Much Loved

14/10/2015

di Nabil Ayouch
con: Loubna Abidar, Asmaa Lazrak, Halima Karaouane, Sara Elmhamdi Elalaoui, Abdellah Didane

Il sesto lungometraggio di Nabil Ayouch, Much loved, è una trattazione sul tema della solitudine, più che dell’amore, anche se la tagline italiana italianamente si focalizza su quello, distribuendolo in sole cinquanta copie.
Noha, Randa e Soukaina sono tre ragazze profondamente sole che fanno il mestiere più antico del mondo a Marrakech. Alla loro agrodolce combriccola s’aggiunge anche la campagnola Hlima che si accontenta di pochi spicci e qualche cesto di verdure come pagamento per le sue prestazioni.
La particolarità del mondo della prostituzione marocchino è l’assoluta indipendenza della donna. Non esiste la figura del protettore, nella pellicola il personaggio che più gli si avvicina è Saïd, autista tuttofare dell’”allegro” gineceo, in realtà quasi un famiglio. Ho usato le virgolette per quell’aggettivo in quanto il solo carisma della navigata Noha (l’unica attrice professionista del gruppo, Loubna Abidar) sarà in grado di tenere unita la stramba accozzaglia di varia umanità che sotto lo stesso tetto  condivide i propri dolori, sogni e passioni.
Dirompente anche la scelta di affrontare un tema tabù nel mondo arabo come quello dell’omosessualità, mostrando travestiti e omosessuali che vivono nel sottobosco dei vicoli bui del cuore del Marocco, ma anche tramite una ragazza del gruppo segretamente lesbica e un cliente saudita che viene colto in fallo a causa della sua continua, strana impotenza.
Il denaro guadagnato attraverso la prostituzione nel mondo arabo è “haram”, maledetto dal peccato, per questo le famiglie di queste ragazze le vampirizzano (parola utilizzata dal regista) senza alcuna gratitudine, anzi trattandole con la più gelida e ferma freddezza, forse il tratto più triste cui si assiste; a qualcuno viene da pensare che il vero magnaccia risieda in questi parenti serpenti.
Il lavoro del regista per trovare le donne giuste è stato alacre ed è partito da lontano. Più precisamente dalle sue interviste a duecento professioniste, lavoro di raccolta informazioni che ha richiesto circa un anno; anche la scelta del cast non è stata delle più facili: voleva quattro ragazze di origini povere che fossero state veramente a contatto con il mondo che voleva raccontare: alcune aspiranti si sono addirittura finte vere lavoratrici del sesso pur di esser prese.
Quelle che invece praticano sul serio in Marocco hanno ringraziato Ayouch, che ha avuto il coraggio di rappresentare la loro vita da vicino sul grande schermo. Forse fin troppo da vicino, infatti l’autore è sotto scorta per le minacce subite, ha fatto in modo di far averne una anche a tutte le attrici principali, mentre la persona che ha interpretato il saudita omosessuale è stata addirittura aggredita fisicamente.
Come se non bastassero questi fatti inquietanti e nonostante le aperture di re Muhammad VI verso l’arte e la libertà di espressione, il film è stato bandito in Marocco dal ministero delle comunicazioni con la motivazione che lederebbe i valori morali della donna e l’immagine del Paese (mi ricorda qualcosa…), su istigazione di alcune associazioni private che vi ravvedono addirittura pornografia, messe in agitazione da spezzoni di Much loved caricati su Youtube durante il festival di Cannes.
Ma in fondo forse è proprio la natura di guerriere di queste donne di strada che il regista sceglie di rappresentare che brucia di più ai benpensanti islamici, creature coraggiose che nascondono rabbia nell’animo e non misere emarginate come la società le vorrebbe.
Il regista parla metaforicamente di “alzare il velo” su questo mondo sotterraneo, forse questa volta si può parlare anche fuori di metafora. Sono fiero di averlo incoraggiato a proseguire la sua opera e avergli stretto la mano.

Voto: 7

Fabio Giagnoni