padre e della figlia malata, del loro difficile rapporto e del dramma di una malattia che in un modo o nell’altro porterà alla morte. C’è proprio tutto in questo mondo fantahorrordrama; l’insensibilità delle istituzioni, l’impotenza dei singoli, l’emarginazione sociale e molto altro.
Purtroppo nessuno di questi aspetti viene trattato in modo convincente e concludente, lasciando lo spettatore disorientato di fronte a tanti temi toccati a macchia di leopardo in una metanarrazione mai coinvolgente.
Probabilmente questo film paga il pegno dovuto a una produzione indipendente, anche se c’è lo zampino di Schwarzenegger che oltre a recitare nei panni di Wade Vogel, figura tra i produttori.
L’unica cosa che mi sento di salvare in questo indie-movie è la fotografia di Lukas Ettlin che ha il pregio di immergerci in ambienti suggestivi e ben ricreati, credibili anche se a volte surreali.
Spero che questa produzione sia solo un esperimento mal riuscito, Shwarzy, sinceramente, meriterebbe molto di più.

Voto: 4,5

Ugo Casiraghi Gatti